Tennis americano, disastro storico: nessuno tra i primi dieci

La globalizzazione con la racchetta cancella quarant'anni di dominio

Mai successo da quando sono arrivate le classifiche computerizzate nel tennis, quarant’anni fa: tra i primi dieci del mondo nella classifica singoli non ci sono americani, né uomini né donne.

Il numero uno è lo spagnolo Rafael Nadal, il due il serbo Novak Djokovic, e al tre c’è Roger Federer, svizzero. Per trovare un americano bisogna scendere al numero 11, dove si trova Mardy Fish. Tempi andati quelli in cui Pete Sampras e Andre Agassi facevano il bello e il cattivo tempo nelle classifiche e su tutte le superfici di gioco. Cosa è successo? Forse niente di più di quello che è successo nell’economia e nell’industria: gli altri sono cresciuti. E’ la globalizzazione, anche nello sport. La pensa così Bud Collins, decano dei commentatori di tennis americani: “Una volta c’eravamo noi, un paio di inglesi e un francese o un italiano qua e là. Ma il resto del mondo ha fatto progressi”. Anche tra le donne, nella top 10 ci sono giocatrici di quattro continenti compresa Li Na, la prima cinese in una finale del Grande slam.

Forse però la rivoluzione è più europea che mondiale. Tra gli uomini tutti i primi dieci sono europei. E tra i primi 100, il 72 per cento degli uomini e il 75 per cento delle donne sono europee, dice un’elaborazione del New York Times sui dati dell’Atp.

Un declino inevitabile per i tennisti del Nuovo Mondo? Secondo Patrick McEnroe, fratello di John e dirigente dell’Associazione Tennis degli Stati Uniti, bisogna giocare di più sulla terra rossa e meno sui campi sintetici che abbondano in America, per imparare a costruire i punti piuttosto che concentrarsi quasi solo sul colpire forte e veloce. E c’è anche chi nota che i costi proibitivi del tennis inAmerica non giocano a favore dello sviluppo dei giovani. Comunque sia, un fatto resta: nessun americano ha vinto un torneo del Grande Slam tra gli uomini dal 2003. Nella storia del tennis l’America non ha mai fatto così male.

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