Tara Empson, la 33enne americana che vuole fare bere vino italiano a tutto il mondo

E' nata in Usa ma cresciuta a Milano. Succede al padre Niel al vertice della divisione Usa di Empson & Co, esportatore nel mondo di bianchi e rossi del nostro Paese

Americana di nascita. Italiana di fatto. Tara Empson ha sviluppato in Italia la passione di famiglia del vino, una passione con cui intende conquistare "tutti i mercati del mondo entro cinque anni". Come? Succedendo al padre Niel al vertice di Empson Usa, la controllata statunitense di Empson & Company, gruppo esportatore nel mondo di vini italiani da lui fondato nel 1972.

Con il cambio di leadership, lei punta a mantenere viva la tradizione, garantendo continuità al business ma adeguandolo alle forze del mercato odierno "senza vendere l'anima" e all'insegna di quattro linee guida: "Famiglia, integrità, leadership e autenticità".

"Mio padre ha sempre trovato cantine che gli piacevano senza seguire le mode", ha raccontato ad America24. "Andava nei ristoranti e 40 anni fa si innamorava di un vino, prendeva la macchina e si recava a conoscere il produttore". E' dalla figura paterna che lei eredita non solo la gestione di un'azienda nata nel 1991 per stare al passo con la crescente domanda di vino italiano in Usa ma anche un amore per la famiglia e il suo business nato e cresciuto a Milano.

Nel capoluogo lombardo lei, venuta alla luce nel piccolo Stato americano del Rhode Island, si trasferì a quattro anni e mezzo. E il suo fu uno "shock culturale". L'inglese è stata la prima lingua parlata ma l'italiano la prima lingua scritta. "Fui bocciata in terza elementare. Credo di essere stata l'unica ad avere avuto questo onore", ha spiegato sorridendo. "All'inizio è stato veramente difficile ma negli anni l'Italia è diventata la mia casa e simbolo della mia famiglia. Sono sempre stata sola con mamma e papà, che non credevano nelle baby sitter. Andavo dovunque con loro e i produttori che tutt'oggi abbiamo in portafoglio sono per me come dei fratelli. A volte ci si dimentica che tra di noi non c'è solo una relazione di business". A 14 anni ritornò nel suo Stato di origine per frequentare le scuole superiori perché "avevo quasi perso l'inglese" ma là ci restò poco. "Dopo un anno dissi ai miei genitori: 'Riportatemi a casa'". Fu accontentata e da milanese fu presto esposta a un mondo fatto di cantine e di produttori di vino.

"Attribuisco il successo dell'azienda a mio padre, un vero pioniere del vino italiano", ha aggiunto Empson. "Ha creduto nel potenziale dell'Italia e la sua missione è diventata quella di mostrare al mondo che l'Italia è casa di vini eccellenti. 'Il mondo è pieno di buon vino', diceva mio padre, 'ma se vado per quella strada perdo me stesso'. Lui ha voluto essere italiano, identificarsi con l'Italia, sostenere l'italianità, la cultura e la bella vita", ha continuato senza dimenticare il ruolo della madre. Non tanto perché dopo essersi diplomata all'Accademia delle belle arti a Firenze fu lei a spingere per mettere radici nella Penisola ma soprattutto perché era la sua concretezza "a riportare a terra mio padre. Lui lievitava".

Coinvolta nel gruppo dal 2006 e dal 2014 impegnata a gestire la relazione tra clienti fornitori, ora la giovane Empson punta a raggiungere nuovi livelli. Perché "ho molta fame". Come proprietaria e membro del cda di Empson & Co, continuerà a occuparsi di un portafoglio di marchi che comprende il toscano Fuligni, il piemontese Conterno Fantino e il siciliano Pietradolce. E se attualmente sono 28 i Paesi in cui l'azienda esporta vini italiani, lei punta a conquistare letteralmente ogni angolo del mondo coltivando le partnership esistenti e cercandone di nuove. Insomma, Empson vuole rendere globale il gruppo di famiglia facendo anche leva sulla sua giovane età (ha 33 anni).

"A breve i miei genitori compieranno 80 anni. Il mondo del vino sta evolvendo. Bisogna fare dei cambiamenti", ha dichiarato. "Da un lato si vuole raggiungere un numero ma dall'altro è fondamentale anche capire chi si vuole essere. Poi i numeri arrivano. La cifra che ho in mente lo si può raggiungere in 50 anni, per dire, se si lavora in un certo modo o in una settimana se vendi un po' l'anima". Lei non vuole sacrificare l'anima ma vuole "riposizionarsi nell'alta fascia portando onore al nostro cognome".

Il padre Niel ha espresso totale fiducia nella figlia. "Il mercato è cambiato e quindi le sfide sono maggiori oggi di quando avviai Empson nel 1972". Per lui, "la qualità del portafiglio continuerà a giocare un ruolo chiave" così come la "tenacia" della figlia, non sposata, senza figli ma con due cani (Rocco e Lara, di 13 e 10 anni) che con lei vivono a Washington dallo scorso aprile.

Empson ha precisato che il mercato americano "è dominato dal marketing e dalla visibilità e dunque si possono anche investire tanti soldi ma poi il livello raggiunto va mantenuto". Per questo "il nostro lavoro non sta tanto nel posizionamento del prodotto quanto nel suo mantenimento". Tradotto: fare arrivare un vino in un ristorante non è difficile; lo è farlo restare sulla lista dei vini, "che oggi cambia spesso anche alla luce del fatto che i ristoratori, specialmente i più giovani, non vogliono scorte di magazzino".

Come si vince? "Oltre che con la qualità, con il racconto". E mentre punta a "influenzare i taste makers di domani" Empson ha svelato di "restare sveglia la notte per capire come reinventare la ruota". Quella che fa arrivare sempre più vino italiano sulle tavole del mondo.