Trump punisce il suo portavoce: gli toglie le conferenze alla Casa Bianca

Pare che il presidente voglia ridurre le apparizioni pubbliche di Sean Spicer, chiamato a difendere il messaggio dell'amministrazione ma spesso contraddetto dal suo leader

Donald Trump potrebbe togliere al suo portavoce Sean Spicer il compito di gestire la conferenza stampa quotidiana con la stampa riunita alla Casa Bianca. Pare che il presidente americano voglia ridurre le apparizioni pubbliche di colui che teoricamente è chiamato a spiegare - e a difendere - i suoi messaggi. E' quanto riporta Politico secondo cui il miliardario di New York diventato leader degli Usa sta pensando anche di riorganizzare il team dedicato alla comunicazione.

Stando alle fonti citate, Spicer non verrà più visto salire sul podio della sala stampa al civico 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington per le conferenze in diretta a partire dal ritorno di Trump dal suo primo viaggio all'estero nelle vesti di presidente.

Spicer diventa dunque la prima vittima di Trump. Travolto dalle polemiche e dal caos legato al Russiagate, il presidente sembra puntare il dito contro il dipartimento Comunicazione della Casa Bianca per giustificare il caos alimentato dalle versioni contrastanti fornite per spiegare varie vicende come, per esempio, il licenziamento dell'ex direttore dell'Fbi James Comey.

Mentre Spicer esce di scena, la sua vice Sarah Huckabee Sanders dovrebbe assumere un ruolo maggiore. Non è però escluso che le conferenze in diretta diminuiscano, riducendo le probabilità di nuove gaffe da parte dell'amministrazione Trump.

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La decisione del dipartimento di Giustizia statunitense di affidare all'ex direttore dell'Fbi, Robert Mueller, l'incarico di indagare sui possibili legami tra lo staff del presidente Donald Trump e la Russia è senza dubbio una vittoria per i democratici, un nuovo (grosso) problema per la Casa Bianca e un chiaro segnale che lo scandalo che ha rallentato l'amministrazione non farà altro che ampliarsi nelle prossime settimane. Non è solo la decisione di incaricare un procuratore speciale a preoccupare la Casa Bianca, ma è anche l'uomo scelto per assumere l'incarico: Mueller ha guidato l'Fbi dal 2001 al 2013, è una figura considerata al di sopra delle parti ed è, anche, un grande amico di James Comey, il direttore del Federal Bureau licenziato la scorsa settimana da Trump.

Fca deposita richiesta di certificazione emissioni diesel in Usa

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Una causa legale ancora non è stata depositata dal governo Usa e, salvo sorprese, non ci sono indicazioni che lo sarà a breve nei confronti di Fiat Chrysler Automobiles. C'è chi interpreta così, ridimensionandole, le indiscrezioni di Bloomberg che ieri hanno provocato un calo del 3,7% del titolo Fca nel dopo mercato a Wall Street, ampliando la flessione registrata nel corso della seduta (-3,11% a 10,59 dollari) in una giornata per altro in cui la Commissione europea aveva annunciato l'apertura di una procedura di infrazione contro l'Italia per il mancato adempimento degli obblighi derivanti dalla normativa Ue in materia di omologazione dei veicoli. Secondo Bloomberg, il dipartimento di Giustizia Usa già questa settimana potrebbe fare causa al gruppo guidato da Sergio Marchionne se - e solo se - dovessero fallire i negoziati da tempo in corso sulla violazione presunta delle leggi americane sulle emissioni. Fca punta a una soluzione "giusta" del caso.

AP

Proprio poco dopo la partenza di Donald Trump per il suo primo viaggio all'estero da presidente americano, nuove indiscrezioni in salsa russa sono emerse. Più o meno contemporaneamente il New York Times e il Washington Post hanno diffuso notizie che alimentano un caos a Washington che due giorni prima aveva innervosito gli investitori a tal punto da provocare il peggiore sell-off a Wall Street da inizio anno. Nel primo caso, si apprende che Trump ha spiegato ai russi che il siluramento del direttore dell'Fbi faceva venire meno la pressione su di lui nell'ambito del Russiagate; nel secondo, il giornare rivela che l'inchiesta sull'interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali americane e sui possibili legami tra la campagna Trump e funzionari del Cremlino è arrivata fino alla Casa Bianca.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è giunto in Arabia Saudita, tappa iniziale della sua prima visita all'estero. Trump vedrà nel pomeriggio i dirigenti sauditi, mentre domani terrà un discorso a un vertice al quale parteciperanno una cinquantina di capi di Stato e di governo dei Paesi islamici. "E' un grande onore essere qui", ha detto Trump al re saudita Salman durante il breve incontro che i due hanno avuto in una saletta all'interno dell'aeroporto di Riad.