Trump trasforma lo sport in uno scontro politico

Il presidente fa pressing sulla Nfl: licenzi gli atleti che non cantano l'inno. La lega di football: commenti che dividono e che mancano di rispetto. Le star del basket LeBron James e Kobe Bryant in difesa di Stephen Curry

Già protagonista di un ridicolo duello a parole con il leader nordcoreano, Donald Trump sta alimentando non solo tensioni a livello geopolitiche ma anche nel mondo dello sport. Nel giro di 12 ore ha attaccato atleti professionisti afroamericani suoi critici. Il risultato? La lega professionistica del football americano, i suoi giocatori e due campioni mondiali di basket sono stati costretti a fare sentire la loro voce.

Tutto è iniziato in un comizio serale di venerdì 22 settembre, quanto Trump ha fatto pressing sui proprietari della Nfl affinché licenziassero i giocatori che si rifiutano di cantare l'inno nazionale (va ricordato che quei propritari gli hanno donato oltre 7 milioni di dollari durante la campagna elettorale). Nella stessa occasione il presidente Usa ha invitato gli amanti dello sport di lasciare gli stadi anche se solo uno dei giocatori non canta l'inno. Il caso che ha fatto più clamore in questo senso ha coinvolto il quarterback afroamericano Colin Kaepernick, che con il suo gesto ha voluto portare l'attenzione sulle violenze della polizia contro gli afroamericani.

Di sabato mattina, il leader Usa è tornato a twittare annunciando di ritirare l'invito alla Casa Bianca per Stephen Curry, la star indiscutibile del basketball americano e parte della squadra cinque volte vincitrice del campionato Nba (incluso quello del 2017), i Golden State Warriors. Il motivo? Il giorno precedente i Warriors avevano annunciato che avrebbero votato come team se andare o meno al civico 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington in quella che è diventata una tradizione per i campioni dello sport. Il celebre atleta aveva detto che avrebbe votato contro ma non è chiaro se un invito formale fosse stato fatto dall'amministrazione.

"Non stiamo con quello che il nostro presidente...le cose che ha detto e le cose che non ha detto nei termini che non condividiamo", aveva affermato Curry. "Agendo e non andando, la speranza è che si ispirerà un cambiamento per quel che riguarda le cose che tolleriamo nel nostro Paese e quello che accettiamo o su cui chiudiamo un occhio", aveva aggiunto.

Ecco allora che Trump ha tuonato in un cinguettio scritto alle 7.45 di mattino (le 13.45 in Italia): "Andare alla Casa Bianca è considerato un onore grande per una squadra campione. Stephen Curry sta esitando, quindi l'invito è ritirato!".

A quel punto niente meno che LeBron James, star del basketball Usa, si è inserito nel dibattito insultando Trump: "Tu fannullone...@StephenCurry30 ha detto che non ci va [alla Casa Bianca]. Quindi non c'è alcun invito. Andare alla Casa Bianca prima del tuo arrivo è stato un grande onore!".

Gli ha fatto seguito Kobe Bryant, secondo cui Trump non può rendere l'America Great Again - lo slogan tanto amato dal presidente - perché lui "ispira dissenso e odio".

Roger Goodell, commissario della Nfl, ha risposto al presidente dicendo in un comunicato che "commenti che dividono come questi dimostrano una spiacevole mancanza di rispetto per la Nfl e per tutti i nostri giocatori e un fallimento nel capire la forza travolgente nel bene che le nostre squadre e i nostri giocatori rappresentano nelle nostre comunità". 

La National Football League Players Association, che rappresenta i giocatori della lega professionistica di football, ha commentato attraverso il suo direttore esecutivo che l'associazione "non si tirerà mai indietro quando si tratta di proteggere i diritti costituzionali dei nostri giocatori in quanto cittadini così come la loro sicurezza in quanto uomini che competono in un gioco che li espone a rischi notevoli".

Alla fine tutti i Worriors hanno annunciato che non andranno alla Casa Bianca. La squadra si è detta "delusa" dal presidente. "Non c'è niente di più americano della possibilità per ogni cittadino di esprimere la propria opinione liberamente". 

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