Trump cede: riapre il governo federale per tre settimane senza fondi per muro

Vittoria per la speaker democratica Nancy Pelosi, che lo aveva già spinto a posticipare il discorso sullo stato dell'unione. Lui minaccia un altro shutdown a metà febbraio

Due a zero a favore di Nancy Pelosi. Il braccio di ferro con il presidente americano sullo shutdown è finito così: con una doppia vittoria politica a favore della deputata italoamericana, dal tre gennaio di nuovo in controllo della Camera. Nel giro di due giorni la 78enne ha avuto la meglio sul 72enne Donald Trump, costringendolo prima a posticipare il discorso sullo stato dell'unione e poi ad accettare di riaprire il governo federale senza in cambio ricevere alcun fondo per la costruzione del muro che lui continua a sognare tra Stati Uniti e Messico.

Nel trentacinquesimo giorno di shutdown, Congresso e Casa Bianca hanno siglato un'intesa temporanea per riaprire il governo federale fino al 15 febbraio, pagare a posteriori gli oltre 800mila dipendenti federali che nell'ultimo mese non hanno ricevuto uno stipendio e per negoziare nel frattempo una soluzione (si spera) definitiva. Trump però non demorde: parlando come se a vincere fosse stato lui, dal Rose Garden della Casa Bianca ha lanciato una minaccia: o nel prossimo accordo riceverà i fondi che chiede per la barriera fisica al confine meridionale degli Usa oppure a metà febbraio ci sarà di nuovo uno shutdown. Per risolvere il "problema", ha tuonato, "userò i miei poteri", un riferimento all'emergenza nazionale che potrebbe invocare (senza basi legali solide) per portare avanti il suo piano senza dovere chiedere soldi al Congresso.

Messi alle strette dai forti ritardi registrati in due dei tre aeroporti di New York, oltre che in quelli di Atlanta (il più trafficato al mondo), Philadelphia e Miami, i legislatori e il presidente americano hanno deciso per ora di mettere fine allo shutdown, di gran lunga il più duraturo della storia nazionale. Gli assistenti di volo erano arrivati a minacciare uno sciopero; insieme a piloti e controllori di volo (molti dei quali si sono dati per malati perché costretti altrimenti a lavorare senza stipendio), avevano messo in guardia: "Non possiamo nemmeno calcolare il livello di rischio attualmente in gioco né prevedere il punto raggiunto il quale il sistema [dell'aviazione civile] intero salterà". Per questo la Federal Aviation Administration aveva costretto a terra molti voli provocando notevoli ritardi.

I mercati sono rimasti indifferenti alla soluzione temporanea: gli investitori speravano in una accordo definitivo con il quale sarebbe venuto meno il rischio di una frenata a zero del Pil statunitense del primo trimestre. Gli analisti di Capital Economics escludono che tra tre settimane il governo federale finisca di nuovo in paralisi. "Sarebbe notevole se Trump decidesse di mettersi con le spalle al muro e innescare un altro shutdown", specialmente alla luce dei suoi indici di gradimento in calo. Stando a un nuovo sondaggio di Washington Post-Abc News, il 58% degli americani è insoddisfatto da Trump per via della paralisi del governo. Si tratta del 5% in più di tre mesi fa.

Ipotizzando che nessuno faccia obiezioni, prima il Senato e poi la Camera già oggi dovrebbero approvare a voce la legge di spesa, che poi Trump firmerà. Essa include gli 1,3 miliardi di dollari offerti sin dall'inizio dai democratici per potenziare la sicurezza al confine ma senza barriere fisiche. Resta da vedere se e chi cederà per primo nelle prossime settimane visto che Trump ha sempre voluto 5,7 miliardi per il muro.