Trump toglie a India e Turchia lo status commerciale privilegiato

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Il presidente americano, Donald Trump, ha deciso di mettere sotto pressione l'India e la Turchia sul piano commerciale rischiando di creare tensioni politiche mentre tratta con la Cina per siglare un potenziale accordo.

L'amministrazione Usa ha notificato al Congresso americano che le due nazioni non si qualificano più come "Paesi emergenti beneficiari" di un provvedimento chiamato Generalised System of Preferences (Gsp), che garantisce a vari prodotti in arrivo dalle economie emergenti e a basso reddito un accesso senza dazi al mercato americano.

In una nota lo US trade representative (USTR), quello capitanato dal rappresentante commerciale 'falco' Robert Lighthizer, ha giustificato la revoca dei privilegi concessi sostenendo che New Delhi non ha saputo garantire a Washington un accesso al mercato "ragionevole ed equo" mentre Ankara ora "è sufficientemente sviluppata dal punto di vista economico". Il cambiamento di status non sarà effettivo per almeno 60 giorni dopo la notifica sia a Capitol Hill sia ai governi di India e Turchia.

Il colpo più duro lo subisce l'India, che del provvedimento è stata la nazione che più di tutti ne ha tratto profitto: stando a USTR, nel 2017 le esportazioni duty-free in Usa come parte del Gsp sono state pari a 5,6 miliardi di dollari, poco più dell'11% circa dei 48 miliardi di dollari di beni esportati in Usa in quell'anno. Nello stesso anno, nell'ambito del Gsp gli Usa hanno invece importato 1,66 miliardi di dollari di beni turchi su esportazioni globali turche pari a 157 miliardi.

La mossa di Trump arriva in vista delle elezioni nazionali indiane e mentre il governo di Narendra Modi ha mostrato i muscoli nei suoi recenti scontri con il Pakistan. Si tenga presente che Usa, India, Giappone e Australia fanno parte del Quadrilateral Security Dialogue, un'alleanza strategica che Modi spera di mantenere intatta. Mentre in India un sentimento anti-americano potrebbe aumentare, molte aziende Usa si sono lamentate degli aumenti di dazi indiani (una mossa con cui Modi, come Trump, vuole potenziare la manifattura locale), delle politiche sulla proprietà intellettuale e del controllo dei prezzi su medicinali e dispositivi medici.

Anche per la Turchia - un alleato Nato - ci potrebbero essere ripercussioni, specialmente di tipo geopolitico: dopo lo scontro tra Washington e Ankara dello scorso agosto riguardante la detenzione di un pastore evangelico americano - Andrew Brunson, poi liberato - si guarda alla Siria (da cui gli Usa puntano a ritirarsi) e al piano del presidente Recep Tayyip Erdogan di comprare un sistema areo di difesa dalla Russia. Il tutto mentre l'economia turca rallenta.

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