Slitta la decisione sul rilascio su cauzione della Cfo di Huawei

L'udienza riprende oggi alle 19 italiane
Ap

Due giorni non sono bastati per decidere il destino immediato di Meng Wanzhou. Il giudice canadese chiamato a decidere se rilasciare su cauzione la direttrice finanziaria di Huawei, arrestata l'1 dicembre scorso su richiesta degli Stati Uniti mentre cambiava aerei a Vancouver, ha rimandato a oggi una decisione. Anche venerdì scorso non era riuscito a giungere a una conclusione.

L'udienza riprenderà quando in Italia saranno le 19 e si concentrerà su chi sarebbe responsabile delle azioni della 46enne nel caso il rilascio su cauzione fosse concesso mentre viene deciso se estradarla o meno in Usa (potrebbero passare mesi, se non anni, prima che l'estradizione si realizzi). Washington vuole la 'principessa' dell'high tech cinese sul suo territorio per processarla: è accusata di avere mascherato violazioni di sanzioni Usa legate all'Iran e di avere fuorviato le banche internazionali sul controllo di un'azienda (Skycom) usata per effettuare transazioni da milioni di dollari con Teheran. Per gli inquirenti statunitensi Skycom non era altro che Huawei ma per Meng il gruppo di Hong Kong era un'entità separata con cui lei aveva tagliato i ponti nel 2009; dunque lei non è responsabile delle violazioni commesse tra il 2010 e il 2014. Gran parte della battaglia legale si concentrerà sul dimostrare chi controllava Skycom dopo il 2009 e per farlo servirà gettare luce sulla struttura tutt'altro che trasparente.

Prima ancora, però, serve decidere se Meng può uscire dal centro di detenzione nella provincia canadese della British Columbia (dove Vancouver si trova) come lei vorrebbe (ha detto che soffre di grave ipertensione e che teme per la sua salute). Ieri l'avvocato della donna, David Martin, non sembra avere convinto il giudice con le sue proposte: il reclutamento di un gruppo di sorveglianza, pagato da Meng, e in grado di arrestarla nel caso tentasse di fuggire; una garanzia di 15 milioni di dollari canadesi (1 milione in contanti e il resto in proprietà immobiliari che Meng vanta a Vancouver); l'offerta del marito come garante. Sia il giudice sia la procura canadese (che non vuole il rilascio su cauzione di Meng) sono scettici del ruolo proposto per il marito visto che non è residente della British Columbia e non sarebbe intaccato dalla eventuale violazione delle condizioni del rilascio da parte della moglie. A un certo punto il giudice ha chiesto a Meng se non abbia viaggiato in Usa dal 2017 per evitare un arresto. Lei ha citato un clima "ostile" nei confronti di Huawei. Il colosso delle tlc - convinto di avere agito nel giusto -continua a sperare che "i sistemi giudiziari di Canada e Usa giungano a una conclusione giusta". Intanto a Meng sono stati tolti i due passaporti che ha impedendole di salire su un aereo commerciale. La sua unica via di fuga sarebbe via terra in Usa, il Paese che vuole la sua estradizione.

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