Trump è il presidente Usa meno apprezzato dopo un anno di mandato

Sempre più elettori vogliono che il Congresso torni a essere controllato dai democratici. Lui si prepara a una campagna elettorale in giro per la nazione

Poco importa che Trump sia convinto che la sua amministrazione è la migliore della storia statunitense.  E poco importa che lui stia per consegnare alla nazione "un fantastico regalo di Natale" sotto forma di una riforma fiscale (che agevola aziende e miliardari come lui). Gli americani la pensano diversamente, tanto che Trump, un repubblicano, è il presidente meno apprezzato dopo il primo anno di mandato. Non solo. Mentre lui si prepara a una campagna intensa in giro per il Paese in vista delle elezioni di metà mandato, in calendario nel novembre 2018, sempre più elettori vorrebbero che il Congresso tornasse a essere controllato dai democratici (attualmente il Gop ha la maggioranza sia alla Camera sia al Senato).

Dopo l'amarissima sconfitta alle elezioni speciali in Alabama, vinte da un democratico, due sondaggi presentano un quadro che dovrebbe fare preoccupare l'amministrazione Trump. 

Il primo è stato elaborato da AP-NORC Center for Public Affairs Research e mostra come il 45esimo Commander in chief sia considerato il peggiore di sempre: soltanto il 32% del campione lo apprezza contro un 67% che disapprova la sua presidenza. L'aspetto interessante è che anche "un quarto" dei repubblicani sentiti è deluso dal primo anno di mandato di Trump, segno forse che la presa sulla sua base elettorale sta venendo meno. Questo sondaggio è in linea con altri, in base ai quali il gradimento di Trump è intorno al 30%. Il confronto con il predecessore Barack Obama parla da solo: secondo Gallup il 44esimo presidente Usa iniziò il suo primo anno con un apprezzamento del 57,2% e cominciò il secondo al 46,7%. E nonostante Trump sostenga di avere mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale, solo il 23% degli americani sentiti da AP-NORC è d'accordo contro il 45% convinto che invece abbia fallito e un 30% che crede che Trump ci abbia provato ma senza successo.

Un secondo sondaggio, elaborato da Wall Street Journal/NBC News, lancia segnali allarmanti al Gop. Il 50% del campione vorrebbe che le elezioni dell'anno prossimo fossero vinte dal partito democratico contro un 39% che vorrebbe prevalesse il Gop. La differenza di 11 punti percentuali è cresciuta rispetto a quella di 7 punti registrata a ottobre. Per il partito democratico, si tratta del primo vantaggio a doppia cifra dalla fine del 2008. La cosa non è da poco visto che solo quando c'è stato un vantaggio a doppia cifra, il sondaggio si è tradotto in vittorie elettorali. Prima di riprendere il controllo di Camera e Senato nel 2006, il partito democratico era avanti di 10 punti percentuali; nel 2008, quando vinse oltre 20 seggi alla Camera, il vantaggio era del 14%.

Il quadro politico attuale, in cui il Russiagate resta al centro del dibattito, porta il 59% degli elettori democratici a mostrare livelli massimi di interesse per le prossime elezioni di metà mandato contro il 49% di quelli repubblicani. Tra gli elettori del Gop che hanno votato per Trump perché credevano in lui, il 60% mostra livelli massimi di interesse contro il 37% di chi ha votato per lui solo perché la rivale democratica Hillary Clinton non convinceva.

Intanto la Casa Bianca si prepara a una campagna elettorale in giro per gli Stati Uniti. L'obiettivo è essere coinvolta nelle elezioni che chiamano in causa seggi al Senato e alla Camera oltre alle poltrone di governatori statali. Secondo il Washington Post, che ha dato notizia dei piani dell'amministrazione, si tratta di una mossa rischiosa specialmente laddove le sfide saranno tra candidati dell'establishment e outsidere come Trump. C'è poi il rischio che nei comizi elettorali, Trump finisca per parlare di sé stesso offuscando il candidato di turno.

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