Trump promette taglio tasse corporate al 15%, resta nodo coperture. Mnuchin: riforma storica

Si rispolvera la teoria che l'economista Arthur Laffer aveva delineato nel 1974: i tagli delle tasse si "pagheranno" da soli con la crescita economica innescata dalla riduzione fiscale.

La tanto attesa proposta di Donald Trump sulla riforma fiscale americana sarà presentata oggi, attorno alle 19.30 italiane. Qualche dettaglio, confermato per altro dal segretario al Tesoro Steven Mnuchin durante un evento a Washington, si sa già: il presidente proporrà un alleggerimento della tassazione dei profitti generati all'estero e una riduzione dell'aliquota corporate dal 35 al 15%, un taglio maggiore di quello al 28% ipotizzato, senza successo, da Barack Obama e di quello al 25% suggerito dai repubblicani nel 2014.

Il rischio, spiegano gli analisti, è che questi restino gli unici veri dettagli del piano, che potrebbe contenere per lo più linee guida programmatiche e non tutte le specifiche che i mercati e gli investitori vorrebbero. Secondo le indiscrezioni, Trump proporrà anche sgravi fiscali per le spese per l'assistenza sanitaria dei bambini, simili a quelli che la figlia Ivanka aveva suggerito durante la campagna elettorale.

Per quanto riguarda le tasse per i singoli individui, Trump vorrebbe ridurre il numero di "bracket", ovvero di fasce di reddito, ma secondo i bene informati non ci sarebbe un chiaro consenso sulle soglie: Mnuchin vorrebbe il 37% come aliquota massima, sotto l'attuale 39,6%, ma sopra il 33% che il presidente aveva promesso durante la campagna elettorale.

"Camera, Senato e amministrazione sono sulla stessa linea" per quanto riguarda la riforma fiscale, che è "chiaramente una priorità per il Congresso" e che "sarà la maggiore riforma fiscale della storia", ha detto Mnuchin, che si è detto convinto che il documento possa ricevere sostegno bipartisan in Congresso.

Questo è in realtà un tema tutto da appurare, viste le divisioni che sono emerse nelle ultime settimane anche all'interno dello stesso partito del presidente. Un altro punto di non poco conto sono le coperture per un taglio delle tasse tanto significativo: secondo le stime, la proposta di Trump farebbe calare le entrate del Fisco di 2.400 miliardi, visto che, secondo la commissione congiunta di Camera e Senato sulla Tassazione, per ogni punto percentuale in meno dell'aliquota le entrate federali calano di 100 miliardi di dollari in un decennio (per fare un esempio, una riduzione del 20% costerebbe al Governo 2.000 miliardi di dollari in dieci anni). 

A questo proposito, alla Casa Bianca qualcuno ha rispolverato la teoria che l'economista Arthur Laffer aveva delineato nel 1974, parlando di una curva di crescita dell'economia innescata dal taglio delle tasse e tale da generare nel lungo periodo nuovi introiti fiscali in grado di bilanciare quelli persi con la riduzione delle aliquote. In soldoni, Laffer sosteneva che una sforbiciata come quella ipotizzata da Trump potrebbe coprirsi da sola, senza bisogno di altri interventi per fare aumentare le entrate.

Anni fa, l'allora presidente George H.W. Bush aveva definito la teoria "voodoo economics", ma i consiglieri di Trump sembrano convinti che drastici tagli delle tasse corporate saranno bilanciati da un'accelerata delle aziende e da conseguenti picchi dell'occupazione. Trump promette di fare meglio di quanto avevano fatto due dei suoi predecessori repubblicani, George W. Bush e Ronald Reagan, che avevano ridotto notevolmente le tasse, mettendo da parte le preoccupazioni su deficit e debito, saliti durante le loro amministrazioni.

L'attuale inquilino della Casa Bianca, invece, ha detto di avere i mezzi per tagliare le tasse e, allo stesso tempo, ridurre, se non addirittura azzerare, il debito pubblico da 19.000 miliardi che gli Stati Uniti hanno accumulato. Un'ipotesi che appare irrealistica alla maggior parte degli esperti, nonostante i tagli del budget federale che Trump ha già promesso nella sua prima proposta di bilancio.


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