Trump crede a Putin, o forse no. "Kim mi chiama vecchio? Io non gli direi mai che è basso e grasso"

Il presidente statunitense ha lasciato il Vietnam ed è arrivato nelle Filippine. Sulle interferenze russe nelle elezioni ha prima detto di credere all'omologo russo, poi di stare con le agenzie d'intelligence Usa, che accusano il Cremlino di ingerenze
AP

Donald Trump crede a Vladimir Putin, o forse no. Il presidente degli Stati Uniti, questa mattina, ha detto di essere "con" le agenzie d'intelligence statunitensi, che hanno affermato che la Russia ha interferito nelle elezioni presidenziali dello scorso anno; interferenze che il presidente russo, Vladimir Putin, ha più volte smentito, anche durante i colloqui con Trump.

Eppure, lo stesso Trump, appena il giorno prima, aveva detto di credere a Putin, come già affermato in passato. Per uscire da una situazione scomoda per un presidente statunitense, Trump ha detto: "Credo che Putin creda che" la Russia non abbia interferito. "Credo che senta che lui e la Russia non hanno interferito nelle elezioni", è stata la spiegazione di Trump da Hanoi, in Vietnam, dove era arrivato da Danang, città dove aveva partecipato al vertice dell'Apec, ovvero i Paesi dell'anello pacifico.

Durante la conferenza stampa con il presidente vietnamita, Tran Dai Quang, Trump ha dichiarato: "Sul fatto che ci creda o no, io sono con le nostre agenzie, specialmente per come sono attualmente costituite". Poi, ha aggiunto che "preferirei averlo fuori dalla Russia [Putin, ndr], se devo essere sincero. Preferirei lavorare con lui sull'Ucraina, sulla Siria e su altri temi che preoccupano la comunità globale. Quello che crede è quello che crede. Quello che credo è che dobbiamo tornare al lavoro".

"Credo a Putin" - Ore prima, dopo l'incontro con il presidente russo a margine del vertice Apec, Trump aveva detto, parlando ai giornalisti a bordo dell'Air Force One, di credere assolutamente alla sincerità delle assicurazioni di Putin, che aveva respinto ogni accusa di ingerenza nel voto statunitense. Poco dopo queste dichiarazioni, la Cia aveva confermato le sue accuse contro la Russia e il senatore John McCain aveva detto che "non c'è nulla di 'Prima l'America [lo slogan di Trump, ndr] nel credere alla parola di un colonnello del Kgb rispetto a quella dell'intelligence statunitense".

I tweet sulla Russia...- Trump è tornato a parlare dei rapporti con Mosca in una serie di tweet: "Ma quando capiranno tutti quegli imbecilli là fuori che avere delle buone relazioni con la Russia è una cosa positiva e non una cosa negativa? Voglio soluzioni per Corea del Nord, Siria, Ucraina, terrorismo. E la Russia può dare un enorme aiuto!".

...E quelli sulla Corea del Nord - "Perché Kim Jong-un mi insulta chiamandomi 'vecchio' [vecchio lunatico, ndr], quando i non lo chiamerei MAI "basso e grasso? Io ce la metto tutta per essere suo amico, e forse un giorno succederà!".

L'accordo sulla Siria - Trump e Putin, pur non avendo avuto un colloqui diretto, hanno comunque trovato il tempo per un brevissimo faccia a faccia in cui hanno deciso di lasciare il segno, dando il via libera a un patto tra Washington e Mosca sul futuro della Siria. Ora che, dopo la capitolazione di Raqqa, l'Isis è stato quasi definitivamente sconfitto, la priorità è diventata la fine della guerra civile. L'accordo è contenuto in una corposa dichiarazione congiunta a cui gli sherpa americani e russi hanno lavorato l'intera notte, resa pubblica di primo mattino dopo che il testo è stato approvato dal ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e dal segretario di Stato americano, Rex Tillerson. "Un grande successo" ha affermato soddisfatto il presidente russo. "Salveremo molte vite umane" il commento di Trump. Il documento - che in molti sperano imprima una svolta alla drammatica situazione siriana - parte dalla conferma dell'impegno comune per portare a termine la lotta contro l'Isis e da una dichiarazione di principio: la crisi non si risolve militarmente, ma perseguendo la via diplomatica. E garantendo la sovranità, l'indipendenza e l'integrità territoriale del Paese. Poi la road map per delineare le tappe attraverso le quali costruire il futuro della Siria. Qui la grande novità, spiegano gli esperti: il ritorno al 'processo di pace di Ginevra', che prevede un negoziato tra tutte le parti in causa sotto l'egida dell'Onu, con il duplice obiettivo di varare una riforma costituzionale e istituzionale e di indire delle elezioni libere, sotto la stretta vigilanza degli osservatori delle Nazioni Unite.

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