Start-up italiane: il sogno Usa esiste

Per trovare fondi e supporto ai loro progetti i giovani sviluppatori del nostro Paese vengono negli Stati Uniti. Nella Sylicon Valley, ma non solo

Vedere giovani talenti italiani che crescono negli Stati Uniti dà un “non so che” di rimpianto e speranza allo stesso tempo.
Rimpianto, per quello che il nostro Paese potrebbe fare ma ancora non fa. Speranza, per i sogni che dall’Italia arrivano e che in America si realizzano.

Allo Spring Symposium organizzato a New York da Intesa San Paolo StartUp Initiative, IB&II (Italian Business&Investment Initiative) e Mind the Bridge (programma di accelerazione per startup internazionali con sede a San Francisco) hanno partecipato sette tech startup, in gran parte nate dall’idea di ragazzi italiani. Si tratta di: Atooma, un'app che consente di personalizzare e rendere automatiche le funzioni del proprio cellulare; Map2App, che permette agli operatori del turismo di creare una guida territoriale per smartphone; Badseed, dedicata al mondo dei videogames; SenCogi, una rivoluzionaria tecnologia che consente di usare lo smartphone con lo sguardo; HyperFair, una piattaforma per creare e partecipare a fiere virtuali; ItalianBox, per chi vuole comprare prodotti made in Italy da tutto il mondo e Myze, che permette ai consumatori di conoscere tutte le offerte di cui possono usufruire grazie alla loro carta di credito.

Tutti gli entusiasti fondatori di queste startup hanno un grande obiettivo, quello di continuare a crescere. E il Forum ha dato loro l’opportunità di spiegare chi sono ed entrare in contatto con investitori interessati a finanziare il loro progetto.

“Gli Stati Uniti ci hanno dato molto”, ci racconta Fabrizio Cialdea, 27 anni di Roma, co-fondatore insieme ad altri tre ragazzi di Atooma.

“Con l'esperienza di Mind The Seed (un fondo che investe nelle start-up che passano attraverso i programmi di Mind the Bridge, ndr) abbiamo avuto l'opportunità di stare tre mesi a San Francisco, il cuore delle start-up, dove abbiamo avuto tanti feedback di alto livello, di persone che ne sanno, quello che spesso ancora manca in Italia”. È proprio in California che Atooma ha trovato i primi grandi investitori per continuare a crescere (tanto da essere poi premiata come migliore app al Mobile World Congress 2013 di Barcellona). 

Consigli per i ragazzi italiani? “Di provarci. Spesso la gente ha paura o pensa di perdere tempo – continua Fabrizio -. Ma anche in Italia, ora, si sta muovendo qualcosa con validi incubatori e start-up school, come Innovation Lab. Inoltre comincia ad esserci anche capitale. Poi, però, consiglio a tutti di fare un salto qua negli Stati Uniti”.

Anche Pietro Ferraris, co-fondatore di Map2App, ha trovato il supporto necessario in America, grazie al programma di accelerazione di Mind The Bridge (a proposito, il fondatore è l'italiano ex Google Marco Marinucci): “Grazie a loro abbiamo trovato il primo investitore - ci racconta -, le cose stanno andando abbastanza bene e ora siamo qui a New York in fase di raccolta di nuovi capitali”.

Non solo California, infatti. La Grande Mela sta diventando un nuovo “hub per le tech start-up europee”, come ha detto nel corso del suo intervento Maria Teresa Cometto, autrice insieme al venture capitalist Alessandro Piol di “Tech and the City”, un libro in cui - attraverso le esperienze dei protagonisti della comunità tecnologica - si racconta come New York stia attraendo capitali e talenti da tutto il mondo, ad un ritmo sempre più elevato. E come la Big Apple possa a tutti gli effetti essere un modello per gli altri Paesi, Italia compresa.