Trump all'attacco di uno dei leader del suo partito

Nel mirino del presidente, il senatore McConnell "reo" di non essere riuscito ad unire il Gop per abrogare e sostituire l'Obamacare. Il leader Usa verso la rottura con il Congresso a maggioranza repubblicana. Legislatore verso le dimissioni?

In circa 24 ore, Donald Trump ha attaccato tre volte uno dei leader chiave del suo stesso partito: il numero uno della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell. Come suo solito, lo ha fatto prima su Twitter e poi parlando alla stampa dal suo golf club nel New Jersey. Da là ha insinuato possibili dimissioni (forzate?) del legislatore.

Il presidente americano ha inviato tre 'cinguettii' contro il repubblicano del Kentucky, che giorni fa sembra avere insinuato che la scarsa esperienza politica di Trump lo abbia spinto a nutrire "aspettative eccessive" sulle legislazioni chiave da approvare al Congresso (interamente controllato dal Gop).

Ieri sera il leader Usa aveva twittato: "Il senatore Mitch McConnell ha detto che ho 'aspettative eccessive' ma io non lo credo. Dopo 7 anni [trascorsi] a sentire Abrogare & Sostituire [l'Obamacare, la riforma sanitaria voluta nel 2010 da Barack Obama], perché non è ancora stato fatto?".

Questa mattina Trump è tornato a inveire: "Ci credete che Mitch McConnell, che ha gridato Abrogare & Sostituire per 7 anni, non è riuscito a fare nulla? L'Obamacare va abrigata & sostituita!".

E poi ha aggiunto: "Mitch, torna a lavorare" per portare sulla sua scrivania per essere firmate disegni di legge per abrogare e sostituire l'Obamacare, per tagliare le tasse e per modernizzare le infrastrutture Usa. Si tratta delle principali promesse fatte in campagna elettorale. "Ce la puoi fare!", ha aggiunto in un terzo tweet.

Chiaramente, al presidente non è piaciuto il fatto che al Senato il Gop non sia riuscito a racimolare i voti necessari per eliminare una riforma sanitaria spesso definita da Trump "un disastro" e che il partito repubblicano promette di abrogare da appunto sette anni. I senatori repubblicani non sono riusciti nemmeno a trovare un consenso sulla sola abrogazione dell'Obamacare, una mossa comunque pericolosa dal punto di vista politico perché avrebbe rischiato di lasciare milioni di americani (anche quelli che hanno votato per Trump alle elezioni del novembre scorso) senza una copertura medica. L'inquilino della Casa Bianca lo sapeva bene, visto che ha sempre spinto per l'abrograzione e la sostituzione dell'Obamacare.

L'ultimo duello verbale con McConnell è il segno della frustrazione di Trump anche perché con il senatore il presidente è sempre andato d'accordo. Il leader del Senato si è speso per Trump spingendo per la conferma della nomina alla Corte Suprema di Neil M. Gorsuch, l'unico successo ad oggi ottenuto a Capitol Hill. E la moglie, Elaine  Chao, è stata nominata segretario ai Trasporti. Ma ora i rapporti sembrano essersi incrinati. Non a caso, a chi a chiesto a Trump se McConnell dovrebbe pensare a dimettersi, lui ha risposto: "Se non ottiene l'abrogazione e la sostituzione [dell'Obamcare], se non ottiene una riforma fiscale ossia tagli alle aliquote e se non ottiene una cosa che è molto facile da ottenere - progetti infrastrutturali - allora fatemi questa domanda di nuovo".

L'attacco al senatore dimostra la crescente tensione tra Trump e il Congresso, che non è riuscito a portare a casa nessuna vittoria da quando il 20 gennaio scorso il 45esimo presidente ha messo piede alla Casa Bianca. E le probabilità che riescano a farlo al ritorno dalla pausa estiva sono basse visto che avrà due questioni urgenti da risolvere: l'innalzamento al tetto al debito, senza il quale gli Usa rischiano un default, e l'approvazione dei fondi per finanziare il governo, che altrimenti rischierà una paralisi o "shutdown".

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Wall Street cauta in attesa della Fed

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Bill Clinton ha coniato un nuovo termine per fare riferimento al populismo di destra: "tribalismo separatista". Per due volte il 42esimo presidente americano ha usato questa espressione nel suo discorso con cui è iniziato il Bloomberg Global Business Forum, un evento in cui sembra avere passato il testimone a Michael Bloomberg, il tre volte ex sindaco di New York che nel 2016 aveva accarezzato l'idea di una candidatura alle elezioni presidenziali preferendo poi non ostacolare la corsa (finita male) della candidata democratica Hillary Clinton e che magari sta preparando la sua discesa in campo nel 2020.

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In un periodo di divisioni e populismi, Paolo Gentiloni racconta di un'Italia che nonostante le difficoltà continua a crescere e proprio in questo momento non deve perdere la forza delle riforme. Il presidente del consiglio si trova a New York per l'apertura della settantaduesima assemblea generale delle Nazioni Unite: l'assemblea di Trump, della riforma dell'Onu, della Corea del Nord e dei cambiamenti climatici. "Viviamo in un periodo di difficile transizione. L'instabilità geopolitica è ancora presente, allo stesso tempo il dinamismo economico e, in Europa, un rinnovato sentimento di fiducia per il nostro cammino comune, sta alimentando le speranze di un periodo migliore", ha detto Gentiloni, iniziando il suo viaggio negli Stati Uniti dalla Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University, dove ieri sera ha dialogato con studenti, professori dell'università e con la comunità italiana della metropoli americana.

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