Trump: il sell-off di Wall Street? Colpa della Fed. Ecco perché si sbaglia

"Impazzita". "Fuori controllo". "Aggressiva". Abbondano le critiche del presidente Usa contro la banca centrale Usa, difesa dall'Fmi. Lui non silurerà comunque il governatore Powell
AP

"Impazzita". "Fuori controllo". "Aggressiva". Donald Trump non risparmia critiche contro la Federal Reserve, che secondo cui sta facendo un "grande errore" nel volere continuare ad alzare i tassi. Nonostante la sua insoddisfazione evidente nei confronti della banca centrale americana, la prima al mondo ad avere avviato nel dicembre 2015 la normalizzazione della sua politica monetaria, il 45esimo presidente americano non intende silurare il governatore Jerome Powell, il repubblicano che proprio lui ha voluto promuovere al vertice della Fed impedendo alla democratica Janet Yellen un secondo mandato quadriennale dopo quello terminato all'inizio dello scorso febbraio.

Gli attacchi di Trump contro la Fed - espressi pubblicamente da luglio - fanno discutere. Non solo perché non è affatto presidenziale esprimersi apertamente sulle scelte dell'istituzione, la cui indipendenza è difesa per legge. Ad essere controversa è anche la linea del leader Usa, che durante la campagna elettorale del 2016 non fece altro che criticare la banca centrale per avere tenuto i tassi bassi a lungo con il solo scopo - a suo dire - di favorire l'amministrazione Obama. L'impressione è che il miliardario immobiliarista di New York diventato leader Usa agisca a seconda di come tiri il vento. E visto che la sua politica fiscale è estremamente espansiva, un costo del denaro basso gli fa comodo per finanziare un debito destinato a esplodere. E visto che la crescita dell'economia Usa è alla base del suo cavallo di battaglia per difendere la sua presidenza - specialmente in vista alle elezioni di metà mandato di novembre - un suo rallentamento va evitato a tutti i costi (anche se a provocarlo potrebbero essere i dazi da lui voluti contro la Cina).

Larry Kudlow, il suo consigliere economico, lo ha difeso dicendo che "tutti sanno che la Fed è indipendente e che Trump non sta cercando di dettare" quello che deve fare. Il punto è che per oltre due decenni nessun Commander in chief si è segnato di parlare di Fed proprio per preservarne la credibilità agli occhi degli investitori, desiderosi che l'inflazione resti sotto controllo.

In difesa della Fed e di Powell si è schierata Christine Lagarde. Il direttore generale del Fondo monetario internazionale, da Bali (Indonesia), ha spiegato che la normalizzazione monetaria "è necessaria e legittima" a fronte di un'inflazione che nel 2018 si è ripresa dopo essere rimasta misteriosamente al palo nel 2017.

Anche l'affermazione di Trump secondo cui il sell-off poderoso osservato ieri a Wall Street "è causato dalla Federal Reserve", è vista come uno slogan politico. Nel considerare la Fed responsabile del crollo dell'azionario americano - che secondo l'Fmi ha valutazioni "tirate" - il presidente sembra ignorare i molteplici fattori di cui invece gli investitori stanno tenendo conto. A cominciare dalle tensioni commerciali che la sua America ha di certo alimentato con la sua politica protezionistica. Ci sono poi i timori associati alla recente corsa dei rendimenti dei Treasury, che potrebbero avere raggiunto un livello con cui rendono meno attraente l'azionario. A ciò si aggiunge la "rotazione" che sta portando gli investitori a ridurre l'esposizione ai titoli tecnologici, che fino ad ora hanno fatto da traino a Wall Street.

Ieri i mercati sono tornati a temere una guerra commerciale tra Usa e Cina, le due maggiori economie al mondo, dopo che il segretario americano al Tesoro, Steven Mnuchin, ha avvertito Pechino di non svalutare lo yuan a proprio vantaggio. Ora gli investitori restano in attesa del rapporto semiannuale con cui il Tesoro questo mese potrebbe decidere di definire la nazione asiatica come un "manipolatore di valuta". Secondo Goldman Sachs, una mossa simile verrebbe letta come una "escalation delle tensioni bilaterali" e sarebbe una "nuova fonte di rischi al ribasso per la crescita mondiale", di cui l'Fmi ha limato le stime per il 2018 e 2019. Inoltre il governo Usa intende aumentare i controlli sugli investimenti stranieri in aziende americane, mossa annunciata sempre ieri dal Tesoro e pensata (anche se non esplicitamente) per contrastare la Cina.

