Trump e Kim a Singapore per il summit, cautela dagli Usa

Il presidente americano cerca di contenere le aspettative dell'incontro che potrebbe essere più simbolico che altro

Prima Kim Jong Un. Poi Donald Trump. Nel giro di qualche ora, il presidente nordcoreano e quello americano sono arrivati a Singapore per un summit potenzialmente storico. Sarà il primo incontro tra un leader nordcoreano e un presidente americano in carica, il primo tra  due leader di due nazioni che sono nemiche da quasi settanta anni.

Kim è atterrato a Singapore dopo avere viaggiato a bordo di un aereo della compagnia Air China; Trump è arrivato sull'Air Force One dal Canada, dove con un colpo di scena finale non ha firmato il comunicato congiunto del G7, ha minacciato dazi sulle auto e ha attaccato il premier canadese Justin Trudeau definendolo "debole".

Il faccia a faccia tra Trump e Kim ci sarà martedì 12 giugno quando in Italia saranno le 3 di notte. Stando alle indiscrezioni del Wall Street Journal, il leader nordcoreano partirà per tornare a casa solo cinque ore dopo l'orario previsto per l'inizio dell'incontro. Il presidente Usa dovrebbe invece ripartire mercoledì nella mattinana di Singapore.

In vista dell'appuntamento su cui punta da mesi, Trump ha cercato di contenere le aspettative. Parlando alla stampa riunita a Charlevoix per il G7, lui aveva affermato: "Ci vorrà tempo" prima di raggiungere un accordo. "Almeno, credo, ci saremo visti", aveva detto il presidente americano parlando alla stampa. "Si spera che ci saremo piaciuti a vicenda e che inizieremo un processo".

Trump aveva aggiunto che secondo lui, Kim "vuole qualcosa di bello per il suo popolo e ha l'opportunità di farlo. Non l'avrà di nuovo". L'inquilino della Casa Bianca ha messo le mani avanti: "C'è una buona possibilità che [l'incontro con Kim] non vada bene. C'è probabilmente una chance ancora maggiore che ci vorrà tempo" per raggiungere un accordo. E con la sua solita spavalderia, Trump ha detto che lui saprà "nel giro del primo minuto" di faccia a faccia con Kim se quest'ultimo è "serio".

Anche i funzionari dell'amministrazione Trump sono cauti: difficilmente al primo incontro si arriverà alla fine formale della Guerra di Corea combattuta tra il 1950 e il 1953 e successivamente alla quale è stato firmato solo un armistizio. "A un trattato di pace ci si arriva molto più avanti nel tempo", ha detto una fonte al Wsj.

Di certo, l'autore de "The Art of the Deal" cercherà di convincere Kim di mettere fine al suo programma nucleare in cambio di aiuti economici e di una riapertura ufficiale dei rapporti diplomatici tra Usa e Corea del Nord. Resta da vedere chi tra i due risulterà più categorico: un Kim che sembra disposto alla denuclearizzazione ma solo in modo graduale e in cambio di concessioni da parte degli Usa o un Trump che vuole una nazione senza più armi nucleari. 

In attesa di capire se il summit sarà più simbolico che altro, il primo passo in un lungo periodo di negoziati, Kim in un certo senso ha già vinto. Forte delle armi nucleari e dei missili su cui Pyongyang ha lavorato per anni, si ritroverà a fianco del leader della prima potenza economica al mondo. E lo sarà diventando protagonista sul palcoscenico internazionale. C'è il rischio che la Corea del Nord voglia essere riconosciuta come uno Stato con capacità nucleari come lo sono, per esempio, India e Pakistan.

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