Terrorismo, una cooperazione Washington - Mosca tra gli scenari possibili

L'attentato ai mercatini natalizi di Berlino, l'assassinio dell'ambasciatore russo ad Ankara. L'America si stringe vicino a Berlino; con la prossima presidenza Trump si aprono ora anche le ipotesi di una maggiore collaborazione con la Russia sul problema
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Il terrorismo torna a fare paura. L’America ha espresso la propria vicinanza e il proprio cordoglio alla Germania per i morti di Berlino, ma gli Stati Uniti sanno di non essere affatto esenti da un tale rischio. Il timore è che un episodio simile possa verificarsi anche sul suolo americano, a New York ad esempio, dove la città si appresta a celebrare il natale e ad accogliere i numerosi turisti che la scelgono come meta delle proprie vacanze. Le misure di sicurezza sono ai massimi livelli soprattutto in luoghi simbolo come il Rockefeller Center, peraltro poco distante dall’area completamente blindata della Trump Tower, ma la folta presenza delle forze dell’ordine in questi luoghi simbolo non impedisce ad eventuali terroristi di attaccare zone più isolate, raggiungendo comunque il loro obbiettivo. Ed è proprio questa la paura.

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La giornata di ieri è stata segnata anche dall’assassinio dell’ambasciatore russo in Turchia, Andrey Karlov. Le immagini della sua morte, trasmesse in diretta dalla Cnn turca, sono tristemente note: “Noi moriamo ad Aleppo, tu muori qui. Allah è grande”, ha gridato Mevlut Mert Altintas, il suo assalitore, dopo avergli sparato alle spalle. Il ministero degli Esteri russo non ha tardato a definire il suo gesto come ‘un attentato terroristico’, un episodio che se da un lato rischia di minare i già fragili equilibri fra Ankara e il Cremlino, dall’altro potrebbe anche porre le basi per una maggior collaborazione fra Russia e Usa per risolvere questo problema. Il presidente eletto Donald Trump si è infatti più volte dichiarato disposto a lavorare con Mosca da questo punto di vista, e proprio questo potrebbe essere uno degli sviluppi più interessanti del 2017 nel contesto della politica estera e della 'lotta al terrore'.

Gli Stati Uniti hanno nel frattempo chiuso anche l’ultimo capitolo delle elezioni presidenziali 2016. Il Collegio elettorale ha infatti votato ufficialmente per l’elezione di Donald Trump come 45esimo presidente Usa, fugando le ipotesi tanto suggestive quanto irrealistiche della vigilia. Secondo alcuni opinionisti i grandi elettori - che votano in rappresentanza del risultato delle urne nel proprio stato, ma il cui voto di fatto non è vincolato - avrebbero infatti potuto modificare la propria preferenza, considerando ad esempio il vantaggio di Hillary Clinton nel voto popolare e le recenti rivelazioni di una possibile influenza russa sulla campagna. Questo scenario non ha preso corpo e la cerimonia d’insediamento si terrà dunque a Washington il 20 gennaio, giorno in cui Donald Trump si trasferirà alla Casa Bianca e prenderà posto dietro la scrivania nello studio ovale. Sarà proprio da li, forse, che deciderà di coordinare le forze Usa con il Cremlino per sconfiggere la piaga del terrorismo.


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Usa, Europa e sicurezza. L’analisi del Generale Vincenzo Camporini, vicepresidente dello IAI

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Prima la gaffe, poi il tentativo di metterci una pezza: il risultato è una marea di tweet, tra il divertente, l'esilarante, lo sconfortato e l'arrabbiato. Si riassume così lo scivolone diplomatico di Donald Trump, che durante un comizio in Florida, arringando la folla e stigmatizzando l'immigrazione clandestina, ha citato un fantomatico attentato che sarebbe avvenuto in Svezia. Il problema è che l'attacco non si è mai verificato.

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Rimandato alla prossima settimana il 'muslim ban-bis', ma si continua a discutere della stretta sull'immigrazione illegale voluta da Trump. Tillerson e Kelly in missione in Messico, molti i terreni di scontro ancora aperti con Washington
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Tutto rimandato alla prossima settimana per il secondo capitolo della vicenda ‘muslim ban’. Dopo la bocciatura della Corte d’Appello, il presidente Trump aveva promesso di presentare un nuovo decreto sull’immigrazione - epurato dalle imprecisioni che avevano fatto arenare la prima versione - entro questa settimana, ma non sarà così. La Casa Bianca, che sta rivendendo i dettagli, ha annunciato ieri di avere bisogno di più tempo.

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Il 'caso Flynn' potrebbe aver segnato un punto di svolta. Il 'cerchio magico' dei fedelissimi di Donald Trump, eredità della campagna elettorale, si sta indebolendo; e la presidenza Trump cambia di conseguenza

Donald Trump sapeva dei dubbi sulla veridicità delle affermazioni di Michael Flynn da circa tre settimane. L’Fbi ha infatti cominciato ad indagare sul comportamento del consigliere per la Sicurezza Nazionale - che avrebbe discusso le sanzioni volute da Obama con l’ambasciatore russo senza averne l’autorità - subito dopo l’insediamento del nuovo presidente. Se per Flynn ora potrebbero anche esserci delle ripercussioni legali, per Trump è invece giunto il momento di guardare avanti. Per il momento a ricoprire l’incarico è stato chiamato Keith Kellog, un altro generale in pensione, ma il presidente dovrà ora scegliere un vero professionista. La presenza nel suo gabinetto di quei fedelissimi che lo hanno affiancato nella vittoria alle elezioni, ma che continuano ad avere un atteggiamento più elettorale che di governo, rischia infatti di danneggiarlo. E Flynn ne è la prova evidente. Tra i vari nomi emergono quello del vice ammiraglio Robert Harward, che ha già lavorato nel consiglio sotto Bush Jr., e sopratutto quello dell’ex capo della Cia David Petraeus. La sua esperienza e la sua autorità potrebbero essere molto preziosi per Trump, specialmente per arginare le figure più estreme all’interno della sua amministrazione, uno su tutti Stephen Bannon, ma su questa scelta resta un problema aperto. Petraeus deve infatti scontare ancora due mesi di bando dagli incarichi pubblici per aver in passato rivelato segreti di stato a una sua ex amante.

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Il musical "La La Land" è destinato a una pioggia di statuette in una edizione forse piena di critiche a Trump. Per la prima volta, potrebbero essere tre gli attori di colore vincitori
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E' vero. Gli Oscar generalmente determinano quali film vengono finanziati e quanto i vincitori delle statuette verranno poi pagati. Ma l'edizione 2017, oltre a celebrare il cinema e la bravura dei vari artisti, si caratterizza anche per altri fattori: è meno bianca e più politica del solito. Nell'era Trump, non potrebbe essere che così.