Resta da vedere se a fine novembre Trump incontrerà il presidente cinese Xi Jinping in occasione del G20 previsto in Argentina. Kudlow ha detto che ancora nulla è stato deciso sul potenziale faccia a faccia e che la risposta cinese alle domande americane, fino ad ora, è stata deludente. Sono tre i fattori che potrebbero ridare slancio a Wall Street: il venire meno delle tensioni commerciali tra Usa e Cina, un messaggio rassicurante dalla Fed e la ripresa dei buyback aziendali (fermata per via del periodo di blackout che precede la stagione delle trimestrali americane, che entra nel vivo domani con Citi, Jpm e Wells Fargo).

Altri Servizi

Wall Street, segnali positivi dai negoziati Usa-Cina

Le due potenze mondiali cominciano a delineare l'accordo per porre fine alla guerra commerciale
iStock

Fed indicisa sulla rotta dei tassi, entro fine anno stop a riduzione suo bilancio

Dai verbali della riunione di gennaio emerge una banca centrale "paziente" ma divisa sul costo del denaro. La fine della normalizzazione del suo bilancio sembra vicina

Nella sua prima riunione del 2019, la Federal Reserve si è presa tempo per studiare la situazione e determinare le sue mosse future: sui tassi, i suoi governatori sono divisi mentre sembra esserci unità nel credere che presto servirà annunciare uno stop alla riduzione, iniziata nel 2017, del suo bilancio gonfiato negli anni della crisi dagli acquisti di Treasury e bond ipotecari. E' questo il quadro che è emerso dai verbali della riunione della banca centrale Usa che si è svolta il 29 e 30 gennaio scorsi.

Wall Street, attenzione rivolta a trattative Usa-Cina e alle minute della Fed

Proseguono le trattative a Washington tra le due potenze mondiali
AP

Bernie Sanders ci riprova: in un video annuncia candidatura a presidenziali 2020

Lo rivela Politico ma non è chiaro se e quando verrà diffuso
AP

Bernie Sanders scenderà di nuovo in campo per correre verso la Casa Bianca. Secondo il sito Politico, il senatore indipendente del Vermont ha registrato un video in cui dice che si candiderà alle elezioni presidenziali americane del 2020. Non è tuttavia chiaro se e quando il video sarà diffuso.

Mueller chiede per Manafort fino a 24,4 anni in carcere per frodi fiscali

Il procuratore che sta indagando sul Russiagate vuole anche una multa pari a un massimo di 24 milioni di dollari. Le sorti dell'ex presidente della campagna Trump nelle mani di un giudice in Virginia

Fino a un quarto di secolo. Tanto l'ex presidente della campagna elettorale di Donald Trump dovrebbe trascorrere in prigione. E' questa la raccomandazione fatta da Robert Mueller per Paul Manafort. Il procuratore speciale che sta indagando sul Russiagate di fatto crede che Manafort, 69 anni, debba trascorrere il resto della sua vita dietro le sbarre per avere commesso frodi fiscali e bancarie commesse mentre dal 2010 al 2014 mentre lavorava come consulente di politici ucraini pro-Russia. L'uomo fu giudicato colpevole di otto capi di imputazione lo scorso agosto in un processo ad Alexandria, Virginia.

Amazon cancella piani per costruire secondo quartier generale a New York

Il gruppo cede al pressing dei politici locali contrari al progetto e si dice "dispiaciuto". Il sindaco de Blasio: "Buttata via un'opportunità". Ocasio-Cortez: sconfitto l'uomo più ricco al mondo

Amazon ha cancellato i suoi piani per realizzare parte del suo secondo quartier generale a New York City alla luce dell'opposizione manifestata nella metropoli americana. Lo ha comunicato il colosso americano del commercio elettronico confermando indiscrezioni che già erano state anticipate la settimana scorsa dal Washington Post, quotidiano di proprietà del Ceo di Amazon, Jeff Bezos.

