Trump risponde ad Assad: lancia missili contro base aerea siriana

Convinto che il regime di Damasco abbia compiuto l'attacco chimico del quattro aprile in cui sono morte oltre 70 persone, il Commander in chief ha ordinato l'attacco con 59 Tomahawk

Donald Trump ha compiuto la sua prima mossa militare da presidente degli Stati Uniti. Contro una Siria che fino a pochi giorni prima non sembrava essere una sua priorità. E' successo nel giorno del centesimo anniversario dell'ingresso degli Usa nella Prima Guerra mondiale.

Mentre ospitava al suo resort di Mar-a-Lago in Florida il presidente cinese Xi Jinping e dopo avere avvertito i leader al Congresso e la Russia, il Commander in chief ha ordinato il lancio di 59 missili Tomahawk contro una base aerea siriana da dove Washington crede che il regime di Bashar al-Assad il quattro aprile abbia lanciato un attacco chimico "orribile" a danno di una settantina di "civili innocenti" tra cui "bambini bellissimi, uccisi brutalmente. Nessun figlio di Dio dovrebbe soffrire un simile orrore", ha detto Trump spiegando che "prevenire e impedire la diffusione o l'uso di armi chimiche letali è nell'interesse vitale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti".

Quando in Italia erano le 2.40 di notte, i missili americani sono partiti da due cacciatorpedinieri Usa posizionati nella parte orientale del Mediterraneo colpendo una base aerea a Shayrat, nel governorato di Homs. Compiendo quella che il Pentagono ha definito una "risposta proporzionale" all'attacco chimico che Damasco nega di avere compiuto a Khan Sheikhoun (area in mano ai ribelli nella provincia di Idlib), l'amministrazione Trump ha lanciato un messaggio chiaro: c'è tolleranza zero per l'uso di armi chimiche contro persone innocenti.

Mentre gli Stati Uniti sperano che tragedie simili non si ripetano più, la Siria ha risposto attraverso i media pro-regime: il "nemico America" ha preso di mira la base militare "causando danni e vittime". Secondo un primo bilancio del Pentagono ad essere stati "pesantemente danneggiati e distrutti" sono stati jet, attrezzature e infrastrutture che "riducono la capacità del governo siriano di lanciare armi chimiche". Tra i target americani c'erano jet, magazzini logistici e di petrolio, bunker contenenti munizioni, radar e sistemi di difesa aerea.

"Come sempre" - ma senza necessariamente riuscirci - "gli Usa hanno preso misure eccezionali per evitare di colpire civili e per rispettare la legge", ha detto il Pentagono secondo cui "è stata presa ogni precauzione per realizzare questo attacco con il minimo rischio di personale nella base". E come ormai dalla fine del settembre 2015, quando la Russia iniziò a bombardare in Siria con l'intento dichiarato di colpire l'Isis (ma secondo Washington, per sostenere Assad), l'esercito russo è stato avvertito dagli Usa per "minimizzare il rischio per il personale russo o siriano nella base militare" colpita.

Come spiegato da Rex Tillerson, segretario americano di Stato secondo cui Trump ha preso la decisione "giusta", gli Usa si sono "coordinati molto attentamente con i nostri partner internazionali comunicando con loro". L'ex Ceo di Exxon diventato capo della diplomazia Usa ha garantito che "la risposta dai nostri alleati, così come dalla Regione e dal Medio Oriente, è stata di grande sostegno per l'azione compiuta".

Jon McCain, il repubblicano che presiede la commissione dei Servizi armati al Senato, ha commentato la decisione di Trump dicendo che "diversamente dall'amministrazione precedente, il presidente ha affrontato un momento decisivo in Siria ed è passato all'azione. Per questo, si merita il sostegno del popolo americano".

Il leader della commissione Relazioni estere al Senato, il democratico Ben Cardin, ha detto che "gli attacchi contro l'arsenale di Assad hanno inviato un segnale chiaro che gli Usa difenderanno norme accettate a livello internazionale e le leggi contro l'uso di armi chimiche".

Paul Ryan, lo speaker repubblicano alla Camera, ha dato il benvenuto alla mossa di Trump spiegando che Assad "deve rispondere delle proprie azioni e chi lo facilita (Russia e Iran, ndr) devono convincersi a cambiare rotta".

Se l'amministrazione Trump alla fine ha scelto di affrontare, per citare Tillerson, una "questione seria" con "una risposta seria", al Congresso c'è chi è preoccupato e sostiene che il presidente abbia agito senza una autorizzazione di Capitol Hill visto che gli Usa non sono stati attaccati dalla Siria.

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