Tria: "non ho chiesto" favori a Usa, investire in Italia "è conveniente"

Esclude una correzione della manovra e una recessione in Europa nel 2019. Debito "eredità del passato" ma sicuro e sostenibile.

New York - All'amministrazione Trump non ha chiesto "alcun favore". Semmai, ha descritto l'Italia e le sue potenzialità e ha spiegato la politica economica di un governo, quello giallo-verde, che punta a "migliorare il clima degli investimenti" per garantire "la stabilità finanziaria e sociale". Parola di Giovanni Tria. Peccato che la missione negli Stati Uniti del ministro dell'Economia e delle Finanze sia coincisa con la caduta del nostro Paese in recessione tecnica, come fotografato il 31 gennaio dall'Istat con la contrazione del Pil dello 0,2% nel quarto trimestre del 2018 dopo il -0,1% del periodo luglio-settembre.

Prima a Washington - dove ha incontrato il segretario americano al Tesoro, Steven Mnuchin, e il capo dei consiglieri economici della Casa Bianca, Kevin Hassett - poi a New York, dove ha pranzato con gli investitori da JP Morgan, Tria ha ripetuto lo stesso mantra: il debito italiano è totalmente sostenibile, i BTp sono un "buon affare" e in Italia "c'è molto spazio per investimenti ad alto rendimento". A fronte della "molta liquidità [che c'è] in giro", Tria pensa a chi potrebbe scommettere sull'Italia, dove per lui è "conveniente investire". Serve "offrire un quadro di certezze". Perché il problema, secondo lui, "non è se si avvicendano i governi rapidamente ma che ci sia stabilità di indirizzi istituzionali". Insomma, se le regole cambiano spesso, gli investitori ne risultano disorientati e scoraggiati dall'incertezza, appunto. E un po' di incertezza, ha ammesso tra le righe parlando in conferenza da New York, deriva anche da certi messaggi sopra le righe da parte di componenti della maggiornaza.

Tria ha riconosciuto che prima di lui, molti altri ministri dell'Economia hanno fatto tappa in America a caccia di investitori. Ma oggi, ha spiegato, "la situazione richiede tempi brevi, non si può più rimandare. E' vero che ci portiamo avanti da tempo le debolezze strutturali ma l'Italia è cambiata come è cambiato quello che le sta intorno" e che è frutto della globalizzazione, della polarizzazione, dell'aumento delle disuguaglianze. "Ciò pone problemi più complessi a un'Italia che cresce meno. Bisogna sempre sperimentare e andare avanti".

Mentre da Roma il premier Giuseppe Conte diceva che l'Italia ha davanti a sé un anno bellissimo, da New York Tria ha parlato con la cautela che lo caratterizza: "Guardare con pessimismo al futuro non è una forma di realismo ma di sabotaggio". Per lui, "ci sono tutte le condizioni di una ripresa dell'economia italiana" ma bisogna "combattere il sentimento di pessimismo sugli investimenti", per sprigionarli. Anche perché lui ha garantito: "Non vedo i segnali di una recessione nel 2019". E mentre tende a "escludere la necessità di una manovra correttiva", Tria ha evitato di schierarsi contro o a favore di quanto detto dal viceministro Luigi Di Maio, secondo cui la recessione tecnica dell'Italia è responsabilità dei governi precedenti. "Io in genere non amo commentare quello che dicono gli altri, anche perché quasi sempre mi riferite una frase e mai il contesto", ha risposto ai giornalisti che chiedevano un commento. Il ministro ha però spiegato che "si può risalire fino al 1981 quando iniziò l'aumento del rapporto debito/Pil. In un certo senso è vero che da allora il debito è aumentato". Quella del debito, ha continuato, "è un'eredità che viene da lontano, che non abbiamo creato noi". Ma quel debito resta sostenibile. E va comprato. Ora la parola passa agli investitori. Di nuovo.