Trump ai russi: Comey "un pazzo", senza di lui meno pressioni. Il Russiagate arriva alla Casa Bianca

Proprio poco dopo la partenza di Donald Trump per il suo primo viaggio all'estero da presidente americano, nuove indiscrezioni in salsa russa sono emerse. Più o meno contemporaneamente il New York Times e il Washington Post hanno diffuso notizie che alimentano un caos a Washington che due giorni prima aveva innervosito gli investitori a tal punto da provocare il peggiore sell-off a Wall Street da inizio anno. Nel primo caso, si apprende che Trump ha spiegato ai russi che il siluramento del direttore dell'Fbi faceva venire meno la pressione su di lui nell'ambito del Russiagate; nel secondo, il giornare rivela che l'inchiesta sull'interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali americane e sui possibili legami tra la campagna Trump e funzionari del Cremlino è arrivata fino alla Casa Bianca.

Trump ai russi: Comey un pazzo

Il giornale newyorchese ha scritto che durante il suo incontro alla Casa Bianca con il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, Trump disse che il licenziamento di James Comey (annunciato il giorno precedente, il 9 maggio) avrebbe alleviato "le forti pressioni" date dall'inchiesta dell'Fbi sulla Russia. Da un documento che riassume quell'incontro, il NY Times ha saputo che il leader Usa disse anche: "Ho appena licenziato il capo dell'Fbi. Era un pazzo, un vero incapace". E ancora: "Ho dovuto affrontare grandi pressioni a causa della Russia. Adesso non ci saranno più". Il resoconto della conversazione tra Trump e Lavrov, a cui era presente anche l'ambasciatore russo in Usa, rafforza l'idea che Trump abbia licenziato Comey non per la sua cattiva gestione del caso emailgate legato a Hillary Clinton (come formalmente spiegato) ma piuttosto per ostacolare il cosiddetto Russiagate.

Il documento della Casa Bianca che contiene le parole pronunciare da Trump fa riferimento a una serie di appunti presi nello Studio Ovale e circolati tra i funzionari presenti al meeting. Uno di loto ha letto al New York Times i virgolettati di Trump e un altro li ha confermati.

Il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, non ha contestato i virgolettati. In una nota ha detto che Comey aveva messo "una pressione non necessaria sulle capacità del presidente americano di portare avanti la sua diplomazia con la Russia su temi come la Siria, l'Ucraina e lo Stato islamico".

Spicer ha aggiunto che il vero problema è un altro: il fatto che ci sia qualcuno "in grado di far filtrare ai quotidiani notizie riservate interne all'amministrazione".

Un alto funzionario della Casa Bianca coinvolto in indagini sulla Russia

Secondo il Washingtpn Post, l'inchiesta sui possibili legami tra la campagna di Trump e i funzionari russi ha colpito un membro attuale della Casa Bianca. E' l'ultima prova di come il cosiddetto Russiagate stia raggiungendo i livelli più alti del governo in carica. Secondo le fonti del giornale, la persona nel mirino delle forze dell'ordine è un consigliere di alto livello vicino a Trump.

Il tutto succede mentre l'inchiesta sembra accelerare. Pare che il focus degli inquirenti sia su persone che hanno avuto un ruolo nell'amministrazione e nella campagna elettorale che ha garantito la vittoria inattesa del miliardario di New York ma che ora non ne fanno più parte. Tra questi si sa già che ci sono Michael Flynn, ex consigliere alla Sicurezza nazionale durato meno di un mese, e Paul Manafort, ex presidente della campagna di Trump. I funzionari ancora parte dell'amministrazione e che hanno riconosciuto di avere avuto contatti con colleghi russi sono il genero di Trump, Jared Kushner, il segretario alla Giustizia Jeff Sessions e quello di Stato Rex Tillerson.

Il fatto che il Russiagate stia per entrare in una nuova fase, fatta di interrogatori e rischieste di fornitura di documenti, non sta a significare che qualche incriminazione sia necessariamente all'orizzonte, precisa il Washington Post.

L'inchiesta dell'Fbi è volta a capire se e fino a che punto lo staff di Trump sia stato in contatto con uomini del Cremlino, che tipo di attività imprenditoriali ci sia stato con la Russia e se i russi abbiano facilitato in alcun modo l'intrusione, l'estate scorsa, nella rete informatica dell'organo che governa il partito democratico e nelle email di John Podesta, il presidente della campagna elettorale di Hillary Clinton.

Come detto in più occasioni da Trump e dal suo portavoce, la linea della Casa Bianca è chiara: non c'è stata alcuna collusione tra russi e la squadra di Trump. Solo un'inchiesta indipendente potrà dimostrarlo, sempre che non venga ostacolata.

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