Trump: "Mai chiesto a Comey di fermare le indagini su Flynn"

Il presidente degli Stati Uniti interviene su Twitter sul caso che coinvolge l’ex consigliere per la sicurezza nazionale
AP

Donald Trump ha smentito ancora una volta di aver chiesto all’ex capo dell’Fbi, James Comey, di interrompere le indagini sul suo ex consigliere per la sicurezza nazionale, Micheal Flinn, che venerd" è stato incriminato dall’Fbi per aver mentito nell’inchiesta speciale sull’ingerenza della Russia nelle ultime elezioni presidenziali americane.

Il presidente statunitense ha infatti twittato: "Non ho mai chiesto a Comey di fermare le indagini su Flynn. Sono solo altre fake news per coprire un'altra bugia di Comey". A distanza di qualche ora un altro cinguettio ha preso di mira l’attuale situazione del bureau investigativo: "Dopo anni di Comey e la disonesta indagine su Clinton, la reputazione dell'Fbi è a pezzi, la peggiore nella storia. Ma non temete, la riporteremo al suo splendore".

Subito dopo è arrivato anche il terzo tweet contro l’Fbi: "Un agente dell'Fbi anti-Trump ha guidato le indagini su Clinton. Ora tutto inizia ad aver senso". Il riferimento è all'agente dello staff del procuratore speciale, nominato per il Russiagate e recentemente allontanato per possibili messaggi anti-Trump. "Il corrotto agente dell'Fbi che ha avuto un ruolo nell'indagine sulla Clinton è ora sotto esame", ha scritto ancora il presidente americano.

Ma non è tutto perché l’immobiliarista di New York ha anche suggerito agli americani un’azione legale contro Abc: "Molti dovrebbero considerare di far causa ad Abc per i danni causati con le false e disoneste informazioni di Brian Ross che hanno fatto perdere ai mercati azionari 350 punti e causato danni per molti milioni di dollari".

Venerdì il giornalista investigativo della rete televisiva, Brian Ross, ha infatti riportato che Flynn era pronto a testimoniare contro Trump sostenendo che il tycoon gli avesse ordinato, da candidato, di mettersi in contatto con i russi. Abc ha successivamente corretto il tiro e sospeso il giornalista, precisando che le direttive del presidente sarebbero arrivate dopo l'elezione del novembre del 2016 e non durante la campagna elettorale. Le due ricostruzioni cambiano di molto la posizione di Trump e se nel primo caso mettono in evidenza possibili azioni illegali da parte dell’inquilino della Casa Bianca, nel secondo rappresentano una prassi comune per un presidente appena eletto.

In ogni caso, con questa ennesima serie di commenti appare chiara l’intenzione di Trump di attaccare in maniera diretta l’Fbi e il Dipartimento di Giustizia americano. Allo stesso modo è evidente la volontà di difendere se stesso dalle accuse che gli sono state mosse in questi mesi su possibili coinvolgimenti in prima persona nel Russiagate.

A prescindere dall’eventualità di un ruolo diretto di Trump, c’è chi non è affatto convinto che Flynn abbia agito in totale solitudine. A sostenere questa tesi è il New York Times che in un lungo articolo spiega di essere a conoscenza di alcune mail - note anche all’Fbi - che suggeriscono che Flynn non ha agito da solo. Questo nonostante la Casa Bianca lo fece passare per un traditore che aveva deliberatamente intrattenuto conversazioni con rappresentati russi,  durante la transizione dall’amministrazione Obama a quella di Trum,  mentendo poi ai suoi colleghi sul motivo di quegli incontri.

Tra le mail citate c’è quella del 29 dicembre scritta da K. T. McFarland, un'importante funzionaria che ha avuto un ruolo primario nella transizione, a una collega.  In quella corrispondenza McFarland ha sostenuto che le sanzioni contro la Russia, approvate dall’allora presidente Obama (l’espulsione dagli Usa di 35 diplomatici russi), avrebbero complicato i rapporti che Trump intendeva avere con Mosca.

Secondo quanto riporta il giornale di New York la funzionarie scrisse che Flynn - all’epoca dei fatti un privato cittadino senza alcun ruolo governativo - avrebbe parlato con l’ambasciatore russo Sergei Kislyak. In aggiunta, lo stesso articolo spiega che la funzionaria inoltrò almeno altre mail ad almeno sei collaboratori di Trump (tra cui l'allora capo dello staff Reince Priebus, il capo stratega Stephen K. Bannon e il portavoce Sean Spicer). Per cui, sebbene non ci siano prove del fatto che Trump fosse a conoscenza di cosa si dissero Flynn e Kislyak in quegli incontri, ci sono diverse evidenze che fanno pensare che il consigliere alla sicurezza non ha agito da solo e che diversi funzionari sapessero delle sue attività con i russi.

Altri Servizi

Wall Street, il focus resta sulla Turchia

Giornata economica priva di altri spunti di nota
iStock


Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

Al via a Washington manifestazione di suprematisti bianchi. Prevista contro-manifestazione. Nella città della Virginia dichiarato lo stato di emergenza
AP

Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

Abituato ad attaccare i suoi più feroci critici, il Ceo di Tesla ne ha combinata un'altra delle sue. Il tutto mentre il mondo della finanza continua a interrogarsi se e come Elon Musk realizzerà il delisting del gruppo, ipotizzato martedì 7 agosto in una serie di tweet controversi su cui la Sec ha acceso un faro. Intanto il cda di Tesla si prepara a incontrare gli advisor finanziari per discutere dell'operazione.

