Trump: "A breve" la fine del Nafta. Il Congresso a un bivio

I parlamentari potranno approvare il nuovo accordo commerciale USMCA o far tornare gli Stati Uniti alle regole precedenti al 1994
Ap

Mettere subito fine al Nafta, per spingere i parlamentari ad approvare il nuovo accordo commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico. Questa la strategia scelta dal presidente Donald Trump, in vista di una ratifica in Congresso tutt'altro che scontata del nuovo United States-Mexico-Canada Agreement (USMCA), firmato dai leader dei tre Paesi nordamericani prima dell'inizio ufficiale del G20 a Buenos Aires, in Argentina. L'intesa, infatti, deve essere ratificata dai tre parlamenti nazionali.

A bordo dell'Air Force One, durante il viaggio di ritorno verso Washington, Trump ha detto ai giornalisti che notificherà formalmente il Congresso della fine del North American Free Trade Agreement (Nafta) "a breve", si legge su un lancio dell'agenzia Reuters. La fine del Nafta comporterebbe per il Congresso, ha aggiunto Trump, l'obbligo di scegliere tra il nuovo accordo voluto da Trump e il ritorno alle pratiche commerciali esistenti prima dell'entrata in vigore del Nafta, nel 1994. Il presidente ha poi detto ai giornalisti che le regole prima del Nafta "vanno molto bene"; il Nafta consente ai firmatari di ritirarsi formalmente dall'accordo con un preavviso di sei mesi.

Durante la breve cerimonia per la firma sull'accordo, Trump ha detto che l'accordo "non avrà molti problemi" in Congresso, ma non sarà così, visto che i democratici, da gennaio, avranno la maggioranza alla Camera. La leader Nancy Pelosi, che sarà probabilmente la speaker della Camera, ha detto che i democratici sono preoccupati per il fatto che l'accordo non includerebbe protezioni forti per i lavoratori; la senatrice Elizabeth Warren, tra le voci più influenti del partito e possibile candidata alle presidenziali nel 2020, ha detto che il nuovo accordo "non fermerà lo spostamento all'estero della produzione, non alzerà i salari e non creerà nuovi posti di lavoro. È un Nafta 2.0".

Non è in realtà certo che un presidente possa abbandonare un accordo commerciale senza il consenso del Congresso e non ci sono precedenti; la questione potrebbe quindi essere decisa, alla fine, in tribunale. Secondo la Camera di Commercio statunitense. l'uscita dal Nafta senza un nuovo accordo devasterebbe l'agricoltura americana, provocherebbe la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e sarebbe "un disastro economico, politico e in termini di sicurezza nazionale".

La firma sull'accordo per sostituire il Nafta, che governa oltre 1.200 miliardi di dollari di scambi commerciali all'anno, è una vittoria di Trump, che ha voluto fortemente l'accordo per 'riequilibrare' i rapporti commerciali tra i tre Paesi, dopo aver più volte definito il Nafta "un disastro". A giovarne dovrebbe essere il settore auto, visto che le nuove regole prevedono che il 75% - e non più solo il 62,5% - di un veicolo sia prodotto in Nordamerica. Inoltre, tra il 40 e il 45% di un veicolo dovrà essere realizzato da lavoratori che guadagnano almeno 16 dollari all'ora; questo significa che parte della produzione potrebbe essere trasferita dal Messico agli Stati Uniti.

Nel corso di un anno e mezzo di negoziazioni, non sono mancati i momenti di alta tensione tra Stati Uniti e Canada, soprattutto per quanto riguarda il settore caseario, un comparto che rappresenta una piccola parte degli scambi commerciali, ma è pieno di implicazioni politiche. Ottawa ha concesso l'addio a un sistema complesso di prezzi e quote chiamato "Class 7" che, nell'ambito del vecchio Nafta, limitava l'importazione in Canada di alcuni prodotti statunitensi.

Altri Servizi

Wall Street fiduciosa sulla trattativa Usa-Cina

Oggi, il presidente Usa Donald Trump incontra il vicepremier cinese Liu He
AP

Trump apre alla Cina: Usa vincano competendo, non bloccando tecnologie avanzate

Mentre proseguono i negoziati commerciali, il presidente Usa sembra sminuire le preoccupazioni degli esperti americani sui rischi associati all'uso di attrezzature Huawei
AP

Il presidente americano, Donald Trump, sembra offrire un ramo d'ulivo alla Cina e la suo colosso delle tlc Huawei, accusato dagli Stati Uniti di sfruttare le sue attrezzature per spiare sui clienti per conto di Pechino. Il tutto mentre le due maggiori potenze economiche mondiali stanno trattando per trovare un accordo commerciale che eviterebbe una guerra a colpi di dazi.

