Uber segue Lyft e si prepara all’Ipo nel 2019

Potrebbe essere un anno record per i collocamenti azionari iniziali a Wall Street

Uber ha depositato la documentazione confidenziale per la sua offerta pubblica iniziale presso la Securities and Exchange Commission, la Consob americana, accelerando così i tempi di un suo sbarco in borsa. Lo scrive il Wall Street Journal, che cita fonti vicine alla vicenda, sottolineando come si tratti di una mossa che segue di poche ore quella della rivale Lyft che giovedì aveva effettuato lo stesso passo, e che di fatto crea un’ulteriore competizione tra i due colossi della mobilità alternativa su chi sarà il primo a sbarcare in borsa.

Come scrive sempre il Journal, l’azienda di San Francisco fondata da Travis Kalanick ha depositato presso le autorità statunitensi un proprio iniziale prospetto, il cosiddetto S-1, per sbarcare a Wall Street nella prima parte dell'anno prossimo e cioè entro marzo o aprile. Una decisa accelerata considerando che ad oggi Uber aveva lasciato trapelare piani per un Ipo non prima della seconda metà del 2019, periodo più volte confermato anche dal Ceo Dara Khosrowshahi.

Lo stesso quotidiano economico di New York sottolinea poi che quelli di Uber e Lyft sono due dei collocamenti azionari iniziali più attesi sui mercati, ma non sono gli unici visto che in lizza per un Ipo nel 2019 ci sono altri colossi del calibro di Palantir, specializzata nel data mining, Slack e Airbnb. Nomi che lasciano pensare, e pronosticare, a un anno da record sul fronte dei capitali rastrellati attraverso le quotazioni in borsa, persino superiore al 2000 anno della bolla speculativa delle società dot-com.

I due giganti americani del ride sharing, insieme a società al di fuori degli Stati Uniti come la cinese Didi Chuxing Technology e la singaporiana Grab, hanno cambiato radicalmente il modo in cui le persone si muovono nelle aree urbane ribaltando le tradizionali attività di taxi. Si tratta di aziende che hanno sfruttato le loro attività principali per poi espandersi in altri servizi come il food delivery - la consegna dei pasti - e il bike sharing.

Uber, stando a quanto il Wall Street Journal, avrebbe una valutazione di circa 120 miliardi mentre quella di Lyft sarebbe di poco superiore ai 15 miliardi. Per quanto invece riguarda la loro presenza sul mercato, la fetta di torta del mercato alternativo ai taxi controllata da Uber si attesta sul 69% contro il 28% di Lyft, con la prima che vanta oltre 20.000 dipendenti contro i cinquemila della seconda. Come si evince però dai dati analizzati e riportati dal Journal, ciò che accomuna entrambe, nonostante si tratti di aziende fortemente in espansione, sono le perdite: Uber ha riportato un passivo di 1,07 miliardi di dollari nel terzo trimestre dell'anno in corso mentre Lyft di 254 milioni.

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