Uber: la perdita trimestrale record non preoccupa, analisti ottimisti

Il buco di oltre 5,2 miliardi di dollari del secondo trimestre visto come un evento eccezionale associato all'Ipo di maggio
BigStock

Nel secondo trimestre Uber ha perso più soldi di quanti ne abbia generati in ricavi. Ma il buco record registrato tra aprile e giugno è un evento, per citare il Ceo Dara Khosrowshahi, di quelli che succedono "una volta nella vita".

Se il gruppo ha subito una perdita di 5,23 miliardi di dollari contro vendite di quasi 3,2 miliardi (+14% annuo) è per via dei costi associati all'Ipo, avvenuta a maggio, che fino ad ora si è rilevata un flop. Il titolo vale circa 40 dollari contro i 45 del prezzo di collocamento ma sta riducendo le perdite, che restano oggi pesanti (-6% a 40,41 dollari). Eppure il Ceo chiede pazienza agli investitori, pur sapendo che alcun di loro preferiranno "fare cassa" piuttosto che aspettare il raggiungimento del breakeven o addirittura la redditività promessi dal top menager (non prima del 2020-2021).

Anche se Uber è venduto a piene mani in borsa, gli analisti restano comunque ottimisti. E il motivo è dato dal fatto che al netto della perdita record, i risultati sono stati incoraggianti. Il trimestre è stato condizionato da 3,9 miliardi di costi messi a bilancio per riflettere i compensi in azioni vincolate associate al debutto in borsa. Questa stessa voce, ha detto il Cfo Nelson Chai nella call a commento dei conti, dovrebbe costare 450-500 milioni nel terzo trimestre. Tanto, ma molto meno dei 3,9 miliardi registrati tra aprile e giugno.

Inoltre, i ricavi sarebbero stati in linea alle stime se il gruppo non avesse speso 300 milioni circa in premi agli autisti sempre in relazione all'Ipo. Tra gli elementi positivi forse offuscati dal buco record ci sono le prenotizioni, cresciute nel trimestre del 31% annuo a 15,8 miliardi, in linea alle stime. Le corse effettuate nel trimestre sono salite del 35%, più del previsto. Bene anche la crescita degli utenti attivi: Khosrowshahi ha spiegato in una nota che "a luglio la piattaforma di Uber ha raggiunto oltre 100 milioni di clienti attivi ogni mese per la prima volta".

Se è vero che la competizione si fa sentire, Uber sembra capace di difendersi sfruttando anche Uber Eats per attrarre nuovi clienti. Gli utenti del servizio di consegna di pietanze ordinate presso ristoranti (arrivati a quota 320.000 a fine trimestre) sono cresciuti di oltre il 140% annuo nel secondo trimestre. Il 40% dei nuovi iscritti non aveva mai usato la piattaforma dell'azienda.

Infine, Uber ha una liquidità di 11,7 miliardi, una cifra che fa sembrare briciole quella da 417 milioni del rivale Lyft. Raymond James ha alzato l'obiettivo di prezzo di 4 dollari a 54 dollari lasciando il rating a "Outperform". Wedbush ha lo stesso giudizio con target price alzato a 65 da 58 dollari. Morgan Stanley consiglia di sovrappesare il titolo in portafoglio perché visto salire a 57 dollari, un dollaro in più di quanto atteso fino ad ora.

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