Tulip Fever: il film che non è fiorito tra bolle finanziarie e amore

Weinstein Company

Nei cinema americani è arrivato "Tulip Fever", il film che nel 2015 avrebbe dovuto essere un perfetto candidato agli Oscar e che invece ha finito per languire per più di due anni in post-produzione. Dove forse doveva rimanere.

La pellicola, distribuita da Weinstein Company, fu girata da Justin Chadwick (The Other Boleyn Girl) nel 2014 con un budget di 25 milioni di dollari, un cast di attori premi Oscar (Judi Dench, Alicia Vikander e Christoph Waltz) e una sceneggiatura scritta dal drammaturgo inglese Tom Stoppard e da Deborah Moggach, autrice del libro da cui il film è tratto.

Racconta una storia d'amore ambientata nel diciassettesimo secolo, quando in Olanda scoppiò la cosiddetta "tulipmania", la mania dei tulipani diventata poi simbolo di bolle speculative. Racconta la storia del ricco mercante olandese Cornelis Sandvoort (impersonato da Waltz) e della sua bellissima moglie annoiata Sophia (Vikander), che si innamora del pittore Jan (Dane DeHaan) a cui è stato commissionato un ritratto della coppia. L'artista e la moglie del mercante finiscono per dare il via a una storia romantica ma anche a una di tipo finanziario. A un certo punto Jan spiega a Sophia che il blu dei migliori quadri del Rinascimento era chiamato "ultramarino" perché doveva essere importato in modo tutt'altro che facile da Oltreoceano, come a dire che il valore di una materia prima non è dato solo dal suo uso ma anche dalla difficoltà nell'ottenerla. Anche lo scambio fisico dei bulbi di tulipani offre spunti finanziari: sebbene passassero di mano in taverne piene di ubriaconi e prostiture, i bulbi venivano tenuti al sicuro in abbazie. Anche il piano dei due innamorati per fuggire ha il sapore della speculazione: prevede una gravidanza finta, una finta morte e una fortuna fatta dal giorno alla notte attraverso i tulipani. "Tutto quello che dobbiamo fare è mettere tutte le nostre uova in un paniere", dice Jan a Sophia insinuando che devono investite nel mercato dei tulipani per fare fortuna. "Se solo avessi più liquidità", aggiunge l'artista. Peccato che il piano ha il sapore di una catastrofe prevedibile: così come chi ha scommesso che il prezzo dei tulipani potesse solo salire, così la coppia di innamorati ha sognato che la loro strategia potesse funzionare.

Il film - che finisce per enfatizzare come l'amore e le bolle si assomiglino - doveva uscire a novembre 2015, aprofittando della luce di cui iniziava a godere in quel momento Vikander (proprio quell'autunno usc" The Danish Girl, per cui lei vinse poi l'Oscar l'anno successivo). Poi fu spostato al luglio del 2016. Successivamente al febbraio 2017. Niente, è stato sempre rimandato. Fino al primo settembre, quando è uscito nei cinema americani, annunciato come "il thriller più sexy dell'anno" ma definito dal New York Times come una pellicola "dall'odore tutt'altro che floreale" e dal Guardian come un "raccolto di stupidità" nella seconda parte. Più che un film da Oscar (che non è più) o il thriller più sexy della stagione, Tulip Fever sembra semplicemente un film che alla fine non è fiorito.

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