Gli elettori di Trump: "Dica all'Onu che l'America viene prima"

I sostenitori del presidente vogliono che mantenga le promesse fatte in campagna elettorale e che riduca gli interventi all'estero. "Basta essere i poliziotti del mondo, pensiamo a noi".

Vogliono che cancelli l'accordo dell'era Obama sul nucleare iraniano, che riporti a casa i militari statunitensi, che smetta di spendere soldi per aiutare gli altri Paesi. In altre parole, i sostenitori di Donald Trump vogliono sentirgli dire, ai leader mondiali riuniti a New York per l'apertura dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, che "l'America viene prima", come ripeteva lo slogan dell'attuale presidente degli Stati Uniti in campagna elettorale.

"Non possiamo essere i poliziotti del mondo solo perché succede qualcosa di brutto e dobbiamo salvare chi è nei guai" ha commentato Tim Jones, ex speaker della Camera del Missouri e conduttore di uno show radiofonico settimanale, molto seguito dai conservatori, parlando con il sito di McClatchy.

Sulla Corea del Nord, che sarà uno dei temi principali della settimana e sicuramente il più urgente da affrontare, gli elettori di Trump vogliono che assuma una posizione più dura, ma allo stesso tempo che inviti il resto della comunità internazionale ad assumersi le sue responsabilità per fermare lo sviluppo missilistico e nucleare di Pyongyang, che minaccia gli Stati Uniti e i loro alleati asiatici. "Mi piacerebbe che andasse alle Nazioni Unite e convincesse altri Paesi a condannare la Corea del Nord e a essere più duri nei suoi confronti" ha commentato un camionista di Dallas, Brian Bledsoe, che è stato un delegato alla scorsa convention repubblicana in Texas, nel processo che ha poi portato alla nomina ufficiale, come candidato del partito, di Trump.

"Abbiamo molta influenza e dobbiamo usarla con le altre nazioni. Dobbiamo essere più fermi sulle nostre convinzioni e usare la nostra influenza" ha dichiarato Robert Clark, ex muratore ed ex marine di Columbia, in South Carolina. "Vorrei che dicesse, senza mezzi termini, che non tollereremo più l'inattività e la ridicolaggine delle Nazioni Unite" ha detto Jerry Rovner, capitano della Marina in pensione, a sua volta di Columbia e delegato alla convention repubblicana dello scorso anno. "Con i soldi che spendiamo, potremmo probabilmente sistemare le persone danneggiate dagli uragani". Gli Stati Uniti, ricorda il sito di McClatchy, sono il principale finanziatore delle Nazioni Unite, con oltre 500 milioni di dollari per il budget dell'organizzazione, senza contare le spese straordinarie.

A una campagna elettorale incentrata sul nazionalismo, non sono seguiti i fatti, secondo alcuni elettori. "Trump aveva detto di volere ridurre gli interventi in politica estera, ha fatto campagna contro le politiche dell'establishment" ha detto Brian Darling, che ha lavorato a Capitol Hill prima di fondare una propria società di affari pubblici e lobbying. "Voglio sentir dire al presidente le cose che diceva in campagna elettorale e per cui ho votato, non voglio una prosecuzione delle politiche fallimentari del passato".

"È davvero necessario spendere due miliardi di dollari in aiuti esteri al Paese xyz quando dobbiamo spendere soldi per gli aiuti alla Florida dopo le alluvioni?" ha commentato un ex consigliere di Trump. Molti sostenitori del presidente sono rimasti sorpresi dalla sua decisione di aumentare il numero di soldati in Afghanistan, rompendo la promessa elettorale di porre fine all'intervento militare più lungo nella storia della nazione, dopo aver già espresso le proprie critiche per l'attacco in Siria, in seguito al presunto uso di armi chimiche contro la popolazione da parte delle forze militari del presidente Bashar al-Assad. "È ora di mettere fine all'interventismo americano. Gli Stati Uniti devono cominciare a concentrarsi sui loro interessi, non su ogni nicchia e fessura del mondo" ha detto John Glaser, direttore degli studi di politica estera del Cato Institute.

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