Tom Hanks e Meryl Streep nel nuovo film sui "Pentagon Papers" diretto da Spielberg

La pellicola è intitolata "The Post". Racconta il ruolo del direttore del Washington Post nel pubblicare documenti top secret legati alla guerra in Vietnam

L'ultima volta che Ben Bradlee è stato impersonato sul grande schermo era il 1976, e la pellicola era una pietra miliare del cinema americano come "Tutti gli uomini del presidente". Lì, a vestire i panni del leggendario giornalista statunitense scomparso nel 2014 e direttore del Washington Post dal 1968 al 1991, era stato Jason Robards. Adesso a cimentarsi nello stesso ruolo sarà Tom Hanks, nella nuova pellicola che Steven Spielberg ha accettato di dirigere; è centrata sulla vicenda dei "Pentagon Papers" e della battaglia del prestigioso giornale americano per ottenerne la pubblicazione nel 1971. Nel cast c'è anche Maryl Streep, nei panni di Katharine Graham, l'allora editore del quotidiano di famiglia (ceduto per 250 milioni di dollari nell'ottobre 2013 a Jeff Bezos, l'uomo a capo del colosso americano del commercio elettronico Amazon).

"Mia nonna sarebbe stata felice che la scelta sia caduta su Meryl Streep", ha detto la nipote di Graham, Katharine Weymouth. Hanks, invece, è stato amico personale di Bradlee. Il film, sceneggiato da Liz Hannah, verrà prodotto dalla Pascal Pictures.

"Un cast da sogno", lo ha definito la vedova di Bradlee, Sally Queen, che fu una giornalista del giornale della capitale americana. Secondo lei, la tempistica è "perfetta" per un film come "The Post", questo il titolo del film stando alle indiscrezioni di Deadline. In un momento in cui le tensioni tra la Casa Bianca, la stampa e Hollywood occupano le cronache quasi ogni giorno, Spielberg ha deciso di cimentarsi su uno dei filoni più fortunati del cinema americano, quello del "Quarto potere" immortalato dall'opera magistarle di Orson Welles nel 1941.

Il progetto cinematogragico di Spielberg torna a indagare una delle storiche battaglie di Bradlee per la libertà d'informazione, quella di pubblicare i "Pentagon Papers" (l'altra fece esplodere il caso Watergate): una serie di studi in 47 volumi commissionati nel 1967 dal dipartimento della Difesa e riguardanti il coinvolgimento degli Usa in Vietnam a partire dal 1945. Quegli studi contenevano anche rivelazioni sulle atrocità - tra cui omicidi di massa di civili - commesse dalle forze americane durante la guerra. A diffonderne il contenuto prima al New York Times nel 1971, poco dopo bloccato dalla Casa Bianca, e poi al Washington Post, fu l'analista di RAND Corporation Daniel Ellsberg, originariamente a favore della guerra ma poi sempre più convinto che la tragedia vietnamita dovesse servire da lezione. Il 17 giugno del 1971 il Washington Post decise di pubblicare una storia sui Pentagon Papers nonostante un giudice federale avesse già bloccato il NY Times. Tredici giorni dopo, in una decisione storica, la Corte Suprmea decise che il governo Usa non aveva alcun diritto a limitare il lavoro dei due giornali.

I "Pentagon Papers" sono stati declassificati nel giugno 2011.

 

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