Trump: emergenza nazionale per costruire il muro, verso batteglie legali

Firmata legge di spesa che evita un altro shutdown

Anche Donald Trump, come altri presidenti americani prima di lui, ha firmato una dichiarazione di emergenza nazionale. Per il 45esimo Commander in Chief, c'è una crisi al confine tra Stati Uniti e Messico dove serve - è la sua tesi - costruire un muro per fermare una "invasione di droghe, criminali e gang". Peccato che con una tale mossa, il 45esimo Commander in chief non solo abbia agito in un contesto decisamente diverso da quello dei suoi predecessori; Trump ha anche spianato la strada a una serie di battaglie politiche e legali su una "crisi" non dimostrata dai dati. Non a caso, parlando alla stampa dal Rose Garden, il leader Usa ha attaccato un paio di giornalisti critici. A Jim Acosta, a cui in passato aveva negato accesso alla Casa Bianca, ha detto di fare "domande false" per una emittente "fake", la Cnn. A un altro reporter che aveva osato chiedergli che dati utilizza per dire che c'è una crisi al confine meridionale, Trump ha ordinato di sedersi e starsene zitto.

Scelta da Trump per diventare ambasciatrice Onu, Nauert si ritira

La portavoce del dipartimento di Stato, ex conduttrice di Fox News, lascia l'amministrazione dopo due anni. Pompeo: decisione "personale". Lei: è "nell'interesse della mia famiglia". Sarebbe stata messa sotto torchio al Senato per la conferma
U.S. Department of State

La portavoce del dipartimento di Stato nominata a dicembre da Donald Trump per diventare ambasciatrice alle Nazioni Unite, si è ritirata. E dopo due anni, ha lasciato l'amministrazione Usa. Ironia della sorte vuole che a fermare l'ascesa di Heather Nauert al Palazzo di vetro, almeno secondo Bloomberg, sia stato un passo falso commesso in passato: ha arruolato una baby sitter straniera che viveva legalmente negli Stati Uniti ma che non era autorizzata a lavorare. Nell'America del 45esimo presidente americano, in cui la retorica contro gli immigrati è usata per giustificare la costruzione del muro tra Usa e Messico, quella di Nauert è una pecca che politicamente avrebbe creato non poco imbarazzo all'amministrazione Trump. Anche se va detto che Trump ha assunto migranti privi di permesso di soggiorno nei suoi vari campi da golf.

Trump attacca Maduro e corteggia il voto latinoamericano

Il presidente Usa alla Florida International University per parlare a due platee: gli espatriati e i generali venezuelani

Il presidente statunitense Donald Trump, durante un discorso in programma a Miami, chiederà a Nicolas Maduro di lasciare il potere in Venezuela. Lo farà parlando a due diversi pubblici: i generali che mantengono alla guida del Paese il presidente non più riconosciuto dagli Stati Uniti e le decine di migliaia di venezuelani espatriati, che potrebbero essere decisivi, in Florida, alle elezioni presidenziali del 2020.

I legislatori Gb contro Facebook: ha "intenzionalmente" violato le leggi

In un rapporto da 108 pagine, i parlamentari GB accusato il social network di compostarsi come un 'gangster digitale'. Chiesta stretta regolatoria su privacy e antitrust. Al via altre inchieste. Il gruppo: siamo cambiati ma c'è molto da fare
AP

Facebook ha "intenzionalmente e consapevolmente" violato leggi per la tutela della privacy e leggi antitrust nel Regno Unito, infischiandosene della tutela degli utenti come parte degli sforzi volti a massimizzare i ricavi generati dai dati loro associati. E' questa l'accusa pesante lanciata dai legislatori britannici domenica 17 febbraio. E' stato chiesto il lancio di un'inchiesta sulle pratiche dell'azienda americana, che ha risposto negando di avere violato le leggi e sostenendo di avere fatto tanti cambiamenti: "Sebbene ci sia ancora molto da fare, non siamo la stessa azienda di anni fa", ha detto Karim Palant, che lavora per il gruppo nel Regno Unito.