Trump firma controvoglia nuove sanzioni contro la Russia

Il presidente critica il testo approvato dal Congresso perché limita il suo potere di azione. Si difende: l'ho fatto per l'unità nazionale. Spera nella cooperazione con Mosca

Come anticipato nei giorni precedenti, (controvoglia) il presidente americano Donald Trump ha firmato - rendendolo legge - il testo che impone nuove sanzioni contro la Russia per la sua presunta interferenza nelle elezioni presidenziali 2016 (negata da Mosca e su cui il miliardario di New York ha espresso scetticismo); anche l'Iran e la Corea del Nord vengono punite dalla misura.

Per il leader Usa si tratta di una sconfitta. Non a caso ha rilasciato un commento in cui precisa che il testo stesso è "seriamente imperfetto". E ha attaccatto il Congresso. Chiaramente all'inquilino della Casa Bianca non piace il fatto che le misure approvate a Capitol Hill gli impediscano di rimuovere sanzioni esistenti senza prima avere consultato i legislatori; una tale soluzione è stata adottata da senatori e deputati una settimana fa alla luce del fatto che l'amministrazione Trump aveva segnalato la speranza di allentare le tensioni con Mosca.

Con un colpo al cerchio e l'altro alla botte, Trump ha fatto s" riferimento alle interferenze in salsa russa ma ha anche detto che lui, e non il Congresso, ha la capacità di trovare soluzioni con Paesi stranieri: "L'America non tollererà interferenze nel nostro processo democratico e saremo al fianco dei nostri alleati e amici contro la destabilizzazione e la sovversione della Russia". Il presidente Usa sperava tuttavia di essere libero di gestire la partita russa come gli pareva, specialmente ora che il presidente russo Vladimir Putin ha risposto alla nuove sanzioni approvate dal Congresso con una richiesta che, a detta del segretario di Stato Rex Tillerson "ci complica la vita": oltre 700 diplomatici americani devono lasciare la Russia.

Trump ha ricordato i dubbi espressi al Congresso per come le misure da esso adottate limitino il "potere esecutivo, svantaggino le aziende Usa e ledano gli interessi dei nostri alleati europei". Trump si è pure difeso dicendo che "la mia amministrazione ha tentato di lavorare con il Congresso per rendere il testo [delle sanzioni] migliore".

Pur sostenendo che il linguaggio è stato migliorato, tenendo anche conto del feedback di alleati europei, Trump resta convinto che il testo stesso limiti la flessibilità di lui stesso e della sua squadra di governo di negoziare. E attaccando il Congresso, ha tuonato: "non può nemmeno negoziare su una riforma della sanità di cui si parla da sette anni" (riferimento al fatto che i senatori repubblicani non sono riusciti ad abrogare l'Obamacare nonostante siano numericamente superiori ai democratici).

Il risultato secondo Trump? "Per gli Usa sarà più difficile siglare accordi buoni per il popolo americano portando Cina, Russia e Corea del Nord più vicini gli uni agli altri". Il 45esimo Commander in chief ha concluso spiegando di avere comunque promulgato le nuove sanzioni "per il bene dell'unità nazionale". Esse "rappresentano il desiderio degli americani di vedere una Russia che fa passi per migliorare le relazioni con gli Usa. Speriamo ci sia cooperazione tra i nostri due Paesi su questioni di carattere globale in modo tale che queste sanzioni non saranno più necessarie".

E vantandosi per l'ennesima volta dei suoi (discutibili) successi imprenditoriali, Trump ha detto: "Ho costruito una grande azienda che vale miliardi di dollari. Quella è stata la ragione principale per cui sono stato eletto. Come presidente, possono siglare accordi con Paesi stranieri molto migliori [di quelli che potrebbe siglare] il Congresso". Intanto Tillerson si prepara a nuovi incontri con il collega Sergey Lavrov. Come spiegato ieri in una conferenza dal capo della diplomazia Us, "il popolo Usa non vuole una cattiva relazione con una potenza nucleare [come la Russia]".

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