Tesla: pressing su Musk, dove sono i soldi per il delisting?

Da Wall Street a Washington rimbalza la stessa domanda dopo i tweet controversi del Ceo. La Sec chiede chiarimenti. Moody's boccia i tweet del Ceo
AP

Tre giorni dopo i tweet controversi con cui Elon Musk, il Ceo di Tesla, ha detto di volere delistare l'azienda realizzando un buyout, una domanda continua a rimbalzare da Wall Street a Washington. Dove sono i soldi per realizzare una simile operazione? Dove troverà i 70 miliardi di dollari che gli servono per rendere il produttore di auto elettriche un gruppo non più quotato (e di cui lui ha una quota del 20%)?

Anche se ha scritto che i fondi ci sono ("Funding secured") e che "il supporto degli investitori è confermato", né lui né l'azienda hanno fornito dettagli. Nessuno si è fatto avanti pubblicamente per dire di essere parte della partita e tra le grandi istituzioni finanziarie non c'è persona che sembra essere all'occorrente di piani per finanziare l'operazione che per Musk rappresenta la soluzioni migliore per l'azienda (e per lui, visto che non sarebbe più costretto a rendere conto al mercato e agli analisti delle sue scelte).

Non è un caso che dopo il rally dell'11% del 7 agosto e il calo di ieri del 2,43%, il titolo Tesla perda oggi il 3,5% a 357,56 dollari, ben al di sotto dei 420 dollari a cui Musk comprerebbe i titoli in circolazione. Gli osservatori restano scettici così come sembra esserlo la Securities and Exchange Commission. Stando al Wall Street Journal, l'equivalente americano della Consob italiana ha chiesto se le affermazioni di Musk erano reali e perché un tale annuncio è stato fatto via Twitter e non depositando documenti presso l'autorità di borsa. Per Bloomberg, la Sec ora sta "intensificando" la sua analisi.

Intanto Moody's ha bocciato i controversi tweet di Musk. Stando all'agenzia di rating quei 'cinguettii' sono "negativi" per il profilo creditizio dell'azienda. Pur sottolineando che la generazione di cassa migliorerà nella seconda parte dell'anno e negli anni a venire con il miglioramento della produzione della Model 3 (la berlina pensata per il mercato di massa), Moody's ha spiegato che Tesla "avrà bisogno di accedere al mercato dei capitali per finanziare i suoi requisiti operativi" e ripagare le obbligazioni convertibili in scadenza il prossimo anno. Per il momento Moody's ha confermato i suoi rating con outlook negativo.

In borsa Tesla ha mandato in fumo i guadagni registrati il 7 agosto scorso. Il titolo del produttore di auto elettriche ha perso il 4,8% a 352,45 dollari, sotto i 356,82 dollari a cui viaggiava prima dei tweet di martedì e lontano dai 420 dollari che Musk pagherebbe per compiere il delisting. 

Una cosa è certa: il 7 agosto non è stata la prima volta in cui l'irriverente Ceo ha espresso il desiderio di rendere Tesla un gruppo non più quotato. Lo aveva fatto a novembre in una intervista su Rolling Stone ma allora si era limitato a dire: "Mi piacerebbe che Tesla diventasse un gruppo privato. Essere un'azienda quotata ci rende meno efficienti". Solo i grandi investitori e i fondi sovrani potrebbero realizzare il sogno di Musk. Forse il Ceo ha l'appoggio del Public Investment Fund saudita, che secondo l'FT ha una quota del 3-5%. Tuttavia, senza dettagli, nessuno è disposto a investite in un'azienda in perdita (ma che promette di diventare redditizia dal trimestre in corso), con oltre 10 miliardi di debiti e soprattutto con piani fumosi.

Altri Servizi

Tesla chiude primo trimestre con una delle sue peggiori perdite

Il ritorno all'utile slitta al terzo trimestre. Problemi nelle consegne della Model 3

Tesla ha annunciato una delle sue peggiori perdite trimestrali deludendo gli analisti. Il Ceo Elon Musk ha tentato di rassicurare la comunità finanziaria e in una call ha detto che in un mese spera di offrire un prodotto assicurativo che "sarà molto più convincente di qualsiasi altra cosa esistente".

Libia: Trump ha dato ad Haftar l'ok all'assalto a Tripoli

Lo sostengono fonti di Bloomberg, le cui ricostruzioni contrastano con le critiche al generale mosse dal segretario di Stato, Mike Pompeo. Il governo di unità nazionale di al-Serraj a rischio
AP

Colpo di scena nelle dinamiche geopolitiche riguardanti la Libia, cosa che rischia di mettere a repentaglio il governo di unità nazionale del primo ministro Fayez al-Serraj.