AP

Le banche americane hanno chiuso un 2018 con utili record. Stando alla Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic), l'agenzia americana indipendente che garantisce i depositi bancari, gli utili netti sono saliti sul 2017 di 72,4 miliardi di dollari o del 44,1% a 236,7 miliardi.

Usa-Cina: i negoziati commerciali di alto livello entrano nel vivo

Bloomberg: Pechino si impegna a comprare 30 miliardi di dollari addizionali di materie prime agricole americane. Reuters: al lavoro su sei memorandum

Dopo due giornate preparatorie, a Washington iniziano oggi i negoziati commerciali di alto livello tra Usa e Cina. Le due parti stanno delineando i contenuti di un memorandum of understanding iniziale di cui si parlava già la settimana scorsa quando a Pechino era finito il sesto round di trattative.

Gli Usa allenteranno le regole per vendere droni armati ai Paesi arabi

Washington al momento non li vende a causa di una ferrea politica sulle esportazioni di tecnologia militare. Ma ora vuole contrastare la Cina

Gli Stati Uniti non forniscono i propri droni armati agli alleati del Golfo a causa di regole ferree sulle esportazioni di tecnologia militare. Di fronte agli investimenti record per la difesa dei Paesi dell'area e all'ingresso della Cina nel mercato militare mediorientale, Washington cambierà presto politica.

Wall Street, segnali positivi dai negoziati Usa-Cina

Le due potenze mondiali cominciano a delineare l'accordo per porre fine alla guerra commerciale
iStock

Bernie Sanders ci riprova: in un video annuncia candidatura a presidenziali 2020

Lo rivela Politico ma non è chiaro se e quando verrà diffuso
AP

Bernie Sanders scenderà di nuovo in campo per correre verso la Casa Bianca. Secondo il sito Politico, il senatore indipendente del Vermont ha registrato un video in cui dice che si candiderà alle elezioni presidenziali americane del 2020. Non è tuttavia chiaro se e quando il video sarà diffuso.

Mueller chiede per Manafort fino a 24,4 anni in carcere per frodi fiscali

Il procuratore che sta indagando sul Russiagate vuole anche una multa pari a un massimo di 24 milioni di dollari. Le sorti dell'ex presidente della campagna Trump nelle mani di un giudice in Virginia

Fino a un quarto di secolo. Tanto l'ex presidente della campagna elettorale di Donald Trump dovrebbe trascorrere in prigione. E' questa la raccomandazione fatta da Robert Mueller per Paul Manafort. Il procuratore speciale che sta indagando sul Russiagate di fatto crede che Manafort, 69 anni, debba trascorrere il resto della sua vita dietro le sbarre per avere commesso frodi fiscali e bancarie commesse mentre dal 2010 al 2014 mentre lavorava come consulente di politici ucraini pro-Russia. L'uomo fu giudicato colpevole di otto capi di imputazione lo scorso agosto in un processo ad Alexandria, Virginia.

I mercati sperano in un accordo Usa-Cina ma "resta ancora molto da fare"

Segnali incoraggianti dopo il sesto round di trattative. Da Pechino, i negoziati si spostano di nuovo a Washington. Trump: "Mai così vicini a un'intesa"

Da Pechino a Washington sono giunti segnali incoraggianti sull'ultimo round, il sesto, di trattative commerciali tra Stati Uniti e Cina.

Scelta da Trump per diventare ambasciatrice Onu, Nauert si ritira

La portavoce del dipartimento di Stato, ex conduttrice di Fox News, lascia l'amministrazione dopo due anni. Pompeo: decisione "personale". Lei: è "nell'interesse della mia famiglia". Sarebbe stata messa sotto torchio al Senato per la conferma
U.S. Department of State

La portavoce del dipartimento di Stato nominata a dicembre da Donald Trump per diventare ambasciatrice alle Nazioni Unite, si è ritirata. E dopo due anni, ha lasciato l'amministrazione Usa. Ironia della sorte vuole che a fermare l'ascesa di Heather Nauert al Palazzo di vetro, almeno secondo Bloomberg, sia stato un passo falso commesso in passato: ha arruolato una baby sitter straniera che viveva legalmente negli Stati Uniti ma che non era autorizzata a lavorare. Nell'America del 45esimo presidente americano, in cui la retorica contro gli immigrati è usata per giustificare la costruzione del muro tra Usa e Messico, quella di Nauert è una pecca che politicamente avrebbe creato non poco imbarazzo all'amministrazione Trump. Anche se va detto che Trump ha assunto migranti privi di permesso di soggiorno nei suoi vari campi da golf.