Tesla: il mercato chiede a Musk se il ritorno all'utile è sostenibile

Dubbi specialmente alla luce del fatto che il gruppo punta sul mercato di massa, a margini più bassi. La strada in Cina resta tortuosa
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Elon Musk ha mantenuto la sua promessa: nel terzo trimestre del 2018 la sua Tesla è tornata all'utile (di 312 milioni di dollari) e ha smesso di bruciare cassa.

Mentre per il momento festeggia, il mercato di domanda se il produttore di auto elettriche sarà in grado di fare altrettanto nel trimestre in corso e in quelli successivi. D'altra parte, anche nel terzo trimestre del 2016 l'azienda aveva registrato un utile (di 22 milioni) e aveva generato un flusso di cassa positivo, salvo poi tornare in perdita per i sette trimestri successivi.

Un'altra domanda circola tra gli osservatori: Tesla sarà capace di restare redditizia mentre punta sempre di più sulla Model 3? La berlina elettrica è pensata per conquistare il mercato di massa con un prezzo recentemente fissato a 46mila dollari. Per il momento, un'accelerazione dei volumi e un calo dei costi produttivi (ma non delle batterie) ha permesso alle vettura di generare margini di profitto di oltre il 20% contro il 15% previsto da Tesla.

Il punto è che il quadro si farà più complicato l'anno prossimo. Nell'arco dei prossimi sei mesi il Ceo di Tesla vuole ridurre a 35mila dollari il costo del veicolo. Inoltre, in Usa dal gennaio 2019 verranno meno gli incentivi federali pari a 7.500 dollari concessi agli acquirenti di una Tesla. Il lancio in Europa a inizio marzo e quello in Asia poco dopo potrebbe aiutare ma di certo vendere auto meno costose e nel frattempo guadagnarci si fa più difficile. Anche a causa delle tensioni commerciali tra Usa e Cina.

La nazione asiatica rappresenta il più grande mercato al mondo di vetture elettriche ed è per Tesla il suo secondo maggiore mercato, dove lo scorso ha generato il 17% delle vendite totali. Là tuttavia le Tesla vendute sono Made in Usa. Questo significa che per via del rialzo dei dazi al 40% dal 25% deciso a luglio da Pechino per le auto importate, una vettura del gruppo venduta in Cina costa il 60% in più circa di quella venduta su suolo americano. Per questo Musk sta accelerando i suoi piani per la costruzione di una fabbrica a Shanghai dove conta di produrre fino a 500mila auto l'anno. La costruzione tuttavia richiede altro denaro. Musk ha stimato che servono 2 miliardi di dollari ma Goldman Sachs si aspetta un conto tra i 4 e i 5 miliardi. Per questo motivo e per avvantaggiarsi dallo slancio attuale, è la tesi degli analisti, Tesla dovrebbe rastrellare più capitali che può, tanto più che deve rifinanziare 4,3 miliardi di debiti in scadenza nel 2020.

Anche se la strada in Cina non sembra affatto lineare, Tesla si trova almeno nella condizione di avere per una volta sorpreso in positivo. Anche nella call. L'irriverente Ceo si è comportato bene con gli analisti (insultati sei mesi fa) e ha evitato esternazioni controverse. Nel gruppo c'è chi lo ha messo in riga dopo i tweet del 7 agosto con cui disse di essersi "garantito" i fondi per realizzare il deslisting del gruppo, un piano archiviato 17 giorni dopo. Ne è seguita un'inchiesta della Sec che ha portato a un patteggiamento tutto sommato favorevole per il Ceo, che però non potrà più essere presidente del cda per i prossimi tre anni.

Al Nasdaq il titolo Tesla corre dell'8% a 311,54 dollari, lontano dai 380 dollari sfiorati ad agosto con i tweet di cui Musk è stato accusato di frode.