Trump vuole bloccare l'import di acciaio. La scusa? Una minaccia alla sicurezza nazionale

Oggi firma ordine esecutivo per chiedere al dipartimento del Commercio di capire se ci sono gli estremi. Intanto a Wall Street il settore si risveglia

I titoli delle aziende americane che producono acciaio continuano a salire a Wall Street, dopo la notizia che Donald Trump oggi firmerà un ordine esecutivo per chiedere al dipartimento del Commercio di aprire una inchiesta e capire se è possibile bloccare le importazioni dall'estero della materia prima. Il settore, quotato sull'S&P 500, è in rialzo di oltre l'1%, con una ripresa guidata da Nucor Corporation, Freeport-McMoRan e Martin Marietta Materials.

Proprio oggi il presidente americano firmerà un documento per velocizzare una indagine del dipartimento del Commercio: l'obiettivo è quello di dimostrare che l'importazione di acciaio dall'estero è una minaccia alla sicurezza nazionale. Per quale motivo? L'acciaio, usato per esempio per la costruzione degli scafi delle navi, deve essere prodotto con alti standard di sicurezza, che secondo l'amministrazione Trump le aziende non americane potrebbero non avere. La mossa rappresenta un nuovo tentativo di portare avanti l'agenda di Trump, che prevede di avvantaggiare la produzione americana.

Alla cerimonia di oggi parteciperanno anche alcuni degli amministratori delegati del settore dell'acciaio, che sempre alla Casa Bianca avranno un incontro con il segretario al Commercio, Wilbur Ross. Il presidente americano vuole usare il Trade Expansion Act del 1962, che permette di imporre sanzioni solo per motivi di sicurezza nazionale, si legge in una nota della Casa Bianca. Tuttavia questo tipo di provvedimenti unilaterali non vengono usati dal 1995, hanno di fondazione dell'Organizzazione mondiale del commercio, che li scoraggia.

L'ultima volta fu Richard Nixon nel 1971 ad imporre un dazio del 10% per contenere il deficit commerciale americano. Nel 2016 gli Stati Uniti hanno importato 30 milioni di tonnellate di acciaio, meno dei 35 milioni del 2015, per usarlo nella costruzione di palazzi, ponti, dighe e impianti per la lavorazione del gas e del petrolio.

I principali fornitori sono Canada, Brasile, Corea del Sud, Messico, Giappone e Germania. La Cina, uno dei più grandi produttori mondiali, non è nella lista visto che gli Stati Uniti hanno già imposto alcune restrizioni all'importazione dell'acciaio cinese. Nonostante i rialzi di oggi, il settore perso l'11% dall'inizio dell'anno.

Da giugno infatti ha visto una forte volatilità. Mentre calcolando la performance rispetto ai livelli dello stesso periodo dell'anno scorso è in rialzo del 45%. L'incertezza dei mesi passati è legata anche ai possibili ritardi del pacchetto sulle infrastrutture da 1.000 miliardi, che potrebbe ridare una spinta all'intero settore.

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I resort di Trump sulla rotta dell'uragano Irma

Mar-a-Lago, la "Casa Bianca d'inverno", dovrebbe resistere ai forti venti grazie anche all'uso di pietra italiana nella sua costruzione. Altri tre club a rischio in Florida. Se subirà danni, il presidente potrà accedere a fondi federali

Mentre continua la fuga in Florida in vista dell'arrivo dell'uragano Irma, la "Casa Bianca d'inverno" di Donald Trump ha chiuso i battenti. Il resort Mar-a-Lago, amato dal presidente americano per trascorrevi molti fine settimana al posto di stare al freddo di Washington, si trova in un'area dove a partire da ieri alle 23 italiane l'evacuazione era obbligatoria. Grazie anche alle pietre importate da Genova (Italia) per la costruzione delle pareti esterne, degli archi e di alcuni interni, l'immibile dovrebbe resistere ai forti venti della tempesta ma non sono tuttavia esclusi pesanti danni causati da probabili allagamenti.

Repubblicani su tutte le furie dopo accordo Trump-democratici

Le probabilità di una riforma fiscale entro fine anno calano. Lo speaker alla Camera, Paul Ryan, getta dubbi sull'aliquota al 15% delle aziende promossa dal presidente
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"Ci ha fottuto". Questo commento dà l'idea dell'aria che tira dentro il partito repubblicano all'indomani dell'accordo siglato tra Donald Trump e l'opposizione democratica. E' la dimostrazione di come l'ostilità tra il Gop al Congresso e il presidente americano abbia raggiunto nuovi livelli. E c'è chi insinua che ora l'approvazione entro fine anno di una riforma fiscale tanto cara al leader Usa sembri meno probabile. Non solo: non manca chi a Washington si aspetta che nelle elezioni di metà mandato del 2018 i democratici riprendano il controllo della Camera (perso nel 2010). Così facendo Capitol Hill non sarebbe più interamente rosso come lo è dal 2014 ma anche blu (il colore del partito democratico).

