Trump, nuovo ostacolo per i richiedenti asilo: sarà più difficile ottenere un permesso di lavoro

Le attuali norme prevedono tempi certi, entro i quali chi chiede asilo può iniziare a lavorare. L'attuale amministrazione vuole cancellarli
AP

L'amministrazione Trump ha proposto una nuova norma che renderebbe molto più difficile, per i richiedenti asilo, ottenere un permesso per lavorare, in modo da scoraggiare ulteriormente l'arrivo di rifugiati. Le persone che, negli Stati Uniti, hanno presentato domanda di asilo possono richiedere un permesso di lavoro, se sono in attesa di una decisione sul loro asilo da 150 giorni; secondo le attuali regole, ricevono un permesso di lavoro nei successivi 30 giorni.

L'amministrazione Trump vorrebbe disfarsi della scadenza di 30 giorni, ha detto Julia Gelatt, analista di Migration Policy Institute, alla Cnbc. "Non c'è nulla, nella norma proposta, che li renda responsabili di concedere il permesso di lavoro ai richiedenti asilo in un tempo determinato". Per Eleanor Acer, direttrice della nonprofit Human Rights First, si tratta solo di un altro tentativo dell'amministrazione di ostacolare i migranti; secondo lei, con la nuova norma, i migranti saranno costretti a vivere in condizioni peggiori e a dover contare sull'aiuto finanziario dei parenti.

Ken Cucinelli, il direttore dei Citizenship and Immigration Services, considerato uno dei 'falchi' dell'amministrazione Trump sull'immigrazione, ha detto che la norma proposta permetterà all'amministrazione Trump di avere più tempo per controllare i richiedenti asilo, necessario per garantire la sicurezza nazionale. "La nostra prima priorità, come agenzia, è salvaguardare l'integrità del nostro sistema di immigrazione legale da quelli che cercano di sfruttarlo o abusarne" ha detto Cucinelli, attraverso un comunicato stampa. "Questa proposta ci permette di condurre il tipo sistematico di controlli e procedure di verifica che ci si aspetta da un'agenzia incaricata di proteggere la sicurezza nazionale". Secondo Acer, la norma crea un altro "ostacolo" non necessario a chi vuole ottenere asilo negli Stati Uniti. "È un altro tentativo di punire chi cerca protezione in questo Paese".

Altri Servizi

Wall Street, l'attenzione resta sulla crisi Usa-Iran

Dopo il lancio di missili iraniani contro due basi Usa in Iraq, si attende la risposta del presidente Trump
AP

Facebook non cambia: continuerà a dare spazio alle fake news politiche

Unica novità: libertà di scegliere di non vedere inserzioni politiche
AP

Facebook ha annunciato che darà la possibilità ai propri utenti di scegliere di non visualizzare più inserzioni politiche. Questa è però l'unica novità riguardante la sua politica sulle pubblicità politiche, finita al centro di molte critiche, vista l'enorme diffusione di notizie false sul social network; inutile, finora, la pressione esercitata anche dai parlamentari statunitensi, che l'hanno accusata di eludere le sue responsabilità su cosa appare sulla sua piattaforma.

Iran, Trump: "Non vogliamo usare la forza militare, imporremo nuove sanzioni"

Appello agli altri firmatari dell'intesa del 2015: "Serve un nuovo accordo nucleare con Teheran". E chiede alla Nato un maggior coinvolgimento in Medio Oriente
Ap

Gli Stati Uniti faranno ricorso a nuove sanzioni contro l'Iran, ma non all'uso della forza militare, se non ci saranno nuovi attacchi. È quanto emerge dal discorso del presidente statunitense, Donald Trump, che ha parlato dalla Casa Bianca dopo gli attacchi missilistici iraniani contro due basi statunitensi in Iraq, compiuti la scorsa notte come rappresaglia per l'assassinio del generale iraniano Qassem Soleimani, avvenuto a Baghdad il 3 gennaio. "Nessun americano è stato ferito nell'attacco iraniano. Ci sono stati solo lievi danni alle basi militari" ha detto il capo di Stato.

