Tom Wolfe, autore de "Il falò della vanità", è morto a 88 anni

A lui si deve l'espressione "radical chic" e il New Journalism

Tom Wolfe, il celebre scrittore de "Il falò delle vanità", è morto all'età di 88 anni in un ospedale di Manhattan, New York. La notizia del decesso, avvenuto il 14 maggio, è stata data dal suo agente Lynn Nesbit, secondo cui l'autore era stato ricoverato per polmonite.

Nato a Richmond, Virginia, viveva a New York City da quando nel 1962 entrò a fare parte del New York Herald Tribune come giornalista. Il romanzo del 1987 ha ispirato l'ominimo film con protagonisti Tom Hanks nei panni di un executive di Wall Street e Melanie Griffith in quelli della sua fidanzata avida. Anni dopo ha scritto "A Man in Full" (1998), un'analisi delle relazioni razziali e degli immobiliaristi nel Sud del Paese. Famoso per molti altri testi tra cui "The Right Stuff", a sua volta adattato in un film nel 1983 con Dennis Quaid e Ed Harris, a lui si attribuisce il cosiddetto New Journalism, un modo di fare giornalismo che immerge i lettori nel mezzo di una situazione.

Famoso per l'uso libero dell'onomatopèa con parole volte a riprodurre suoni come "Hehhehheh...innnnhhhh-hunhhh" (presente ne "Il falò delle vanità"), è lui ad avere introdotto nel lessico l'espressione "radical chic".

Celebre anche per i suoi vestiti bianchi fatti su misura, uno stile definito da lui "neo-pretenzioso", Wolfe per anni aveva vissuto una vita relativamente privata nell'appartamento da 12 stanze nel quartiere nell'Upper East Side con la moglie Sheila Wolfe, una graphic designer ed ex art director de "Harper’s Magazine". Lui la sposò quando aveva 48 anni. Hanno avuto due figli Alexandra e Thomas.

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