Trump Jr. chiese a un'avvocata russa le prove contro la fondazione Clinton

La legale, Natalia Veselnitskaya, lo ha detto alla commissione Giustizia del Senato. Negli Stati Uniti, sono in corso le indagini sulle interferenze russe nelle scorse elezioni presidenziali e sui possibili legami tra Mosca e lo staff di Donald Trump

L'avvocata russa presente all'incontro alla Trump Tower, il 9 giugno 2016, con i massimi responsabili della campagna elettorale del candidato repubblicano ha dichiarato che il figlio dell'attuale presidente statunitense, Donald Trump Jr., le chiese se avesse le prove di donazioni illegali alla Clinton Foundation. L'avvocata, riporta Nbc News, ha risposto alle domande che la commissione Giustizia del Senato le ha presentato per iscritto.

L'avvocata, Natalia Veselnitskaya, ha reso noto di aver risposto di non avere prove del genere e ha affermato che Donald Trump Jr. aveva probabilmente frainteso la natura dell'incontro, dopo le promesse che gli aveva fatto un intermediario, che gli aveva assicurato informazioni compromettenti sulla rivale democratica del padre, Hillary Clinton. Quando Trump Jr. ha capito che l'avvocata non aveva informazioni significative sul conto dell'ex first lady, avrebbe perso interesse nel colloquio, ha raccontato Veselnitskaya. Nel suo racconto di 51 pagine consegnato alla commissione, l'avvocata ha ribadito di non lavorare per il governo russo e di non aver portato alcun messaggio del Cremlino allo staff di Trump.

Già in passato, l'avvocata aveva dichiarato di essere andata all'incontro per fare attività di lobbying contro il Magnitsky Act, una legge statunitense firmata da Barack Obama per punire alcuni funzionari russi, presunti responsabili della morte in carcere di un avvocato russo, Sergei Magnitsky; il presidente russo, Vladimir Putin, ha risposto alla legge bloccando le adozioni di bambini russi da parte di cittadini statunitensi.

L'incontro alla Trump Tower è tra gli episodi al centro delle polemiche e delle indagini sul cosiddetto Russiagate, ovvero sulla possibilità che lo staff di Trump abbia aiutato il Cremlino nel suo tentativo di interferire nelle elezioni presidenziali statunitensi dello scorso anno. All'incontro alla Trump Tower erano presenti anche l'allora manager della campagna elettorale, Paul Manafort, e Jared Kushner, genero e consigliere dell'attuale presidente.

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