Tesla: i soci fanno causa al gruppo e al Ceo Musk per i tweet sul delisting

Due investitori puntano a lanciare una class action per punire "l'attacco nucleare" commesso contro gli short seller
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Mentre l'autorità di borsa Usa indaga e il cda si prepara a incontrare advisor finanziari, Tesla e il suo irriverente Ceo sono stati denunciati in due cause separate da azionisti convinti che l'azienda ed Elon Musk abbiano architettato un'operazione fraudolenta - a colpi di tweet - per punire gli arcinemici dello stesso Ceo: gli short seller, gli investitori che scommettono contro un determinato titolo da loro giudicato troppo caro. Il riferimento è ai cinguettii datati 7 agosto con cui Musk ha sorpreso tutti e fatto scattare un rally del titolo (poi sgonfiato) annunciando che stava valutando un delisting del produttore di auto elettriche per renderlo un gruppo non più quotato.

Sei su nove membri del cda furono costretti a emettere una nota dicendo che nell'ultima settimana il board si era riunito per discutere del sogno di Musk e per parlare anche del suo finanziamento. Quella nota, che non fu firmata né da Musk né dal fratello, non bastò per calmare gli analisti, piuttosto scettici sulla fattibilità di un simile buyout. Nessuno infatti ha ancora risposto alla domanda chiave: dove sono i "fondi garantiti" di cui il Ceo di Tesla ha parlato per ricomprarsi il gruppo?

In una causa, Kalman Isaacs sostiene che i tweet di Musk siano stati falsi e fuorvianti. Quei messaggi uniti al fatto che Tesla non sia intervenuta portando chiarezza non sono stati altro che un "attacco nucleare" pensato per "decimare completamente" gli investitori ribassisti come David Einhorn, presidente di Greenlight Capital, a cui Musk ha inviato ironicamente un paio di "shorts". La tesi di Isaacs, condivisa da William Chamberlain, è che il gruppo abbia artificialmente gonfiato il titolo Tesla e violato leggi finanziarie. Ora i due puntano a lanciare una class action mentre la comunità finanziaria resta divisa in due: c'è chi crede in Musk e chi invece è convinto che lui non sia l'uomo adatto a guidare un'azienda con una capitalizzazione di 60,4 miliardi di dollari, specialmente visto il suo comportamento bizzarro e il suo mea culpa con gli analisti.




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