Trump: è la Cina, non noi, a essere sotto pressione per trovare un accordo

Washington ha invitato Pechino a un nuovo round di trattative. La nazione asiatica ha dato il benvenuto alla mossa

Gli Stati Uniti non sono sottopressione per raggiungere un accordo commerciale con la Cina. Lo ha scritto su Twitter il presidente americano, Donald Trump, smentendo quanto sostenuto dal Wall Street Journal.

Secondo il Commander in chief, il giornale parte della galassia di Rupert Murdoch "si sbaglia. Non siamo sotto pressione per siglare un accordo con la Cina. Sono loro [i cinesi] a essere sotto pressioni per raggiungere un'intesa con noi. I nostri mercati [azionari] stanno salendo, i loro stanno collassando. Presto incasseremo miliardi [di dollari attraverso l'imposizione di] dazi e producendo prodotti a casa".

Ieri è emerso che Washington ha invitato Pechino a un nuovo round di trattative, il quinto dopo quello di agosto svoltosi nella capitale americana senza progressi. L'idea è cercare di ottenere concessioni dalla nazione asiatica prima di decidere se imporre i già ventilati dazi su importazioni cinesi aventi un valore annuo di 200 miliardi di dollari.

La Cina ha dato il benvenuto alla mossa americana ma i dettagli di un incontro sono ancora in via di definizione. In una intervista a Fox News, ieri Larry Kudlow, il consigliere economico di Trump, aveva detto che "in gran parte dei casi parlare è meglio di non parlare quindi vedo questo come un plus".

Tra luglio e agosto gli Usa hanno fatto scattare dazi su 50 miliardi di dollari di import cinese, a cui Pechino ha risposto con contromisure di uguale valore che sono finite per colpire anche la soia americana. Venerdì scorso Trump ha minacciato tariffe doganali per 267 miliardi in aggiunta a quelle da 200 miliardi allo studio. C'è chi comunque resta cauto, convinto che la Cina preferisca temporeggiare aspettando di vedere l'esito delle elezioni di metà mandato del prossimo novembre. Se, come sembra, il partito del presidente (quello repubblicano) perderà il controllo della Camera, Pechino potrebbe sentirsi avvantaggiata. Intanto la nazione asiatica rassicura le aziende americane, alcune delle quali si sono unite lanciando una campagna contro i dazi di Trump.

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