Il premier iracheno a Pompeo: "Preparate un piano per il ritiro delle truppe Usa"

La richiesta è stata presentata in una telefonata; Trump ha minacciato Baghdad di sanzioni se le truppe Usa saranno costrette a lasciare il Paese
iStock

Il primo ministro iracheno, Adel Abdul-Mahdi, ha chiesto al segretario di Stato americano, Mike Pompeo, di inviare una delegazione in Iraq con il compito di presentare un piano per il ritiro delle truppe statunitensi dall'Iraq. Lo si legge in un comunicato diffuso dall'ufficio del primo ministro. La richiesta, si legge nel documento diffuso oggi, è stata presentata nel corso di una telefonata avvenuta ieri sera; è stato Pompeo a chiamare il premier iracheno, si legge ancora.

Usa-Iran, secondo il Nyt gli americani pianificavano di uccidere Soleimani da 18 mesi

Un lungo reportage del quotidiano spiega l’escalation dei "sette giorni più pericolosi" dell’amministrazione Trump e i retroscena che hanno evitato una possibile guerra
Ap

Negli ultimi giorni Trump ha più volte ribadito che l’operazione che ha portato il 3 gennaio scorso all’uccisione di Qassem Soleimani è stata frutto di una decisione "dell'ultimo minuto", giustificata dal fatto che il generale iraniano delle Forze Quds dei Pasdaran stesse progettando un attacco "imminente" di sostanziale portata contro le forze americane.

Wall Street, l'attenzione si sposta sul rapporto sull'occupazione

Messe da parte, per ora, le preoccupazioni per una crisi in Medio Oriente
AP

Pompeo: nessun attacco contro i siti culturali, l'Iran non avrà le armi nucleari

 Il segretario di Stato non ha fornito le prove della necessità del raid in cui è stato ucciso il generale Soleimani
Ap

Tutte le azioni statunitensi saranno "condotte all'interno delle norme internazionali sulla guerra". Lo ha dichiarato il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, in conferenza stampa. Il ministro ha risposto a una domanda sulle affermazioni del presidente Donald Trump, che ha minacciato di colpire siti culturali iraniani, se Teheran deciderà di rispondere militarmente all'uccisione del generale Qassem Soleimani, morto a Baghdad, in Iraq, in un raid statunitense. Azioni militari contro siti culturali sono considerate crimini di guerra.

Esper contraddice Trump: "Nessun attacco contro i siti culturali iraniani"

Il ministro della Difesa: "Seguiremo le regole dei conflitti armati"

Il segretario alla Difesa statunitense, Mark Esper, ha contraddetto il presidente Donald Trump, cercando di rassicurare la comunità internazionale sulla possibilità che Washington, in un conflitto contro l'Iran - dopo l’uccisione del generale Qassem Suleimani - attacchi anche dei siti culturali. "Seguiremo le regole dei conflitti armati" ha detto Esper in un incontro con la stampa al Pentagono, rispondendo a una domanda sulla questione. "Questo significa che non colpirete siti culturali?" ha chiesto ancora il giornalista. "Sono le regole dei conflitti armati" ha ribadito Esper.

Trump, favore all'industria: basta controlli ambientali sulle grandi opere

Il suo piano punta a rendere più facile e veloce la costruzione di oleodotti e miniere
AP

L'amministrazione Trump ha annunciato l'intenzione di allentare le regole sui controlli ambientali in modo da facilitare la costruzione di autostrade, miniere e oleodotti, come parte del suo progetto di deregolamentazione sposato sin dal 2017. In virtù di una legge del 1970, il National Environmental Policy Act (Nepa), tutti i progetti di grandi opere devono essere approvati da uno studio sul loro impatto ambientale da parte dell'agenzia federale competente.

Wall Street, calano i timori per il Medio Oriente

La situazione tra Stati Uniti e Iran resta in bilico, ma gli investitori guardano oltre
AP