Tensioni nel partito democratico dopo la pubblicazioni di email "anti Sanders", ma lui non si scompone

Il presidente del Comitato Nazionale del Partito Democratico non farà nessun intervento alla convention di Philadelphia
AP

A meno di 24 ore dalla convention che incoronerà Hillary Clinton come candidata democratica alla Casa Bianca, il partito è scosso da nuove tensioni dopo la pubblicazione di circa 20.000 email all’interno delle quali ce ne sarebbero alcune che evidenzierebbero la volontà di boicottare la campagna di Bernie Sanders.

Per questo motivo, come riporta Cnn, Debbie Wasserman Schultz, presidente del Comitato Nazionale del Partito Democratico (Dnc) non terrà nessun intervento nella convention di tre giorni che andrà in scena a Philadelphia. A pubblicare le email incriminate, che vanno da gennaio 2015 a maggio scorso, è stato WikiLeaks.

Per Bernie Sanders, intervenuto su Abc, “è un’indecenza" questo tentativo di danneggiarlo, sottolineando che non è shoccato dalla vicenda ma è sicuramente “infastidito e deluso”. Sanders ha inoltre sottolineato che come lui sostiene da molti mesi Wasserman Schultz non dovrebbe essere il presidente del comitato Nazionale del Partito Democratico.

Queste mail, secondo il senatore del Vermont, sono proprio una conferma di quel suo pensiero anche se la ragione principale per cui Wassermann Schultz non dovrebbe occupare la presidenza del Dnc è la necessità di avere un "partito democratico aperto, che avvicini i lavoratori, i giovani e tutti coloro che sono stanchi di confrontarsi con un’economia che fa il bene dell’1% della popolazione mentre la middle class continua a soffrire".

"Credo che lei si debba dimettere e credo che il partito abbia bisogno di un nuovo presidente che ci diriga verso nuove frontiere e che combatta per un’agenda che funzioni per le famiglie dei lavoratori", ha sostenuto sempre Sanders che ha poi sottolineato che ciò che secondo lui ha più importanza è sconfiggere "il peggior candidato alla presidenza" che ha mai visto in vita sua.

“Trump non è qualificato per fare il presidente degli Stati Unit né per il temperamento che dimostra né tantomeno per le idee che porta con sé”, ha affermato il senatore socialista che ha poi continuato il suo attacco a Trump. “Non abbiamo bisogno di un presidente che offende i messicani, gli ispanici, le donne o gli afroamericani, abbiamo bisogno di un presidente che unisca la nazione non che la divida”.

Nelle mail in questione, tra i componenti del partito, si dibatte di ogni cosa, da come trattare con i media a come coordinare le volontà del comitato con i potenti interessi di Washington. Ad aver scatenato il caos sono però quelle nelle quali si fa riferimento al senatore del Vermont. In una di queste si sottolinea che facendo un riferimento esplicito alla fede di Sanders si sarebbe potuto indebolirlo agli occhi degli elettori del sud.

Nella suddetta mail inviata nel maggio scorso, il direttore finanziario del partito, Brad Marshall, chiede al suo interlocutore se si può trovare qualcuno a cui domandare quale sia il credo religioso di Sanders "che si professa ebreo" ma che dovrebbe essere ateo, come letto “da qualche parte” dallo stesso Marshall. Una notizia che potrebbe fare la differenza tra i Battisti del Sud. Marshall, interpellato da Cnn, non ha rilasciato commenti a riguardo ma non è tutto qui. C’è infatti un’altra mail in cui un avvocato da dei consigli allo stesso comitato su come trattare le accuse di Sanders nei confronti dell’ex segretario di Stato che non ha voluto raggiungere un accordo che stabilisse i criteri delle raccolte fondi.

La decisione di non far intervenire Wasserman Schultz è stata presa sabato sera. Un dirigente del partito ha dichiarato all’emittente americana che il presidente del comitato “è stata messa in quarantena” per evitare il caos tra gli elettori e tra i membri del partito che saranno a Philadelphia a partire da lunedì.

Sanders, che ha più volte denunciato la parzialità del partito durante la sua campagna, aveva inizialmente lasciato che a commentare la cosa fosse Jeff Weaver, manager della sua campagna che ai microfoni di Abc ha dichiarato che il senatore e il suo entourage sono "delusi" dal comportamento del comitato.

"Qualcuno dovrà essere ritenuto responsabile", ha dichiarato Weaver alla stessa emittente sottolineando come la stampa americana si sia preoccupata per 48 ore di capire chi della campagna Trump fosse responsabile per il plagio del discorso di Melania ai danni di Michelle Obama. Secondo Waver i messaggi di posta elettronica mostrano la cattiva condotta delle più alte sfere del partito e rafforzerebbe la tesi portata avanti da Sanders in più occasioni che il partito aveva e ha un candidato da spingere verso la Casa Bianca.

"Abbiamo un processo elettorale. Il Dnc, per suo stesso statuto, deve essere neutrale tra i candidati ed è evidente che lo non è stato", ha concluso Weaver. Sanders dovrebbe salire sul palco della convention martedì e in molti sono pronti a scommettere che non lascerà passare sotto silenzio quest’altro "emailgate".

Chi ha espresso subito il proprio punto di vista è stato Donald Trump che ha colto la palla al balzo per attaccare nuovamente la sua rivale utilizzando ovviamente il suo strumento preferito: Twitter. "Le email trapelate mostrano che il Comitato programmava di distruggere Sanders”, si legge in un primo Tweet mentre in altri si sottolinea come il contenuto di queste sia talmente pesante da rendere “impossibile per Sanders sostenere Hillary a meno che anche lui sia un ciarlatano”.

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