Trump sorprende: pronti altri dazi per 267 mld di dollari contro la Cina

Oltre a quelli da 200 miliardi che potrebbero scattare a breve
Ap

Mentre erano già sull'attenti in attesa di capire se l'amministrazione Trump ignorerà le pressioni ricevute annunciando nuovi dazi contro importazioni cinesi aventi un valore di 200 miliardi di dollari, gli investitori sono stati sorpresi negativamente da una nuova minaccia giunta dal presidente americano: quella di altre tariffe doganali contro Pechino per altri 267 miliardi.

I già ventilati dazi su importazioni cinesi da 200 miliardi potrebbero essere adottati "molto presto a seconda di cosa succede", ha detto il presidente americano Donald Trump alla stampa che con lui stava viaggiando a bordo dell'Air Force One che lo ha portato in North Dakota. "Odio adottarli ma in aggiunta a quei dazi ce ne sono altri da 267 miliardi di dollari pronti a scattare senza troppi preavvisi, se lo voglio".

Considerato che gli Usa hanno già adottato tariffe doganali del 25% su 50 miliardi di dollari di beni cinesi, le mosse minacciate da Trump andrebbero a più che coprire il valore totale dei beni importati in Usa dalla Cina. Secondo dati recenti della Federal Reserve di New York, il deficit commerciale degli Usa nei confronti della Cina è stato pari nel 2017 a 568,4 miliardi di dollari (il 2,9% del Pil).

L'appello di gruppi tech contro altri dazi
Prima dello scoccare della mezzanotte a Washington del 6 settembre, un gruppo di aziende tecnologiche aveva lanciato un ultimo appello per cercare di convincere il presidente americano a evitare una mossa che peggiorerebbe ulteriormente la relazione commerciale tra Usa e Cina. Teoricamente, ogni momento è buono per l'annuncio di tariffe doganali da 200 miliardi che andrebbero ad aggiungersi a quelle del 25% adottate dagli Usa tra luglio e agosto in due tranche per totali 50 miliardi di dollari.

Mentre le prospettive di un'intesa sull'asse Washington-Pechino si fanno comunque più cupe, la Corporate America, le associazioni di categoria e gli esperti hanno avuto tempo fino alle sei del mattino italiano di oggi per dire la loro sugli ipotetici dazi. Cisco, Dell, Hewlett Packard Enterprise e Juniper Networks hanno approfittato della raccolta commenti scrivendo a Robert Lighthizer, il rappresentante commerciale Usa impegnato in queste ore a trattare con il Canada un nuovo Nafta.

A lui le aziende hanno spiegato: se fossero imposti "dazi addizionali del 10-25% su prodotti di rete e accessori, verrebbero provocati danni economici generalizzati e sproporzionati agli interessi americani - inclusi le nostre aziende, i lavoratori statunitensi e i nostri consumatori - e alle priorità economiche e strategice americane in generale". La mossa di queste quattro aziende simboleggia il livello di preoccupazione che circola dal momento che fino ad ora i gruppi aveva lasciato alla Business Roundtable e alla Camera di Commercio il compito di lamentarsi della politica commerciale trumpiana. Resta da vedere se i loro avvertimenti sul rischio di un aumento dei costi a danno del consumatore finale saranno ascoltati.

Sfumano le chance di un'intesa Cina-Usa
Intanto alcuni funzionari Usa citati dal Wall Street Journal sostengono che una soluzione alla disputa commerciale tra Usa e Cina sembra sempre più lontanta. E questo perché un accordo invece sulla riscruttura del Nafta sembra più vicino. L'idea a Washington è che il venire meno delle tensioni con Canada e Messico e con la tregua commerciale siglata con la Ue, si può creare un fronte comune per lottare contro le pratiche cinesi. Tanto più che Usa, Ue e Giappone si sono già incontrati per mettere a punto una tale strategia.

Ora bisogna capire quanto tempo Lighthizer si prenderà per dimostrare di avere tenuto in considerazione gli oltre 4mila commenti ricevuti (l'ultima volta che dei dazi furono annunciati passarono tre settimane dopo la fine della raccolta dei commenti).

La Cina potrebbe essere incentivata a temporeggiare nei negoziati aspettando di capire come andranno le elezioni Usa di metà mandato del prossimo novembre: se il partito di Trump ne emergerà indebolito, Pechino potrebbe sentire il vento soffiare dalla sua parte. Forse per questo il leader Usa ha scelto di non presentarsi al summit Asia-Pacific Economic Cooperation di metà novembre. Alla fine di quel mese il presidente Usa sarà invece al G20 di Buenos Aires, Argentina.

Altri Servizi

Wall Street, pesano i ribassi dei titoli tech

Si prospetta altra giornata in calo. Borse asiatiche giù
iStock

Petrolio: Arabia Saudita vs Usa

Alla riunione dell'Opec del 6 dicembre, Riad punta a tagliare la produzione per sostenere i prezzi. Washington contraria. Tensioni tra i due alleati, uniti nell'indebolire l'Iran

Uniti sul piano geopolitico nel contrastare l'Iran, Stati Uniti e Arabia Saudita sono sempre più divisi sul fronte petrolifero. Riad vuole ridurre la produzione di greggio per sostenere i prezzi, scesi di oltre il 20% dai massimi di quattro anni di inizio ottobre. Washington è invece contraria a un taglio dell'output e insiste nel volere prezzi più bassi. La diversa strategia sta creando tensioni da un lato tra Arabia Saudita e Russia, impegnati dal gennaio 2017 a riequilibrare il mercato petrolifero, e dall'altro tra Arabia Saudita e Usa, due alleati la cui relazione è già messa alla prova dal caso Jamal Khashoggi, il giornalista saudita ucciso il 2 ottobre scorso non appena mise piede nel consolato del suo Paese a Istanbul (Turchia); un'inchiesta condotta dal Paese del Golfo ha esonerato da ogni responsabilità il principe erede al trono  Mohammed bin Salman (Mbs), che invece per la Cia ha ordinato l'assassinio del reporter da un anno in auto-esilio in Usa (almeno stando a quanto riferito dal Washington Post).

