Trump: emergenza nazionale per costruire il muro, verso batteglie legali

Firmata legge di spesa che evita un altro shutdown

Anche Donald Trump, come altri presidenti americani prima di lui, ha firmato una dichiarazione di emergenza nazionale. Per il 45esimo Commander in Chief, c'è una crisi al confine tra Stati Uniti e Messico dove serve - è la sua tesi - costruire un muro per fermare una "invasione di droghe, criminali e gang". Peccato che con una tale mossa, il 45esimo Commander in chief non solo abbia agito in un contesto decisamente diverso da quello dei suoi predecessori; Trump ha anche spianato la strada a una serie di battaglie politiche e legali su una "crisi" non dimostrata dai dati. Non a caso, parlando alla stampa dal Rose Garden, il leader Usa ha attaccato un paio di giornalisti critici. A Jim Acosta, a cui in passato aveva negato accesso alla Casa Bianca, ha detto di fare "domande false" per una emittente "fake", la Cnn. A un altro reporter che aveva osato chiedergli che dati utilizza per dire che c'è una crisi al confine meridionale, Trump ha ordinato di sedersi e starsene zitto.

Invocando l'emergenza nazionale, Trump aggira il Congresso mettendo le mani su fondi destinati ad altri progetti per costruire il muro controverso. Trump attingerà a 3,6 miliardi dedicati a costruzioni militari, altri 2,5 miliardi arriveranno da programmi volti a contrastare il traffico di droga e altri 600 milioni di dollari giungeranno dal Tesoro. Aggiungendo 1,375 miliardi di dollari previsti nella legge di spesa firmata da Trump e che consente di evitare un altro shutdown, il presidente potrà contare su 8 miliardi per costruire nuove barriere e riparare quelle esistenti. Si tratta di più dei 5,7 miliardi che il Congresso si è rifiutato di concedergli fino ad ora. Su questo era scattato quello che poi è diventato uno shutdown record.

I democratici al Congresso sono già sul piede di guerra con quelli alla Camera, che la controllano, pronti a introdurre una legislazione per bloccare la mossa del presidente. Convinti che la decisione di Trump sia "illegittima", la speaker alla Camera, Nancy Pelosi, e il leader della minoranza Dem al Senato, Chuck Schumer, premono sui repubblicani affinché a loro volta difendano la Costituzione e la loro autorità parlamentare. Loro sperano che la legislazione anti emergenza nazionale sia approvata in ambo le aule del Congresso. A quel punto, il testo arriverebbero sulla scrivania di Trump, che si ritroverebbe nella condizione di emettere il suo primo veto presidenziale.

Oltre alle battaglie legislative, il caso potrebbe arrivare anche sui banchi di tribunale su iniziativa non solo dei legislatori democratici ma anche di Stati e contractor federali. Letitia James, il segretario di Giustizia dello Stato di New York, ha già dichiarato battaglia.

Intanto i democratici hanno messo in guardia: la mossa del presidente crea un precedente che potrebbe essere usato da leader Dem futuri su questioni come il cambiamento climatico tutt'altro che care a Trump. La Casa Bianca sostiene che non si crea alcun precedente pericoloso tanto più che le dichiarazioni di emergenza sono state fatte 58 volte nell'ambito di una legge degli anni '70 e una trentina sono ancora in vigore. Peccato che nella maggioranza dei casi, furono invocate per via di crisi varie e non per dirottare fondi senza l'ok del Congresso. In due casi fondi militari sono stati reindirizzati: una volta da George H.W. Bush nel november 1990, in risposta all'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq, e un'altra nel novembre 2001 da George W. Bush dopo gli attacchi terroristi dell'11 settembre 2001 contro l'America. In nessuno dei due casi però fu fatta un'azione bocciata dal Congresso.

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