Tesla: Musk deve convincere giudice di non avere violato accordo con Sec

Il Ceo del produttore di auto ha scritto tweet che secondo l'autorità di borsa Usa non hanno rispettato il patteggiamento dello scorso settembre
AP

L'ora X per Elon Musk è arrivata. Nel giro delle prossime ore il Ceo di Elon Musk deve spiegare perché alcuni suoi tweet scritti il 19 febbraio 2019 non hanno violato il patteggiamento siglato il settembre precedente con l'autorità di Borsa Usa e riguardante altri 'cinguettii' controversi pubblicati nell'agosto 2018 in merito a un delisting del produttore di auto elettriche (mai avvenuto).

Un giudice federale ha infatti dato all'irriverente Ceo fino all'11 marzo per rispondere alle lamentele sollevate il 25 febbraio dalla Securities and Exchange Commission, convinta che Musk abbia violato l'intesa. La tesi della Sec è che il 19 febbraio Musk abbia scritto altri cinguettii che non hanno rispettato il patteggiamento, in base al quale l'a.d. non dovrebbe twittare informazioni che potenzialmente possono muovere il titolo Tesla se prima non si è confrontato con il legale del gruppo.

Musk tenterà di convincere il giudice - Alison Nathan, quello che ha approvato il patteggiamento tra lui e la Sec - della bontà dei tweet in questione, seguiti poi da altri con cui il Ceo di Tesla è tornato ad attaccare (come aveva fatto a ottobre) la Sec stessa. La confusione è data dal fatto che i tweet che non sono piaciuti alla Sec riguardavano i target produttivi dell'azienda. Tesla intende produrre 10mila auto alla settimana entro la fine dell'anno, cosa che si traduce in un tasso annuo di 500mila vetture. In un tweet il 47enne Musk sembrava avere suggerito che nel 2019 mezzo milione di veicoli sarebbero stati consegnati ma poi aveva chiarito che si aspetta un aumento delle consegne al massimo del 65% a 400mila unità.

La tesi che Musk tenterà di vendere al giudice è che con quei tweet non ha fornito nuove informazioni. Inoltre, quei tweet non erano tali da spingere un investitore a comprare o vendere titoli Tesla, tanto più che erano stati scritti quando la Borsa Usa aveva ormai chiuso. In aggiunta, di quel tipo di informazioni si era già discusso nella call a commento dell'ultima trimestrale, il 30 gennaio. Ecco perché Musk crede che non dovrebbe essere punito. Di nuovo.

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