Wall Street, l'attenzione resta sulla guerra commerciale Usa-Cina

Tensioni al vertice Apec, ora si aspetta il G20 di fine mese
AP

Commercio, Trump: "La Cina vuole un accordo, penso che lo troveremo"

Il presidente Usa: "Ma serve commercio reciproco: la Cina è così oggi grazie a noi"

"La Cina vuole un accordo commerciale" con gli Stati Uniti e "penso che lo troveremo". Con queste parole, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso il proprio ottimismo sui rapporti tra le due principali potenze mondiali, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca.

Buffett scommette su Jpm, annuncia quota da 4 miliardi di dollari

L'uomo a capo di Berkshire Hathaway è ottimista sul settore bancario Usa. Punta anche su Oracle. Esce da Walmart
AP

Warren Buffett scommette su JP Morgan e il settore bancario americano in generale. Berkshire Hathaway, la conglomerata controllata dal celebre investitore, ha annunciato una partecipazione nella banca di Jamie Dimon con cui all'inizio del 2018 aveva unito le forze insieme ad Amazon per lanciare una joint venture volta a ridurre i costi sanitari per i rispettivi dipendenti.

Usa e Cina: è scontro per influenzare l'Asia. L'Apec finisce senza comunicato

Con un duello di dichiarazioni, Pence e Xi hanno messo in evidenza le tensioni non solo commerciali tra le due potenze mondiali

Per la prima volta nei 29 anni di storia dell'Asia Pacific Economic Cooperation (Apec), il summit che si è svolto nel fine settimana in Papua Nuova Guinea si è chiuso di domenica senza un comunicato. Colpa degli scontri tra Cina e Stati Uniti, protagonisti non solo di una guerra commerciale portata avanti a colpi di dazi ma anche di una sfida per esercitare la maggiore influenza economica e politica tra le nazioni che si affacciano sul Pacifico.

Facebook respinge le accuse del Nyt sul tentativo di nascondere gli scandali: "Semplicemente false"

Zuckerberg e Sandberg rispondono al quotidiano, secondo cui i due manager avrebbero cercato di non far emergere le prove contro la società, spargendo poi informazioni false su rivali e critici
Facebook

Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg, amministratore delegato e direttrice operativa di Facebook, hanno respinto le accuse lanciate dal New York Times, che in un articolo ha sostenuto che i due manager avrebbero nascosto le prove sul Russiagate e sullo scandalo Cambridge Analytica per non danneggiare la società. Zuckerberg ha detto che l'articolo è "semplicemente falso" e ha difeso Sandberg, affermando che nessuno dei due era a conoscenza della collaborazione con Definers Public Affairs, una società di comunicazione politica di stampo conservatore, che sarebbe stata usata per screditare rivali come Google e Apple e critici di Facebook come il miliardario George Soros. Dopo la pubblicazione dell'articolo del New York Times, Facebook ha rescisso il contratto con Definers.

Afghanistan, anno record per bombe lanciate dagli Usa

Tra gennaio e settembre, lanciati 5.213 ordigni; superato il record di 5.101 del 2010. Con Tump, cambiate le regole d'ingaggio

Gli Stati Uniti non hanno mai lanciato così tante bombe sull'Afghanistan com nel 2018. È quanto emerge dai dati resi noti dallo U.S. Air Forces Central Command, ripresi da Forbes. Diciassette anni dopo la presa di Kabul da parte delle forze statunitensi e alleate, metà dell'Afghanistan è sotto il controllo dei talebani e la guerra è ancora lontana da una conclusione, con 14.000 soldati statunitensi ancora nel Paese.

La Fda limita la vendita di e-cigarette aromatizzate, vuole il divieto sulle sigarette al mentolo

Battaglia dell'ente regolatorio statunitense contro "l'incredibile" aumento dell'uso delle sigarette elettroniche tra gli adolescenti. La dipendenza dalle sigarette al mentolo più pericolosa di quella dalle sigarette tradizionali

La Food and Drug Administration (Fda) ha annunciato che limiterà la vendita delle sigarette elettroniche aromatizzate, vietando la gran parte degli aromi disponibili sul mercato, e che ha intenzione di vietare la vendita delle sigarette al mentolo.

Uber Technologies ha registrato una frenata dei ricavi nel terzo trimestre del 2018, periodo durante il quale la perdita è peggiorata. Per il gruppo che offre un servizio alternativo al taxi tradizionale non si tratta di segnali incoraggianti mentre si prepara a una Ipo, prevista nel 2019 e alla quale sta lavorando anche la rivale Lyft. Con la quotazione, Uber potrebbe essere valutata 120 miliardi di dollari, il doppio rispetto all'ultima valutazione calcolata con una raccolta fondi.