Trump divide gli ebrei americani e gli israeliani (sondaggio)

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Le due più grandi comunità ebraiche al mondo sono profondamente divise. Tra gli ebrei americani e gli israeliani c'è un divario, specialmente in relazione al presidente americano Donald Trump. E' quanto emerso da un sondaggio dell'American Jewish Committee (AJC).

Il 77% degli israeliani approva l'operato di Trump contro solo il 34% degli ebrei americani. A disapprovare la politica del 45esimo presidente Usa è il 57% degli ebrei americani contro solamente il 10% degli israeliani.

Non sorprende che l'85% del campione israeliano sostenga il riconoscimento controverso da parte degli Usa di Gerusalemme come capitale d'Israele e il trasferimento nella città della loro ambasciata. La mossa ha ribaltato decenni di prassi statunitense e ha sollevato le critiche della comunità internazionale, araba e palestinese (che in Gerusalemme Est vede la capitale di un suo futuro stato).

Il sondaggio di AJC è arrivato in vista dell'avvio dell'AJC Global Forum a Gerusalemme, dove il premier israeliano Benjamin Netanyahu parlerà. Quest'ultimo ha stretto un forte legame con Trump, che si è ben guardato dal criticare gli attacchi mortali dei soldati israeliani contro i palestinesi nella Striscia di Gaza che hanno partecipato alla Grande Marcia del ritorno. Oltre 100 manifestanti sono stati uccisi e due membri del personale medico inclusa una infermiera 21enne, Razan al-Najjar.

Stando al sondaggio, il 59% degli americani è favorevole alla creazione di uno Stato palestinese contro solo il 44% degli israeliani.

A spiegare il divario crescente tra le due comunità è il fatto che quella degli ebrei americani è composta principalmente da democratici che sono critici di Trump e di Netanyahu. Inoltre, questo gruppo si identifica con la parte più liberal del giudaismo, che in Israele ha una presenza decisamente contenuta.

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Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

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Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

Abituato ad attaccare i suoi più feroci critici, il Ceo di Tesla ne ha combinata un'altra delle sue. Il tutto mentre il mondo della finanza continua a interrogarsi se e come Elon Musk realizzerà il delisting del gruppo, ipotizzato martedì 7 agosto in una serie di tweet controversi su cui la Sec ha acceso un faro. Intanto il cda di Tesla si prepara a incontrare gli advisor finanziari per discutere dell'operazione.

Cooperare o morire. Facebook smentisce minaccia fatta agli editori

A darne notizia è The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch. Il social network non più interessato a inviare traffico ai gruppi media

Facebook ha smentito quando riportato da un sito australiano, secondo cui al Ceo Mark Zuckerberg "non importa" nulla degli editori e che il social network li lascerebbe morire se non cooperano con il gigante tecnologico. Stando alle indiscrezioni del The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch - il manager responsabile delle partnership nel campo dell'informazione (Campbell Brown) avrebbe messo in guardia i gruppi editoriali che non vogliono lavorare con l'azienda californiana. Lo avrebbe fatto la settimana scorsa durante un incontro a Sidney: "Vi terrò per mano mentre il vostro business muore, come si fa in un hospice". Facebook ha reagito dicendo che i commenti "sono stati decontestualizzati".

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Dopo essere stato pesantemente criticato per la serie di tweet controversi (e privi di dettagli) con cui il 7 agosto scorso aveva annunciato di volere delistare Tesla e renderla un gruppo in mani private, il Ceo Elon Musk ha pubblicato un blog post nel tentativo di fornire chiarimenti. Tuttavia gli investitori sono rimasti scettici sul suo piano di buyout.

L'ambasciatrice Mariangela Zappia debutta all'Onu, vede Guterres

La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso il palazzo di vetro ha presentato le sue credenziali. I temi prioritari per il nostro Paese: pace e sicurezza, diritti umani, sviluppo sostenibile, migrazioni

La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite a New York, l'ambasciatrice Mariangela Zappia, ha presentato oggi le lettere credenziali al segretario generale Antonio Guterres. Durante l’incontro con Guterres, Zappia ha evidenziato la priorità assegnata dall’Italia a un multilateralismo efficace, al ruolo del Palazzo di vetro per la pace e la sicurezza internazionali e quale pilastro di un sistema internazionale fondato sul diritto e sul rispetto della persona.

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Archiviato il suo quarto trimestre fiscale in perdita, ma soddisfando comunque gli analisti, News Corp ha chiuso l'esercizio 2018 con un buco di 1,4 miliardi di dollari, più che doppio di quello del 2017, e ricavi in rialzo dell'11% a 9,02 miliardi. Per il Ceo Robert Thomson quella dell'anno terminato il 30 giugno scorso è stata "una performance robusta in tutti i nostri business" e con "cambiamenti positivi e profondi nel nostro flusso dei ricavi, che sono stati più globali, digitali e basati sugli abbonamenti". Basti un esempio: The Times, The Sunday Times e The Wall Street Journal "hanno raggiunto nuovi massimi nella loro trasformazione digitale con abbonati digitali che ora superano quelli della versione cartacea" di questi giornali.

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