Sprint e T-Mobile: stop alle trattative per un merger

Il terzo e il quarto operatore di telefonia mobile in Usa non sono riusciti a trovare un accordo dopo mesi di trattative. Decisione presa con le rispettive controllanti, la giapponese SoftBank e la tedesca Deutsche Telekom

Il sogno di nozze tra Sprint e T-Mobile US è saltato. Di nuovo. La compagnia telefonica americana controllata dalla giapponese Softbank e la connazionale facente parte della galassia della tedesca Deutsche Telekom hanno annunciato la fine ufficiale dei negoziati per un merger. Dopo lunghe trattative, è sfumata la fusione tra il terzo e il quarto operatore di telefonia mobile in Usa. Un tentativo di fusione era già saltato nel 2014, quando le due aziende credevano che non avrebbero ottenuto i via libera regolatori. Questa volta il merger è saltato per disaccordi sul controllo dell'azienda che sarebbe nata dal merger.

Stando a fonti del Wall Street Journal, la decisione è stata presa durante una cena alla casa a Tokyo del presidente del consiglio di amministrazione di Sprint, Masayoshi Son. Presenti c'erano il Ceo di Sprint, Marcelo Claure, e quello di Deutsche Telekom, Tim Hottges. In una nota congiunta le due aziende si sono limitate a dire di non essere riuscite a trovare un'intesa.

John Legere, il presidente e Ceo di T-Mobile US, ha spiegato che "la prospettiva di unirci a Sprint è stata allettante per varie ragioni, inclusa la possibilità di creare benefici significativi per i consumatori e valore per i soci. Tuttavia, siamo sempre stati chiari: un accordo con chiunque deve portare a un valore per i nostri azionisti superiore a quello che possiamo garantire come gruppo autonomo". Evidentemente a Legere quanto messo sul piatto non è bastato.

Il Ceo di Sprint nonché membro del cda di Softbank ha aggiunto che "pur non essendo riusciti a trovare un accordo per combinare le nostre aziende, riconosciamo senza ombra di dubbio i benefici di una potenziale combinazione. Eppure, abbiamo deciso che è meglio procedere da soli".

T-Mobile, attraverso il suo numero uno, ha promesso di continuare (come ha effettivamente fatto) a rivoluzionare il settore di riferimento "arrivando a ridefinire internet via dispositivi mobili come lo conosciamo". Con orgoglio Legere ha detto che "siamo cresciuti più del comparto negli ultimi 15 trimestri, dando valore ai soci e portando cambiamenti notevoli nel mondo wireless. Non ci fermeremo".

Dal canto suo Sprint ha promesso un'accelerazione degli investimenti nella sua rete "per garantire la nostra crescita continua". Il gruppo crede che ci siano "opportunità significative per creare partnership forti in varie industrie". Sprint, a detta del suo Ceo, "è determinata a continuare a cambiare il settore wireless e a competere senza pietà". La lotta è rivolta "al duopolio [di AT&T e Verizon] e ai nuovi competitor emergenti" come T-Mobile US, ha aggiunto Claure.

Invece del merger, SoftBank intende comprare sul mercato titoli Sprint. La sua quota nel gruppo è intorno all'80% e conta di tenerla sotto la soglia dell'85% oltre la quale sarebbe costretta a lanciare un'Opa. 

Deutsche Telekom, che controlla il 64% di T-Mobile US, è stata di poche parole. In una nota ha detto solo che "non è stato possibile raggiungere un accordo e di conseguenza le discussioni sono finite".

Già il 30 ottobre, ossia cinque giorni prima della fine ufficiale delle trattative, i titoli di Sprint e T-Mobile US avevano sofferto a Wall Street su voci secondo cui SoftBank intendeva mettere fine ai negoziati. Stando a Nikkei Asian Review, i negoziati erano sull'orlo di saltare per via di disaccordi sul controllo dell'azienda che sarebbe nata dalla fusione. Deutsche Telekom avrebbe teoricamente dovuto prendere il controllo totale del gruppo combinato ma chiaramente Masayoshi Son ha capito di non avere intenzione di lasciare il controllo su Sprint.

Nell'ultima seduta precedente all'annuncio della fine delle trattative, Sprint aveva guadagnato al NYSE il 3,7% a 6,67 dollari; T-Mobile, l'1,1%. Da inizio anno Sprint aveva ceduto quasi il 21% e negli ultimi 12 mesi era salito del 9% raggiungendo una capitalizzazione di 26,7 miliardi di dollari. T-Mobile US aveva aggiunto il 2,4% dal gennaio 2017 e il 19% in un anno portando la sua capitalizzazione a 49 miliardi. 

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