Trump: nostro arsenale nucleare mia così potente, speriamo di non doverlo usare

Il presidente Usa risponde all'ultima minaccia giunta dalla Corea del Nord. Tillerson difende linguaggio del leader Usa: Kim non comprende quello diplomatico. Guam pronta a difendersi: un attacco contro di noi è un'attacco all'America
Ap

Donald Trump continua ad alimentare la tensione con il regime norcoreano di Kim Jong-un. Con le parole. In un tweet, il presidente Usa ha scritto: "Il mio primo ordine da presidente è stato rinnovare e modernizzare il nostro arsenale nucleare. Ora è più forte e più potente come non mai". Trump ha poi aggiunto: "Speriamo di non doverlo mai utilizzare ma non ci sarà mai un momento in cui noi non saremo la nazione più potente al mondo!".

I suoi 'cinguettii' sono arrivati dopo il botta e risposta tra lui e il leader della Corea del Nord. Ieri Trump aveva avvertito Pyongyang: la smetta di minacciare gli Usa altrimenti Washington risponderà con il "fuoco e la furia". Qualche ora dopo la nazione aveva risposto dicendo che potrebbe attaccare l'isola di Guam: è un territorio Usa da 544 Km quadrati, di cui un terzo sono coperti da una base militare Usa dove lavorano 6mila americani.

Per Pyongyang è un target logico: da Guam due caccia Usa lunedì 7 agosto erano partiti per unirsi a quelli sudcoreani e giapponesi per una missione sulla penisola coreana. E da là a luglio erano partiti dopo due test missilistici balistici intercontinentali della Corea del Nord.

A difendere la linea dura di Trump ci ha pensato il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, convinto che il linguaggio del presidente Usa può funzionare con il leader nordcoreano.

"Quello che il presidente sta facendo è lanciare un messaggio forte alla Corea del Nord in un linguaggio che Kim Jong-un capirà perché non sembra invece comprendere il linguaggio diplomatico", ha dichiarato Tillerson mentre si trovava a bordo dell'aereo diretto a Guam per un rifornimento (previsto prima dell'aumento delle tensioni).

L'impressione è che quel linguaggio sia pensato anche per mettere pressione alla Cina, il partner commerciale più importante della Corea del Nord, affinché si schieri nuovamente a favore di nuove sanzioni dopo quelle di sabato scorso approvare all'unanimità all'Onu. Lo stesso pressing è esercitato su altre nazioni del Sudest asiatico affinché taglino i ponti con Pyongyang.

Intanto Guam è pronta a difendersi da un possibile attacco. "Ho contattato la Casa Bianca questa mattina. Un attacco o una minaccia contro Guam è una minaccia o un attacco contro gli Stati Uniti", ha spiegato Eddie Baza Calvo riferendo la linea dell'amministrazione Trump: "l'America sarà difesa".

"Guam è un territorio americano. Abbiamo 200.000 americani a Guam e alle [isole] Marianne. Non siamo solo una base militare. Detto questo, voglio garantire che siamo pronti per ogni eventualità" anche se, ha continuato Calvo, il livello di allerta non è cambiato dopo le ultime provocazioni nordcoreane. 

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