Sulla Cina yuan e diritti umani in primo piano


I repubblicani propongono pugno duro contro violazioni della proprietà intellettuale


29.12.11

13:05

La Cina, la cui crescita è al di sopra della media dei Paesi occidentali, continuerà a essere al centro del dibattito economico durante la campagna elettorale per la Casa Bianca. In particolare, i candidati dovranno prendere posizione sulla spinosa questione del mancato apprezzamento dello yuan e le accuse mosse a Pechino sul fatto di manipolare la propria valuta per avvantaggiarsi da un punto di vista commerciale. Di recente la Casa Bianca, che cerca di rafforzare i rapporti con i governi della regione Asia-Pacifico per contrastare la Cina, ha promosso accordi commerciali che non includono Pechino.

Barack Obama
E’ arrivato alla Casa Bianca con la volontà di instaurare rapporti collaborativi con la Cina e, nel 2009, ha promosso il primo Us-China Strategic and Economic Dialogue, un summit bilaterale per promuovere il dialogo strategico ed economico tra i due Paesi. A gennaio 2011 ha ricevuto a Washington il presidente cinese Hu Jintao in visita di stato. Nonostante questo, il presidente e la sua amministrazione hanno più volte criticato la Cina per la politica valutaria, senza mai accusare ufficialmente Pechino di manipolare la propria moneta. Inoltre, durante il viaggio in Asia dello scorso novembre ha confermato il rafforzamento della presenza militare americana in Australia, nell’ambito di una strategia per limitare l’influenza di Pechino nella regione.

Mitt Romney
Poco stringente la posizione dell’ex governatore del Massachusetts sulla questione cinese. Durante un dibattito ha detto che, se fosse eletto, firmerebbe un ordine esecutivo per dichiarare formalmente che la Cina manipola la propria valuta. Propone una politica che incoraggi Pechino a “tenere una linea che renda i conflitti meno probabili e rafforzi la collaborazione con gli Stati Uniti, promuova le opportunità economiche e la libertà democratica”. Chiede un rafforzamento della collaborazione con l’India e gli altri alleati nella regione, posizioni decise in difesa dei diritti umani e suggerisce di incentivare Pechino a orientarsi verso politiche commerciali basate sul libero scambio. In un editoriale per il Washington Post aveva accusato la Cina di mettere a repentaglio le altre economie non agendo in modo deciso sui furti di proprietà intellettuale.

Newt Gingrich
Propone di rafforzare i legami economici, prendendo al contempo una posizione decisa contro le violazioni dei diritti umani in Cina e in qualunque altro Paese. E’ favorevole a strategie per migliorare il turismo e gli scambi di studenti. Durante un’intervista a Fox News aveva dichiarato che gli Stati Uniti dovrebbero preoccuparsi più di se stessi che delle scelte politiche di Pechino: “se si faranno le cose giuste in America, saremo in grado di competere con Cina e India per i prossimi cent’anni”, aveva detto.

Ron Paul
A favore di accordi di libero scambio con la Cina e sostiene la necessità di non interferire nelle questioni di politica interna cinesi. E’ scettico sul fatto che gli squilibri commerciali tra Stati Uniti e Cina possano essere risolti lasciando fluttuare liberamente il valore dello yuan. Si oppone al Currency Reform for Fair Trade Act, la legge volta a penalizzare le nazioni, che come la Cina, mantengono sottovalutata la propria valuta in modo artificiale. Nel dicembre 2010, si era opposto a una risoluzione che condannava la Cina per le ritorsioni contro Liu Xiaobo, attivista in difesa dei diritti umani in Cina e vincitore del premio Nobel per la Pace.

Gli altri
Michele Bachmann ha votato a favore del Currency Reform for Fair Trade Act e, nel luglio 2008, della risoluzione che chiedeva alla Cina di mettere fine alle violazioni dei diritti umani dei cittadini. L’ex ambasciatore in Cina Jon Huntsman sostiene che gli Stati Uniti debbano promuovere un approccio più efficace, ma non ha proposto una linea specifica. Rick Perry è favorevole a una forte presenza militare in Asia e a una presa di posizione decisa contro le violazioni della proprietà intellettuale. Per Rick Santorum sostiene che la Cina, come l’Iran e il Venezuela, rappresentano una seria minaccia per la sicurezza nazionale americana.

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