Trump torna sulle orme dei predecessori: sì al dialogo costante con la Cina

Non solo l'accordo commerciale: i due Paesi annunceranno l'organizzazione di incontri semestrali per costruire rapporti più solidi. Nel 2009, il dialogo tra Washington e Pechino evitò agli Usa una crisi economica più profonda
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Stati Uniti e Cina hanno deciso di organizzare dei colloqui semestrali per promuovere riforme economiche e risolvere le dispute commerciali. Lo scrive il Wall Street Journal, ricordando che si tratta di una formula usata dalle passate amministrazioni statunitensi, che era stata criticata e abbandonata dall'amministrazione Trump.

Il nuovo appuntamento semestrale sarà annunciato il 15 gennaio, quando è prevista la firma sulla cosiddetta 'fase uno' dell'accordo commerciale tra i due Paesi, che includerà l'impegno di Pechino ad acquistare una certa quantità di beni agricoli statunitensi e a varare alcune riforme del sistema economico. I nuovi colloqui saranno separati dai negoziati della 'fase due' dell'accordo commerciale, che dovrebbe riguardare anche i sussidi statali cinesi alle aziende; questa seconda fase, probabilmente, si protrarrà fin oltre le elezioni presidenziali statunitensi di novembre, ha dichiarato nei giorni scorsi il presidente Donald Trump.

All'organizzazione del nuovo appuntamento tra i due Paesi - un modo per sviluppare dei rapporti più profondi - stanno lavorando il segretario al Tesoro statunitense, Steven Mnuchin, e il vicepremier cinese, Liu He. "Si tratta di un processo totalmente differente" dai negoziati per il commercio, ha commentato un funzionario statunitense. Le due parti potrebbero nominare il nuovo processo "The Comprehensive Economic Dialogue" (Ced), lo stesso nome usato dall'amministrazione per i negoziati falliti nel 2017 per un accordo commerciale in 100 giorni. Quei negoziati, guidati dal segretario al Commercio, Wilbur Ross, non portarono a risultati perché Trump bollò come vecchie le proposte presentate da Pechino. Il presidente, insoddisfatto per il lavoro di Ross, decise di togliergli la responsabilità sui negoziati con la Cina; il nuovo corso ha poi dato vita all'attuale guerra commerciale. Ross, però, ha detto che alcuni degli accordi negoziati allora faranno parte della 'fase uno'.

Il nuovo Ced, concettualmente, è vicino a quello che fu chiamato Strategic Economic Dialogue (Sed), iniziato durante l'amministrazione di George W. Bush dall'allora segretario al Tesoro, Hank Paulson. Nel suo libro "Dealing with China", Paulson ha scritto che il Sed consentì a molte aziende statunitensi di ottenere dei contratti in Cina e aumentò la pressione su Pechino affinché lasciasse apprezzare la sua valuta. L'amministrazione Obama portò avanti il dialogo, decidendo di rinominarlo "Strategic and Economic Dialogue". Invece di essere unicamente dedicato all'economia, il dialogo - condotto dal segretario al Tesoro e dal segretario di Stato - prevedeva un confronto sulla sicurezza nazionale. Secondo Paulson, i contatti tra le due nazioni aiutarono gli Stati Uniti a convincere la Cina a non vendere i bond governativi statunitensi durante la crisi finanziaria del 2009: se lo avesse fatto, la crisi sarebbe stata ancor più profonda.

L'amministrazione Trump, poi, dimostrò di non avere interesse a portare avanti il dialogo: per il consigliere al Commercio, Peter Navarro, e l'allora stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, si trattava solo di lunghe discussioni che non portavano a risultati concreti.

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