Microsoft ha chiuso il suo terzo trimestre fiscale con conti migliori delle stime grazie alla performance delle sue attività cloud simboleggiate da Azure, con cui l'azienda sfida Amazon (che resta il leader nel cloud computing).

Rcs: la battaglia legale con Blackstone su via Solferino da NY si sposta in Italia

Lo ha deciso un giudice di New York, dove il fondo di private equity aveva lanciato una causa legale contro il gruppo di Urbano Cairo. Le autorità italiane chiamate a decidere se ci sono le condizioni per un arbitrato. Il private equity: non patteggiamo
A24

Uno a zero per Urbano Cairo nella sua battaglia legale con Blackstone riguardante la controversa vendita della sede storica del Corriere della Sera in via Solferino a Milano, avvenuta nel 2013 per 120 milioni di euro.

Facebook: accantonamenti da 3 miliardi di dollari per multa attesa in Usa

Il denaro messo da parte per affrontare le spese legali pesa sugli utili: -51% a 2,43 miliardi. Ricavi +26% a 15,08 miliardi.

Facebook ha preso il volo ieri nel dopo mercato a Wall Street grazie a una trimestrale migliore del previsto. Gli utili sono stati però frenati da accantonamenti per 3 miliardi di dollari legati all'attesa multa della Federal Trade Commission americana e che, secondo il gruppo californiano, potrebbe provocare una perdita tra i 3 e i 5 miliardi di dollari. L'equivalente americano dell'Agcom ha acceso un faro dopo lo scandalo, esploso nel marzo 2018, associato alla ormai defunta società di dati londinese Cambridge Analytica, accusata di avere condiviso "impropriamente" informazioni di 87 milioni di utenti Facebook senza il loro consenso. FTC sta valutando se è stato violato un accordo vincolante siglato nel 2011 con il social network e pensato per proteggere la privacy e i dati personali degli utenti. "La questione resta irrisolta e non ci sono certezze sulla tempistica o sui termini dell'esito finale", ha spiegato Facebook in un comunicato.

Trump deride ex membri del suo staff: dichiarazioni a Mueller sono "totali stronzate"

Il presidente attacca coloro che alla fine lo hanno salvato dall'accusa di ostruzione alla giustizia (ignorando i suoi ordini). Commissione Giustizia alla Camera Usa vuole rapporto Mueller completo entro l'1 maggio
Ap

All'indomani della pubblicazione del rapporto con cui, dopo 22 mesi, il procuratore speciale Robert Mueller ha messo fine al suo lavoro di inchiesta sul cosiddetto Russiagate, Donald Trump è tornato alla carica. Dopo avere festeggiato per non essere stato accusato di collusione con Mosca e di ostruzione alla giustizia, il 45esimo presidente americano ha definito "pazzo" il rapporto stesso e "totali stronzate" alcune dichiarazioni fornite a Mueller da vari testimoni.

De Niro ancora contro Trump: "Abbiamo un aspirante gangster alla Casa Bianca"

L’attore americano ha parlato al The Late Show dove ha nuovamente puntato il dito contro il presidente americano

Continua lo scontro a distanza tra Robert De Niro e Donald Trump. Ospite del The Late Show condotto da Steven Colbert, il leggendario attore newyorchese ha definito il presidente degli Stati Uniti "un aspirante gangster", "un totale perdente" e un "fesso". L’intervista, andata in onda venerdì sera, è stata in realtà registrata martedì, dunque due giorni prima della pubblicazione del rapporto sul Russiagate del procuratore speciale Robert Mueller.

Car2go sospende il servizio a Chicago: troppi furti e frodi

Oltre 100 auto rubate nell’ultima settimana, 21 persone denunciate dalla polizia

Car2Go ha sospeso il suo servizio di car sharing a Chicago dopo aver subito il furto di decine di auto nell’ultima settimana. L’azienda ha annunciato che la sospensione è temporanea e che sta collaborando con la polizia per risolvere la questione. Come riporta il Washington Post, oltre 100 vetture sono state rubate grazie a delle iscrizioni fasulle all’app di Car2Go, fatte utilizzando carte di identità falsi associate a carte di credito rubate.

Columbine, 20 anni fa la strage del liceo di Littleton

Gli Stati Uniti ricordano le vittime mentre i Dem chiedono leggi per il controllo sulle armi

Sono passati 20 anni dalla strage di Columbine, ancora oggi ricordata come uno dei più sanguinosi massacri mai avvenuti in una scuola degli Stati Uniti. Era infatti il 20 aprile 1999 quando Eric Harris, 18 anni, e Dylan Klebold, 17 anni, entrarono nel loro liceo di Littleton - piccolo sobborgo di Denver, in Colorado - armati di pistole, fucili e bombe artigianali, e aprirono il fuoco contro i loro compagni e professori. In 23 minuti uccisero 12 studenti e un insegnante ferendo 24 persone. Poi si tolsero la vita.