Irma tocca terra a Cuba e marcia verso la Florida

Lo stato della Florida ha ordinato l'evacuazione di 5,6 milioni di persone mentre il potente uragano Irma minaccia la zona sudorientale Paese. Allarme anche in South Carolina e in Georgia.
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L'uragano Irma oscilla tra la categoria 4 e 5, quella più elevata e potenzialmente pericolosa. L'uragano, come ha fatto sapere il National Hurricane Center (Nhc), ha raggiunto Cuba alle 5 ora italiana di sabato, toccando terra sull'Arcipelago Camaguey, con raffiche di 260 chilometri orari e velocità di spostamento stimata in 20 chilometri orari.

Irma rallenta e vira verso Tampa, ma Miami in pericolo. Il governatore Scott: rischio potenzialmente mortale

Complessivamente, secondo gli esperti, Irma potrebbe lasciarsi alle spalle danni per oltre 200 miliardi di dollari, di cui 135 miliardi solo in Florida. Circa 9 milioni di persone potrebbero restare senza energia elettrica. Coprifuoco a Miami.
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Irma, ora uragano di categoria 3, ma secondo le previsioni riguadagnerà forza nelle prossime ore (continua a oscillare tra la categoria 4 e 5, la più alta e pericolosa), viaggia verso la Florida e, dopo avere colpito Cuba, si prepara ad arrivare sulle isole Florida Keys nella mattina di domenica, con venti che soffiano a 200 chilometri all'ora, per poi muoversi verso Miami, che potrebbe essere investita solo marginalmente se l'occhio del ciclone si spostasse ulteriormente verso ovest.

Sale bilancio vittime terremoto in Messico, prosegue ricerca superstiti

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Prosegue senza sosta la ricerca di superstiti del terremoto che ha colpito il sud del Messico, provocando almeno 64 morti e oltre 200 feriti. Si è trattato del più violento sisma a colpire il Paese nell'ultimo secolo, con una magnitudo di 8,2 sulla scala Richter.

Cohn al posto di Yellen? Trump cambia idea

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Difficilmente Donald Trump nominerà Gary Cohn alla guida della Federal Reserve. Lo scrive il Wall Street Journal secondo cui il presidente americano è disposto a prendere in considerazione altri candidati per la poltrona che sarà ricoperta fino al prossimo febbraio da Janet Yellen. Il nome del consigliere economico della Casa Bianca era visto in pole position da quando, in una intervista del 25 luglio scorso, Trump aveva spiegato al giornale finanziario che stava valutando la promozione di Cohn al comando della banca centrale Usa oltre a una conferma della stessa Yellen. Le cose sono cambiate dopo la critica fatta dall'ex presidente di Goldman Sachs al leader Usa in merito alle violenze esplose il 12 agosto scorso a Charlottesville.

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Nel 2009, l'allora numero 25 del mondo, lo svedese Robin Soderling, stupì il mondo battendo il numero uno, lo spagnolo Rafael Nadal, al Roland Garros, dove era imbattuto. Nello stesso torneo, tre anni dopo, la francese Virginie Razzano, 111 della classifica Wta, sconfisse la statunitense Serena Williams, una delle più grandi tenniste della storia, al primo turno. Quest'anno, agli Australian Open, l'uzbeko Denis Istomin, 117 del ranking, ha sconfitto l'ex numero uno, il serbo Novak Djokovic.

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Intorno al 13 ottobre prossimo, Stanley Fischer non sarà più il vicepresidente della Federal Reserve né membro del suo Board. Lo ha annunciato lui stesso dando le sue dimissioni per motivi personali. Intende stare più vicino alla moglie. Il mandato all'interno del Board della banca centrale del 73enne nominato da Barack Obama il 28 maggio 2014 doveva scadere il 31 gennaio 2020. Il suo mandato da braccio destro di Janet Yellen sarebbe scaduto il 12 giugno 2018. Quello della prima donna alla guida della Fed finirà nel febbraio del prossimo anno. Questo significa che nell'istituto forse più importante al mondo si preannuncia un giro di poltrone non indifferente che chiama in causa la Casa Bianca (le nomine passato dal suo inquilino).