I risultati di una ricerca condotta da un gruppo di studiosi di Boston sotto la direzione di Nancy Etcoff, assistente unviersitario nella facoltà di psicologia di Harvard University, confermano questa settimana quello che il buon senso ci dice già da tempo: le donne che indossano una giusta dose di trucco, ma non troppo, sono spesso più ammirate delle colleghe acqua e sapone.
Quello che invece sorprende di questa nuova ricerca è che pare che i cosmetici aiutino le donne a progredire anche in ambito professionale. Se truccata, ma non in maniera esagerata, una donna appare a colleghi e clienti più competente e degna di maggior fiducia.
La ricerca, che è stato finanziata da Procter & Gamble, un’azienda multinazionale che, fra le altre cose, distribuisce anche i cosmetici dei marchi CoverGirl e Dolce & Gabbana, è stata però strutturata indipendentemente da un gruppo di studiosi provenienti da Harvard, Boston University e il Dana-Farber Cancer Institute.
Le venticinque donne tra i venti e i cinquant’anni di età selezionate per la ricerca sono state fotografate prima senza trucco e, successivamente, in tre altre versioni progressivamente più elaborate che i ricercatori hanno chiamato “naturale”, “professionale” e “attraente”.
Centoquarantanove adulti (di cui sessantuno uomini) sono stati poi interpellati perché guardassero le quattro fotografie per 250 millisecondi, giudicati sufficienti a formulare un giudizio superficiale. Altre centodiciannove persone (tra cui trenta uomini) hanno invece avuto la possibilità di esaminare le fotografie in dettaglio.
Indipendentemente gli uni dagli altri, i partecipanti a entrambi i gruppi sono arrivati alla conclusione che le donne che indossavano del trucco apparivano più competenti di quelle struccate.
Non tutti, naturalmente, sono entusiasti del risultato della ricerca. “Io non indosso trucco e non ho alcun desiderio di passare venti minuti tutte le mattine per applicarlo al viso”, ha dichiarato al New York Times Deborah Rhode, una professoressa di giurisprudenza a Stanford University e autrice del libro “The Beauty Bias” (2010), che tratta proprio di come l’apparenza fisica finisca per discriminare alcuni lavoratori. “La qualità di quello che insegno non dovrebbe dipendere dal colore del mio rossetto o dal fatto che indossi o meno del mascara”.














