Trump, battaglia sui farmaci. Caforio (Ceo BMS): "I limiti alle importazioni sarebbero un grosso problema"

Il presidente Usa vuole ridurre i prezzi e limitare le importazioni dei farmaci per le aziende che hanno sede negli Stati Uniti, ma producono all'estero

Dal superamento dell'Obamacare, le cui linee guida sono già state presentate dai repubblicani alla Camera, agli annunci di interventi imminenti - ma non ancora chiari - per ridurre il prezzo dei farmaci, l'amministrazione Trump sta ponendo più di un interrogativo alle case farmaceutiche americane. Su come intenda agire davvero il 45esimo presidente degli Usa nel settore dei medicinali, però, al momento anche i diretti interessati sembrano navigare nel buio. "Non ho ancora dettagli sulle politiche governative che si stanno pensando per incidere sui prezzi, se non quello che è emerso dall'incontro del presidente con i vertici delle principali case farmaceutiche Usa il 31 gennaio scorso" ha detto ad America 24 Giovanni Caforio, amministratore delegato del colosso dei farmaci Bristol Myers Squibb, a margine di un incontro al Consolato italiano di New York.

Donald Trump ha ribadito la volontà di intervenire per abbassare i prezzi dei medicinali durante il suo primo discorso di fronte al Congresso riunito il 28 febbraio. Dalla riunione con i vertici di sei Big Pharma americane alla Casa Biaca, che si è svolta il 31 gennaio, sono trapelate informazioni alquanto fumose: l'idea di una deregulation (con tempi più brevi per l'approvazione di nuovi farmaci ) e un prospettato abbassamento delle tasse per le aziende.

Dopo aver accusato le case farmaceutiche di "aver commesso reati facendola franca" i primi di gennaio, Trump ha anche parlato della volontà di porre limiti alle importazioni dei farmaci per tutte quelle aziende che hanno sede negli Usa ma producono all'estero. "Questo per noi costituirebbe un grosso problema - ha dichiarato Caforio - dovremmo eventualmente pensare alla realizzazione di nuovi impianti negli Usa, oltre a quelli già presenti, per i farmaci destinati al mercato americano. Ma il trasferimento delle linee di produzione è uno dei processi più costosi in assoluto per un'azienda".

Con un fatturato di 15,9 miliardi di dollari, Bristol Myers Squibb è un vero gigante mondiale della farmaceutica. Con base in New Jersey, l'azienda è presente in Italia nella filiale produttiva di Anagni (Frosinone) dal 1946, anno in cui ha portato per la prima volta la penicillina nel nostro Paese. Lo stabilimento italiano (oltre 1000 dipendenti) esporta in 65 Paesi nel mondo, inclusi gli stessi Stati Uniti. L'amministrazione Trump dovrebbe tenere conto che "la maggior parte dei farmaci importati in America sono farmaci generici, e cioè i meno costosi" ha fatto notare l'amministratore delegato durante l'incontro al Consolato italiano, "anche se qui negli Usa sono i più alti del mondo". Medicare e Medicaid, i due programmi pubblici a favore di anziani e poveri, rappresentano insieme il primo acquirente di farmaci del Paese. Una stretta sulle importazioni potrebbe quindi avere effetti negativi anche sui conti pubblici.

Cresciuto a Roma, dove si è laureato in medicina, Caforio è arrivato negli Usa a soli 26 anni, dove ha cominciato a lavorare per Abbot Laboratories. Oggi risiede in New Jersey con la moglie e i suoi due figli, e non esclude in futuro di ritornare in Italia. Alla guida di Bristol Myers Squibb è arrivato nel 2015, dopo una lunga carriera dentro l'azienda. Il Ceo della casa farmaceutica spiega il problema dei prezzi con il fatto che "il settore richiede molto capitale. Per sviluppare nuovi medicinali servono almeno dieci anni e il 90% delle medicine che si studiano non arriva neanche nelle fasi finali". Bristol Myers Squibb investe 5 miliardi di dollari l'anno in ricerca. Negli ultimi dieci anni ha messo sul mercato 14 nuovi medicinali. Il core business dell'azienda è proprio nello sviluppo di terapie innovative nelle aree con maggior bisogno medico non soddisfatto: oncologia, virologia e cardiologia. Un campo in cui Bristol Myers Squibb ha raggiunto grandi successi è quello dell’Immuno-oncologia: la nuova frontiera dei farmaci che interagiscono direttamente con il sistema immunitario per combattere i tumori. Tra questi c'è "ipilimumab", il primo medicinale di questo tipo che ha cambiato il percorso di cura dei pazienti con melanoma avanzato.

"Le prime cure erano inefficaci e a volte avevano enormi effetti collaterali per i pazienti. Oggi siamo al 60% di sovravvissuti dopo due anni tra i malati di melanoma" ha aggiunto il manager italiano: "Facciamo grandi profitti, è vero, ma a volte i nostri esperimenti non hanno successo, e questo ha un costo". E' stato cos" per "Opdivo", un promettente trattamento per il carcinoma polmonare avanzato, per il quale l'azienda ha fallito un importante trial clinico lo scorso anno, perdendo per questo il 26% in capitalizzazione di mercato.

A chi gli chiede del superamento di Obamacare promesso da Trump, Caforio risponde che "ogni cambiamento che porta un maggior numero di persone alla sanità è positivo. Io credo che l'accesso universale alle cure sia un principio da difendere. Negli ultimi cinque anni, grazie alla riforma Obama, la sanità americana è profondamente cambiata. Più persone hanno avuto accesso, ma la disparità nei servizi è ancora troppo elevata. In Kentucky e in Alabama la situazione è da Paesi in via di sviluppo".

Il problema principale è di natura economica, secondo il Ceo di Bristol Myers Squibb: "La popolazione cresce sempre di più e invecchia rapidamente; i costi sanitari, di conseguenza, crescono più del Pil. In un sistema come quello italiano, dove tutti hanno accesso alle cure, esiste il problema delle liste d'attesa. In America l'accesso alla cura è immediato, ma estremamete costoso. Credo che la vera sfida sia trovare un equilibrio tra questi due estremi, coinvolgendo sia le risorse pubbliche sia il capitale privato".

Un principio, questo, che secondo Caforio deve valere anche per la ricerca: "Per noi è importante, per ragioni etiche ma anche di profitto, che tutti quelli che ne hanno bisogno possano accedere ai nostri farmaci. Ma per sviluppare le giuste cure è fondamentale la collaborazione tra i privati e le università. In Italia c'è ancora chiusura rispetto a questo tipo di finanziamenti. Noi intanto abbiamo avviato una collaborazione con l'università di Napoli".

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