Trump verso l'addio all'accordo sul nucleare? Iran: se ne pentirà

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Rudy Giuliani ha suggerito che Donald Trump ritirerà gli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare iraniano e l'Iran ha messo in guardia: se ne pentirà.

L'ex sindaco di New York reclutato ad aprile dal presidente americano per entrare a fare parte del team legale che si occupa del cosiddetto Russiagate non è certo di quale decisione il presidente Usa prenderà entro il 12 maggio. Stando tuttavia alle posizioni di Trump, del neo segretario di Stato Mike Pompeo e del consigliere 'falco' per la politica estera John Bolton, ha spiegato, la scelta non può che essere una: abbandonare un'intesa giudicata dalla comunità internazionale come storica ma definita da Trump come "orribile".

"Abbiamo un presidente che è duro", ha detto Giuliani parlando sabato 5 maggio a una conferenza organizzata a Washington dall'Organization of Iranian-American Communities. "Abbiamo un presidente che è impegnato a un cambiamento di regime" a Teheran, ha aggiunto parlando a un'organizzazione dedicata proprio a quello. Giuliani ha finto di sputare su un pezzo di carta pensato per rappresentare l'accordo sul nucleare iraniano, facendo scattare gli applausi tra quel pubblico.

Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha avvertito: "Se l'America lascia l'accordo nucleare, avrà un pentimento storico". In un discorso in tv di domenica 6 maggio, il leader iraniano ha detto che Teheran ha un piano per "resistere a qualsiasi decisione" che Washington prenderà su un accordo - siglato nell'estate 2015 ed entrato in vigore nel gennaio successivo - in base al quale l'Iran ha sospeso il suo programma di arricchimento dell'uranio in cambio della rimozione di pesanti sanzioni.

I commenti di Rouhani sono giunti mentre il Regno Unito è tornato a persuadere Trump affinché non mandi in fumo l'accordo. In una telefonata con il premier britannico Theresa May, sabato Trump ha ribadito la sua determinazione a fare di tutto pur di non permettere all'Iran di ottenere armi nucleari (lo stesso obiettivo che aveva Barack Obama quando sottoscrisse l'intesa). L'opera di convincimento di Londra continuerà per due giorni con il ministro degli esteri Boris Johnson, volato a Washington proprio per salvare l'intesa.

"Su così tanti fronti di politica estera, gli Usa e il Regno Unito sono uniti", ha detto Johnson. "Lo abbiamo visto nella recente risposta al [tentato] avvelenamento di Salisbury [avvenuto il 4 marzo a danno di un ex spia russa Sergei Skripal, che ha portato all'espulsione di diplomatici russi dalla Ue e dagli Usa], nella nostra risposta decisa contro [il presunto] uso di armi chimiche in Siria da parte di Assad, e negli sforzi per la denuclearizzazione della Corea del Nord". Il ministro britannico ha aggiunto: "Il Regno Unito, gli Stati Uniti e i partner europei sono uniti anche negli sforzi per mettere fine al tipo di comportamento iraniano che rende il Medio Oriente una Regione meno sicura".

Sarà difficile convincere Pompeo a restare nell'accordo, visto che il 29 aprile scorso definì l'Iran "il più grande sponsor del terrorismo al mondo". E sarà difficile fare altrettanto con Bolton, secondo cui l'accordo iraniano è una "debacle strategica".

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Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

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Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

Abituato ad attaccare i suoi più feroci critici, il Ceo di Tesla ne ha combinata un'altra delle sue. Il tutto mentre il mondo della finanza continua a interrogarsi se e come Elon Musk realizzerà il delisting del gruppo, ipotizzato martedì 7 agosto in una serie di tweet controversi su cui la Sec ha acceso un faro. Intanto il cda di Tesla si prepara a incontrare gli advisor finanziari per discutere dell'operazione.

Cooperare o morire. Facebook smentisce minaccia fatta agli editori

A darne notizia è The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch. Il social network non più interessato a inviare traffico ai gruppi media

Facebook ha smentito quando riportato da un sito australiano, secondo cui al Ceo Mark Zuckerberg "non importa" nulla degli editori e che il social network li lascerebbe morire se non cooperano con il gigante tecnologico. Stando alle indiscrezioni del The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch - il manager responsabile delle partnership nel campo dell'informazione (Campbell Brown) avrebbe messo in guardia i gruppi editoriali che non vogliono lavorare con l'azienda californiana. Lo avrebbe fatto la settimana scorsa durante un incontro a Sidney: "Vi terrò per mano mentre il vostro business muore, come si fa in un hospice". Facebook ha reagito dicendo che i commenti "sono stati decontestualizzati".

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Dopo essere stato pesantemente criticato per la serie di tweet controversi (e privi di dettagli) con cui il 7 agosto scorso aveva annunciato di volere delistare Tesla e renderla un gruppo in mani private, il Ceo Elon Musk ha pubblicato un blog post nel tentativo di fornire chiarimenti. Tuttavia gli investitori sono rimasti scettici sul suo piano di buyout.

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