Tillerson non esclude l'ipotesi di armi nucleari agli alleati in Asia

Come deterrente contro la Corea del Nord
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Gli Stati Uniti non solo valutano l'opzione militare contro la Corea del Nord, ma non escludono di fornire l'atomica ai loro alleati in Asia orientale. A dirlo è stato il segretario di Stato, Rex Tillerson, parlando con Fox News durante la visita alla zona demilitarizzata tra le due Coree.

Tillerson sta affrontando il suo primo tour in Asia: dopo essere stato in Giappone, è arrivato in Corea del Sud, da dove poi raggiungerà la Cina. Dopo aver detto che gli ultimi venti anni di politica statunitense per risolvere la questione nucleare nordcoreana sono stati "un fallimento" e dopo aver dichiarato che l'amministrazione Trump non esclude l'opzione militare, Tillerson si è rifiutato di escludere l'ipotesi di fornire armi nucleari agli alleati statunitensi nell'area, come deterrente. Alla domanda specifica su questa ipotesi, Tillerson ha risposto che "nulla è escluso dal tavolo". "Lasciatemi essere chiaro: la politica della pazienza strategica è finita" ha detto alla conferenza stampa con l'omologo sudcoreano, Yun Byung-se.

Il passaggio da Obama a Donald Trump, per quanto riguarda l'Asia orientale, registra quindi una svolta che sarà certamente foriera di conseguenze, soprattutto nelle relazioni con la Cina, principale alleato della Corea del Nord e considerata dagli Stati Uniti come la chiave di volta per imporre alla Corea del Nord uno stop alle sue ambizioni nucleari e missilistiche.

Questo nuovo approccio sarà certamente al centro dei colloqui che Tillerson avrà in Cina, il principale alleato della Corea del Nord. Per quanto Pechino non apprezzi l'atteggiamento del riottoso vicino e condanni i test nucleari e missilistici di Kim Jong Un, tuttavia rimane anche fredda all'ipotesi di un inasprimento ulteriore delle sanzioni nei confronti di Pyongyang.

L'eventuale caduta della dinastia dei Kim - della quale Kim Jong Un è il terzo esponente, dopo il fondatore Kim Il Sung e il padre dell'attuale leader Kim Jong Il - potrebbe avere conseguenze devastanti nella Penisola coreana che ricadrebbero anche in parte sulla Cina, interessata piuttosto a consolidare la stabilità alle sue porte di casa. Per questo motivo, Pechino continua a insistere sulla possibilità di ritornare al tavolo delle trattative con la Corea del Nord.

I negoziati a sei (le due Coree, Cina, Russia, Giappone e Stati Uniti), di cui la Cina era stata sponsor, si sono arenati nel 2009 e, da allora, non c'è stata volontà delle parti di tornare a parlarsi. La visita di Tillerson in Cina, in effetti, ha una certa importanza anche perché vuole preparare il terreno per un summit tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, che dovrebbe tenersi il mese prossimo a Mar-a-Lago, l'esclusivo club della Florida che è anche residenza privata del presidente statunitenseamericano. I diplomatici impegnati a spianare la strada al summit, tuttavia, stanno avendo ancora difficoltà nell'affrontare alcuni temi, tra i quali quello più scabroso è, appunto, il dossier nordcoreano.

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