Sondaggio Wsj: gli americani sono stanchi dell'interventismo

Cresce la voglia di pensare soprattutto agli affari interni

Gli americani vogliono il ritorno a una politica non interventista. E' quello che emerge dal nuovo sondaggio di Wall Street Journal/Nbc News. Nonostante la crisi ucraina preoccupi, sembra che negli Stati Uniti prevalga di nuovo la volontà di ridurre il ruolo del Paese negli affari mondiali, in contrasto con la politica americana degli ultimi decenni. Quasi la metà degli intervistati (47%) - a prescindere dalla loro appartenenza politica - vuole che gli Stati Uniti siano meno attivi sulla scena mondiale, mentre meno di un quinto chiede un impegno maggiore. 
Il sondaggio mostra che l'approvazione per il modo di gestire la politica estera di Barack Obama è scesa al 38%, ai minimi della sua presidenza, in un momento in cui quella per il suo operato complessivo (44%) è migliorata rispetto ai mesi precedenti (a marzo aveva toccato il minimo della sua presidenza al 41%). Il presidente ha difeso il suo approccio diplomatico durante la conferenza stampa tenuta nelle Filippine, ultima tappa di un tour tra quattro nazioni alleate in Asia, viaggio servito per ribadire la sua volontà di mettere il continente al centro della sua strategia geopolitica. Coloro che chiedono una politica più 'muscolosa', ha detto, non hanno imparato la lezione impartita dalla decisione di invadere l'Iraq. "Perché tutti sono così desiderosi di usare la forza militare dopo che siamo passati per un decennio di guerra e costi enormi per le nostre truppe e il nostro budget?" ha detto. Il senatore Bob Corker, leader repubblicano nella commissione Esteri, ha dichiarato che "dopo una settimana di retorica, speravo che avremmo risposto alle evidenti violazioni russe con qualcosa in più di un semplice schiaffo sul polso".

I risultati del sondaggio, insieme a quelli precedenti, mostrano che l'opinione pubblica americana è stufa del coinvolgimento negli affari mondiali e disillusa sul sistema economico americano. Il 47% rappresenta una percentuale di favorevoli a un ruolo meno centrale negli affari mondiali nettamente più alta rispetto a quella di sondaggi simili condotti nel 2001, nel 1997 e nel 1995. "Il messaggio che gli americani mandano ai loro leader sembra essere: 'Dovete pensare a quello che succede qui da noi'" ha dichiarato uno dei due sondaggisti, Fred Yang. I risultati dei sondaggi aiutano anche a comprendere l'esitazione di Obama nell'uso della forza in Libia, quella del Congresso ad autorizzarla contro il presidente Bashar al-Assad in Siria e l'ascesa a livello nazionale del senatore repubblicano Rand Paul, un potenziale candidato alla Casa Bianca nel 2016, che vuole ridurre il ruolo degli Stati Uniti nella politica internazionale. Il basso livello di approvazione per Obama, testimoniato anche dall'ultimo sondaggio del Washington Post, è un pessimo segnale per i democratici in vista delle elezioni di metà mandato, in programma a novembre, in cui rischiano di perdere il controllo del Senato, che sarà rinnovato per un terzo; la Camera, che cambierà totalmente, dovrebbe restare saldamente in mano ai repubblicani.

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