AP

Dopo essere stato pesantemente criticato per la serie di tweet controversi (e privi di dettagli) con cui il 7 agosto scorso aveva annunciato di volere delistare Tesla e renderla un gruppo in mani private, il Ceo Elon Musk ha pubblicato un blog post nel tentativo di fornire chiarimenti. Tuttavia gli investitori sono rimasti scettici sul suo piano di buyout.

Diritti umani, l'alto commissario Onu: parole di Trump "vicine all'incitamento alla violenza"

Zeid Ra'ad al-Hussein: "La sua retorica mi ricorda i tempi bui" del ventesimo secolo

La retorica del presidente statunitense, Donald Trump, contro i mass media 'nemici del popolo' è "molto vicina all'incitamento alla violenza", che potrebbe portare i giornalisti ad autocensurarsi o a essere attaccati. Lo ha detto l'alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra'ad al-Hussein, in un'intervista esclusiva al Guardian prima della fine del suo mandato. Il diplomatico e principe giordano lascerà l'incarico questo mese, dopo aver deciso di non ripresentarsi per un secondo mandato quadriennale, in un momento in cui le grandi potenze mondiali sembrano meno impegnate a combattere gli abusi.

L'ambasciatrice Mariangela Zappia debutta all'Onu, vede Guterres

La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso il palazzo di vetro ha presentato le sue credenziali. I temi prioritari per il nostro Paese: pace e sicurezza, diritti umani, sviluppo sostenibile, migrazioni

La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite a New York, l'ambasciatrice Mariangela Zappia, ha presentato oggi le lettere credenziali al segretario generale Antonio Guterres. Durante l’incontro con Guterres, Zappia ha evidenziato la priorità assegnata dall’Italia a un multilateralismo efficace, al ruolo del Palazzo di vetro per la pace e la sicurezza internazionali e quale pilastro di un sistema internazionale fondato sul diritto e sul rispetto della persona.

Trump pronto a rivedere accordi duty-free con nazioni piccole

Indonesia e Thailandia nel mirino. Dall'autunno analisi su accordi in Europa orientale, Medio Oriente e Africa

Non ci sono solo la Cina o l'Unione europea nel mirino (commerciale) degli Stati Uniti. Da quando Donald Trump è diventato presidente americano, era il gennaio 2017, Washington sta analizzando gli accordi commerciali grazie ai quali nazioni più piccole e meno sviluppate da 30 anni esportano in Usa migliaia di prodotti duty-free.

Dazi Usa per 16 miliardi di dollari su import cinese scattano il 23 agosto

Si aggiungono a quelli del 25% su 34 miliardi entrati in vigore il 6 luglio

Preannunciati il 15 luglio, i dazi americani su prodotti cinesi per 16 miliardi di dollari entreranno in vigore il 23 agosto prossimo. Le tariffe doganali si aggiungeranno a quelle del 25% scattate il 6 luglio scorso per 34 miliardi su 818 articoli Made in China.

Il duello Erdogan-Trump

La crisi turca preoccupa gli investitori. Obbligatorio un rialzo dei tassi di almeno il 10% per fermare la caduta libera della lira. Il presidente turco minaccia quello Usa: cercheremo nuovi amici. Alleanza Nato a rischio
AP

Quanto sarà disposto Recep Tayyip Erdogan a sopportare la "guerra economica" che secondo lui è stata lanciata dagli Stati Uniti contro la sua Turchia? Quanto la crisi finanziaria di Ankara si allargherà nei mercati emergenti e nel Mediterraneo? Quando e quali misure estreme verranno adottate per calmare la situazione? Sono questi gli interrogativi che rimbalzano da una sala operativa all'altra dopo un venerdì 10 agosto in cui la lira turca a un certo punto era arrivata a cedere il 20% contro il dollaro. Un biglietto verde alla fine della giornata comprava 6,43 lire, il 41% in meno da inizio anno.

News Corp: nell'anno perdita più che doppia a 1,4 miliardi di dollari

Pesano investimenti per creare una delle più grandi pay-tv d'Australia. il Wall Street Journal ha più abbonati digitali che su carta
iStock

Archiviato il suo quarto trimestre fiscale in perdita, ma soddisfando comunque gli analisti, News Corp ha chiuso l'esercizio 2018 con un buco di 1,4 miliardi di dollari, più che doppio di quello del 2017, e ricavi in rialzo dell'11% a 9,02 miliardi. Per il Ceo Robert Thomson quella dell'anno terminato il 30 giugno scorso è stata "una performance robusta in tutti i nostri business" e con "cambiamenti positivi e profondi nel nostro flusso dei ricavi, che sono stati più globali, digitali e basati sugli abbonamenti". Basti un esempio: The Times, The Sunday Times e The Wall Street Journal "hanno raggiunto nuovi massimi nella loro trasformazione digitale con abbonati digitali che ora superano quelli della versione cartacea" di questi giornali.