Tesoro Usa e Fed tranquillizzano (in modi diversi) i mercati sull'inflazione

Per Mnuchin, i salari cresceranno senza creare inflazione. Per la Fed le buste paga aumenteranno in modo "moderato"

L'amministrazione Trump è impegnata in una nuova missione: tranquillizzare chiunque tema che le sue politiche economiche e fiscali - in primis il taglio delle tasse e un budget che farà ampliare il deficit - portino a un aumento dell'inflazione, che potrebbe costringere la Federal Reserve ad alzare i tassi in modo più aggressivo del previsto. Il tutto mentre la banca centrale Usa, per motivi diversi, ha fatto capire di non condivire le preoccupazioni di Wall Street relative alle pressioni inflative sui salari.

Prima il presidente del Council of Economic Advisers della Casa Bianca, Kevin Hassett, aveva detto ieri che è possibile raggiungere una crescita del 3% [annuo] senza provocare un aumento dell'inflazione".

Poi in una intervista a Bloomberg, il segretario al Tesoro Steven Mnuchin ha detto che "ci sono tanti modi per avere una economia in crescita. Si possono avere pressioni inflative sui salari ma non necessariamente un'inflazione in generale".

Secondo l'ex Goldman Sachs nonché ex produttore di Hollywood, non c'è dunque un nesso tra un aumento dei salari e un rialzo dell'inflazione, come a dire che gli investitori sono andati inutilmente nel panico quando dal 2 febbraio hanno fatto scattare un sell-off dell'azionario per via del balzo annuo dei salari di gennaio (+2,9%), il maggiore dal giugno 2009.

Jeffrey Gundlach, considerato il re dei bond, non è d'accordo con Mnuchin. In un tweet, il miliardario fondatore di DoubleLine Capital ha ripreso le dichiarazioni del segretario al Tesoro scrivendo in modo sarcastico: "Sì, certo. E amplieremo il Buffalo Art Museum senza ingrandirlo". In un altro cinguettio, Gundlach - convinto che nel 2018 ci saranno tre rialzi dei tassi e che per monitorare la direzione dell'azionario serva guarsare quella di Bitcoin - ha scritto: "Se per miracolo i salari salgono senza inflazione, cosa non buona per i profitti. Se i salari salgono con inflazione, cosa non buona per i rendimenti dei bond, ergo per il rapporto prezzi/utili". Nelle ultime settimane gli investitori si sono chiaramente innervositi, anche perché oltre a un crollo dell'azionario c'è stato un balzo ai massimi di 4 anni dei rendimenti del Treasury a 10 anni, arrivati a sfiorare il 3% (un livello considerato critico).

A calmare gli animi sul fronte dei salari è stata oggi la Federal Reserve, che nel rapporto semestrale che deve presentare al Congresso ha detto di aspettarsi un rialzo "moderato" dei salari, tenuti a freno principalmente da "un passo debole della crecita della produttività". La banca centrale Usa, inoltre, dubita che negli Stati Uniti i datori di lavoro siano generalmente in difficoltà a trovare personale specializzato: carenze concrete dei lavoratori desiderati si accompagnerebbero ad aumenti più forti dei salari. "Anche a livello industriale, è difficile vedere molte prove" di quelle carenze, recita il documento. Inoltre la Fed ha aggiunto che "vari fattori persistenti" potrebbero spiegare la limitata crescita dell'inflazione osservata nel 2017. Infine, la Fed ha sottolineato come i prezzi dell'azionario siano ancora alti nonostante la recente turbolenza.

Intanto Mnuchin continua a difendere la linea Trump: per lui, i tagli alle tasse per 1.500 miliardi di dollari in 10 anni sono una cosa "assolutamente" positiva per l'economia Usa. "Uno dei motivi per cui il presidente ha vinto le elezioni è che gran parte della classe media americana ha visto ben poca crescita dei salari". Mnuchin è così fedele a Trump che ha minimizzato i rischi che l'alto debito pubblico pone alla sicurezza nazionale Usa, allarme lanciato il 13 febbraio scorso dal direttore dell'intelligence nazionale Dan Coats. Se per Coats è "insostenibile", per Mnuchin non rappresenta un rischio per gli Usa. Quel che conta, per lui, è che gli Usa si possano permettere di finanziare le proprie attività. Poco gli importa se l'ammontare di Treasury detenuto da stranieri sfiori livelli record, quasi doppi rispetto alla fine della recessione del 2009.

I fari ora si spostano su Jerome Powell, il successore di Janet Yellen che il 27 febbraio si presenterà per la prima volta al Congresso nei panni di governatore della Fed. Dopo la prova di fronte ai legislatori, ci sarà quella con la stampa (la prima) alla fine della riunione del 20 e 21 marzo prossimi. I mercati, che si aspettano in quell'occasione un rialzo dei tassi di 25 punti base all'1,5-1,75%, saranno in ascolto.