Trump usa il primo discorso da Studio Ovale per insistere sul muro

Parlando di una "crisi" al confine con il Messico, torna a chiedere i fondi per la costruzione di una barriera. Democratici contrari. Oggi nuovi negoziati alla Casa Bianca

Nel suo primo discorso pronunciato dallo Studio Ovale, trasmesso a reti unificate nella notte, il presidente americano Donald Trump è tornano a parlare di una "crisi umanitaria e di sicurezza" al confine tra Stati Uniti e Messico ma non di una "emergenza". Sembra dunque che il leader Usa non sia ancora pronto a testare i limiti della sua autorità presidenziale per dichiarare una "emergenza nazionale" che secondo lui gli permetterebbe di costruire una "barriera fisica" necessaria per "tenere al sicuro l'America" senza chiedere fondi al Congresso. Né lui nel suo intervento né i due leader democratici a Capitol Hill nei loro commenti successivi hanno aggiunto qualcosa di nuovo rispetto a quanto gli investitori già sapevano; per questo i mercati non hanno reagito.

Dopo 20 minuti di botta e risposta, le distanze sembrano incolmabili. Trump è però convinto che una soluzione possa essere trovata "in 45 minuti". Per questo ha detto di avere nuovamente invitato alla Casa Bianca la leadership del Congresso. L'obiettivo è negoziare e risolvere il caso. L'appuntamento è previsto oggi ed è il terzo dell'ultima settimana. Gli altri due sono finiti senza un accordo che avrebbe portato alla fine dello shutdown, la paralisi parziale del governo federale iniziata il 22 dicembre scorso a causa della mancata approvazione di una legge di spesa che avrebbe permesso di continuare a finanziare le attività della pubblica amministrazione. La posizione di Trump è sempre la stessa: vuole che i democratici al Congresso - convinti che la crisi di cui parla il presidente sia "fabbricata" - approvino una legge di spesa che includa i 5,7 miliardi di dollari che lui vuole per la costruzione di una "barriera fisica" e che consenta di riaprire il governo. I democratici chiedono invece che Trump "smetta di tenere ostaggi gli americani, di parlare di una crisi che non c'è e di riaprire il governo"; per loro i temi del muro e dello shutdown vanno separati, cosa che permetterebbe di continuare il dibattito sulla sicurezza mentre si mette fine allo shutdown stesso (che rischia di diventare il più lungo della storia).

Sia la speaker alla Camera, Nancy Pelosi, sia il leader della minoranza Dem al Senato, Chuck Schumer, hanno ribadito che "tutti sono d'accordo sul potenziare la sicurezza ai confini. Sono i modi su come farlo che divergono".

Mentre fuori dalla Casa Bianca qualcuno protestava con cartelli con la scritta "Fake crisis" (crisi falsa), da dietro il Resolute Desk Trump ha rispolverato i toni cupi usati nel suo discorso di inaugurazione del 20 gennaio 2017. Allora promise di mettere fine alla "carneficina americana"; questa volta ha retoricamente chiesto "quanto sangue ancora deve essere versato" prima che il problema dell'immigrazione "illegale" sia risolto. Secondo il Commander in chief, la costruzione di un muro non è "immorale" come sostenuto dai democratici. E per convincere gli americani di questo è tornato a citare il fatto che "molti politici ricchi hanno un muro attorno alle loro case".

Trump ha anche detto il falso sostenendo che la barriera non sarà di cemento come originariamente sognato da lui ma in acciaio "come richiesto dai democratici", che subito hanno smentito. Per il presidente la barriera fisica "si finanzierà da sola" (non è dato sapere come) e verrà pagata "indirettamente dall'accordo commerciale siglato con il Messico", riferimento allo Usmca, l'intesa che sostituisce il vecchio Nafta.

La californiana Pelosi non ha mancato di fare notare che ai tempi della campagna elettorale del 2016, Trump aveva detto che il muro sarebbe stato pagato dal Messico e che dunque non sta mantenendo la sua promessa elettorale chiedendo soldi ai contribuenti. Il newyorchese Schumer, comparso a reti unificate accanto alla collega, le ha fatto eco sostenendo che nel suo discorso "il presidente ha scelto la paura, non i fatti. La divisione, non l'unità". Schumer ha anche criticato la decisione di Trump di usare un discorso dallo Studio Ovale per parlare della presunta crisi al confine sostenendo che "molti" dei suoi predecessori lo hanno fatto "per scopi nobili" e non "per produrre una crisi, diffondere la paura e distogliere l'attenzione dalla confusione nel suo governo". I democratici credono che la fine dello shutdown sia possibile. E sono conviti che il simbolo dell'America che Trump vuole rendere "sicura come mai prima d'ora" sia la "Statua della Libertà e non una parete alta nove metri" giudicata "inefficae e costosa".

AP
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